AperturaVivere in Germania

Le istituzioni in Germania hanno un problema di razzismo: i risultati del nuovo studio

Per tre anni, ricercatori tedeschi provenienti da dieci centri di studio diversi hanno avuto accesso diretto a uffici per gli stranieri, centri per l’impiego, polizia, dogane, tribunali e servizi sociali in diverse città tedesche. Il risultato è la più vasta indagine empirica mai condotta in Germania sul razzismo all’interno delle istituzioni statali: lo studio InRa, pubblicato il 13 febbraio 2026 dall’Istituto di ricerca sulla coesione sociale (FGZ), dopo l’approvazione del Ministero dell’Interno (BMI) che ne ha finanziato la realizzazione con sei milioni di euro. I risultati non sono incoraggianti: il razzismo, si legge nel rapporto, è presente in tutte le istituzioni tedesche non in maniera sporadica, ma a livello sistemico e gli strumenti per contrastarlo sono carenti.

La newsletter del Mitte!

Notizie, novità, eventi dalla Germania

Un’indagine senza precedenti per scala e metodo

Lo studio, la cui sigla sta per “Istituzioni e razzismo”, è stato condotto tra il 2021 e il 2024 da un consorzio di 23 sottoprogetti, diretto dal Prof. Dr. Gert Pickel della sede FGZ di Lipsia e coordinato scientificamente dalla Dr. Anne-Linda Amira Augustin. Il finanziamento è arrivato nell’ambito del catalogo di misure del comitato di gabinetto contro l’estremismo di destra e il razzismo.

Ciò che distingue lo studio InRa dalle ricerche precedenti è la combinazione di cinque angolazioni analitiche distinte: gli atteggiamenti dei dipendenti delle autorità federali, le esperienze di chi ha subito discriminazioni razziali, la trasmissione di schemi interpretativi razzisti attraverso routine e pratiche quotidiane, l’efficacia degli attuali meccanismi di reclamo e, infine, la contestualizzazione storica e comparativa a livello internazionale.

Metodi quantitativi e qualitativi

Sul piano operativo, i ricercatori hanno fatto ricorso all’intera strumentazione delle scienze sociali e umanistiche, combinando metodi quantitativi e qualitativi: circa 13.000 questionari somministrati ai dipendenti di quattro autorità federali, interviste in profondità, gruppi di discussione, osservazione partecipante nelle routine amministrative, analisi del discorso e dei contenuti, e analisi comparative di documenti.

“Uno studio di questo tipo non era mai stato condotto prima in Germania”, ha dichiarato Pickel. “Per la prima volta abbiamo potuto accedere alle istituzioni statali con questa ampiezza per studiarne empiricamente il razzismo. La combinazione di discipline e approcci differenti consente distinzioni che nessuna ricerca singola potrebbe produrre.”

Il razzismo in Germania: un fenomeno strutturale che pervade tutte le istituzioni

Uno dei nodi centrali della relazione finale riguarda la natura della discriminazione razziale nelle istituzioni: i ricercatori sottolineano come non si tratti di istanze episodiche riconducibili a singoli individui, ma di un fenomeno che attraversa tanto gli atteggiamenti personali quanto le pratiche amministrative, i margini di discrezionalità nelle procedure e, elemento cruciale, la gestione dei reclami.

A livello di architettura normativa, lo studio individua una lacuna rilevante: la legge generale sulla parità di trattamento (AGG) non si applica al rapporto tra autorità statali e cittadini. Chi subisce una discriminazione da parte di un’istituzione pubblica non ha quindi accesso alla principale norma antidiscriminazione del Paese. In altre parole: per le istituzioni pubbliche è legale fare ciò che la legge vieta, per esempio, a un datore di lavoro o al gestore di un’attività commerciale.

Gli elementi della discriminazione: lingua, provenienza, differenze regionali

Le barriere linguistiche emergono come uno dei vettori strutturali di discriminazione meglio documentati dall’indagine. Il livello di assistenza nelle procedure varia sensibilmente: alcuni richiedenti, in particolare quelli che dominano la lingua tedesca, ricevono supporto proattivo, mentre persone con scarsa padronanza del tedesco (per esempio quelle che si trovano nel Paese da poco) vengono in parte respinte o richiamate sulla propria incompetenza linguistica. Il problema, si legge nel rapporto, è che, se il superamento di questi ostacoli dipende dalla disponibilità del singolo funzionario, la lingua smette di essere un problema comunicativo e diventa una barriera discriminatoria. Ovvero: se non è possibile impedire a un funzionario di essere intimamente razzista o xenofobo, bisognerebbe però implementare un sistema nel quale il completamento di una pratica sia garantito per tutti e non dipenda dalla “fortuna” di trovarsi davanti un funzionario che svolge il proprio lavoro senza discriminare nessuno.

Anche il contesto geografico incide sulle pratiche amministrative: le differenze regionali negli atteggiamenti sociali e nel clima dell’opinione pubblica si riflettono nel modo in cui le autorità gestiscono le situazioni. Non solo gli utenti, ma anche i dipendenti pubblici con background migratorio hanno riferito di aver subito discriminazioni all’interno delle stesse istituzioni, in assenza spesso di referenti adeguati a cui rivolgersi.

Cosa dicono i numeri: l’indagine tra i dipendenti

In parallelo alla relazione finale, il BMI ha reso pubblici i risultati dell’indagine quantitativa sui dipendenti di quattro autorità federali: la polizia federale, la dogana, l’Agenzia federale per il lavoro e l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati. I questionari elaborati dal gruppo guidato dal Prof. Dr. Holger Lengfeld ammontano a quasi 13.000: è la prima rilevazione di questo tipo e di questa scala nelle autorità federali tedesche.

Tra le quattro istituzioni si riscontrano minime differenze per quanto riguarda la diffusione di atteggiamenti discriminatori su base etnica. Rispetto alla popolazione generale, le autorità non registrano un incremento uniforme di tali atteggiamenti: in alcuni ambiti i valori sono analoghi o inferiori, in altri, come il rifiuto dei rifugiati tra il personale della polizia federale e delle dogane, risultano superiori.

Il peso del titolo di studio e il fenomeno dell’autocensura

Il livello di istruzione si conferma un fattore con forte influenza sugli atteggiamenti discriminatori di natura etnica. Parallelamente, l’indagine segnala che, anche in questo tipo discriminazione, il razzismo gioca un ruolo nel funzionamento delle istituzioni in Germania: i dipendenti appartenenti a gruppi razzializzati ne sono stati colpiti in misura significativamente più alta, con percentuali tra il 23 e il 36%, contro il 15-26% dei colleghi, e hanno indicato molto più frequentemente l’origine etnica, la religione o il colore della pelle come motivazione delle discriminazioni.

Sul clima interno, la maggioranza del personale dichiara di sentirsi libera di segnalare abusi. Tuttavia, si registra un grado considerevole di autocensura, in particolare nella polizia federale: applicando un metodo di misurazione indiretto, il cosiddetto esperimento con lista, i valori relativi agli atteggiamenti razzisti risultano doppi rispetto a quelli emersi dalle domande dirette.

Le esperienze delle persone discriminate

Un sondaggio online supplementare condotto tra persone di fede musulmana ha restituito dati di particolare rilievo: circa l’80% degli intervistati ha dichiarato di aver subito discriminazioni razziali in almeno un’istituzione pubblica. Fra il 40 e il 50% ha indicato esperienze concrete nei centri per l’impiego, nei servizi sociali e negli uffici per gli stranieri.

Le conseguenze riportate vanno dalla paura di fallire all’insicurezza cronica, fino a stati d’ansia persistenti e stress psicologico a lungo termine. Nonostante questo, solo una minoranza si rivolge agli organismi antidiscriminazione. La ragione prevalente è l’aspettativa che un reclamo non produca alcun esito concreto. Questo dato, secondo i ricercatori, sottolinea la necessità di strutture di reclamo indipendenti, accessibili e percepite come effettivamente credibili.

Le raccomandazioni operative degli scienziati

Dalla ricerca emerge un insieme di indicazioni concrete rivolte al legislatore e alle amministrazioni. Sul fronte giuridico, la priorità indicata è l’estensione dell’AGG al rapporto tra istituzioni statali e cittadini, per colmare la lacuna attuale nella tutela. Si raccomanda inoltre la creazione di organismi di reclamo esterni alle gerarchie amministrative, così da garantirne l’indipendenza.

Sul piano organizzativo e culturale, lo studio indica la necessità di inserire programmi di formazione critica sul razzismo nello sviluppo del personale e nella preparazione dei dirigenti, e di rafforzare la trasparenza e la tracciabilità delle decisioni amministrative. Tra le misure suggerite figurano anche meccanismi di tutela per i dipendenti vittime di discriminazione, punti di contatto chiari e un reclutamento attivo di persone appartenenti a gruppi razzializzati a tutti i livelli del servizio pubblico.

Il rapporto finale completo e i risultati dei singoli sottoprogetti sono consultabili sul sito dell’FGZ a questo link. i dati dettagliati dell’indagine tra i dipendenti sono disponibili qui.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio