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Bufera su Gregor Gysi: “membri di Die Linke con background migratorio hanno idee sbagliate su Israele”

Continuano le tensioni interne a Die Linke, il partito più a sinistra dell’arco costituzionale tedesco, relative alle reciproche accuse di antisemitismo e, ora, anche di razzismo. In un’intervista rilasciata a Focus, l’ex capogruppo parlamentare Gregor Gysi, icona della sinistra tedesca, ha affermato che molte persone con “un background migratorio specifico” sono entrate in Die Linke, fatto che ha dichiarato di accogliere favorevolmente, aggiungendo però che queste porterebbero con sé visioni su Israele “in parte errate”. La risposta interna non si è fatta attendere.

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L’associazione federale Migrantische Linke ha indirizzato a Gysi una lettera firmata da decine di iscritti, accusandolo di veicolare un sospetto generalizzato nei confronti dei migranti e di ricondurre a essi un “presunto problema di antisemitismo in aumento”. Per i firmatari, l’antisemitismo è un “fenomeno sociale generale, profondamente radicato nella storia europea”, non riconducibile a categorie demografiche specifiche. L’associazione ha inoltre pubblicato su Instagram un video con il passaggio incriminato dell’intervista.

L’ufficio di Gysi ha comunicato che la lettera non è mai pervenuta al deputato del Bundestag. Per questa ragione, ha precisato un portavoce, il parlamentare non rilascerà dichiarazioni in merito.

Van Aken prende le distanze da Gysi sul tema dell’antisemitismo e della componente migrante del partito

Il presidente di Die Linke Jan van Aken ha scelto le pagine del settimanale Der Spiegel per esprimere il proprio disaccordo con il collega di partito. Secondo van Aken, le affermazioni di Gysi proiettano l’immagine di un antisemitismo prevalentemente “importato”, una lettura che ha giudicato infondata. A sostegno della propria tesi, ha ricordato che nella storia secolare della persecuzione degli ebrei è stato il cristianesimo a rappresentare la minaccia principale, e che l’Olocausto fu opera dei tedeschi. Il fenomeno antisemita, ha concluso, appartiene all’intera società, non a determinati gruppi.

Pur prendendo le distanze, van Aken non ha escluso un chiarimento diretto: “forse qui c’è anche un malinteso”, ha dichiarato, auspicando un incontro ravvicinato tra le parti. La stessa richiesta era contenuta nella lettera della Migrantische Linke, che sollecitava inoltre “scuse pubbliche ai membri migranti e giovani del partito”.

Büttner lascia Die Linke: le dimissioni che pesano

A rendere più pesante il quadro complessivo è arrivata, sempre nel corso della settimana, la notizia delle dimissioni di Andreas Büttner, responsabile per il contrasto all’antisemitismo nel Brandeburgo. La sua uscita da Die Linke è maturata dopo che l’associazione regionale della Bassa Sassonia aveva presentato una mozione contro il cosiddetto “sionismo oggi realmente esistente”, nella quale il governo israeliano veniva accusato di “genocidio” nella Striscia di Gaza e di un sistema assimilabile all'”apartheid”.

Una frattura strutturale che il partito fatica a contenere

Il caso Gysi e le dimissioni di Büttner altro non sono che manifestazioni di una tensione che attraversa Die Linke da tempo: come posizionarsi rispetto a Israele e alla guerra di Gaza senza lacerarsi internamente. La mozione della Bassa Sassonia ha reso evidente che alcune componenti del partito sono disposte a spingersi su terreni che altri iscritti  e figure istituzionali, da Büttner a Gysi, per quanto in modo diverso, considerano inaccettabili.

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