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Il responsabile per l’antisemitismo del Brandeburgo lascia Die Linke: “posizioni incompatibili su Israele”

Andreas Büttner, incaricato per la lotta all’antisemitismo nel Land del Brandeburgo, ha rassegnato le dimissioni da Die Linke. La conferma è arrivata alla emittente regionale rbb, ma la notizia era stata anticipata dal quotidiano Jüdische Allgemeine.

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In una lettera indirizzata all’associazione regionale e alla dirigenza distrettuale del partito, poi diffusa da diversi media tedeschi, Büttner ha illustrato i motivi della rottura. Dopo anni di militanza, ha scritto di essere giunto a un punto in cui restare nel partito significherebbe tradire le proprie convinzioni. Due le ragioni principali: la mancanza di sostegno da parte di Die Linke in seguito ad alcuni attacchi personali ricevuti dallo stesso Büttner e il disaccordo sulle posizioni relative a Israele.

Differenza di posizioni su Israele e sul sionismo

Tra gli episodi citati, Büttner ha menzionato la delibera del congresso regionale di Die Linke in Bassa Sassonia, che ha votato per rifiutare il sionismo come ideologia e per definire Israele uno “Stato genocida” e uno “Stato di apartheid“. Decisioni che Büttner ha giudicato inaccettabili. Respingere il sionismo, ha spiegato, equivale a mettere in discussione il diritto all’esistenza di Israele, poiché il sionismo è l’idea che il popolo ebraico abbia diritto all’autodeterminazione in uno Stato proprio. Definire Israele in modo generalizzato uno “Stato genocida”, ha aggiunto, significa fare propria una narrativa che costituisce parte integrante della moderna ideologia antisemita.

Gli attacchi a Büttner

Büttner ha ricordato che, al momento della sua elezione a responsabile per l’antisemitismo nel 2024, aveva ricevuto il sostegno trasversale di SPD, CDU e Verdi. Tanto più pesante risulterebbe di conseguenza, a suo avviso, quanto accaduto successivamente all’interno del suo stesso partito: attacchi da parte di membri di Die Linke, anche sui social media, a fronte dei quali il partito ha mantenuto un silenzio pressoché totale. Anche la sezione regionale di appartenenza avrebbe evitato di prendere pubblicamente posizione contro gli attacchi a lui rivolti.

Nel recente passato Büttner era stato bersaglio di episodi gravi. Al Landtag del Brandeburgo a Potsdam era giunta una lettera con minacce di morte e insulti. A gennaio si era verificato un incendio doloso nella sua proprietà; sulla porta d’ingresso dell’abitazione era stato disegnato un triangolo con vernice rossa, simbolo riconducibile, secondo la Procura generale, all’organizzazione terroristica palestinese Hamas. Le indagini sono tuttora in corso. Büttner ha dichiarato che il partito avrebbe atteso tre giorni prima di esprimersi pubblicamente sull’attentato. “Invece di una chiara solidarietà, ho riscontrato troppo spesso il silenzio” si legge nella lettera. 

Il segretario regionale Stefan Wollenberg ha respinto questa ricostruzione, affermando che l’associazione regionale si era espressa pubblicamente subito dopo la notizia dell’attacco.

Il procedimento di espulsione

A rendere ancora più tesa la situazione, un procedimento di espulsione avviato nei confronti di Büttner. La commissione arbitrale federale gli avrebbe comunicato di ritenere la mozione non infondata. Büttner ha definito la vicenda “politicamente assurda”: e ritenendo che la sua espulsione fosse motivata solo dal fatto di aver denunciato l’antisemitismo. “Assurda”, a suo avviso, anche la tesi secondo cui Die Linke non avrebbe alcun problema di antisemitismo. La commissione arbitrale regionale aveva in precedenza respinto la richiesta di espulsione.

Di fronte a questo quadro, Büttner ha concluso di non poter conciliare la permanenza nel partito né con la propria coscienza né con il mandato di incaricato per la lotta all’antisemitismo nel Brandeburgo.

Le reazioni di Die Linke alle dimissioni e alle accuse di antisemitismo

Il segretario regionale di Die Linke del Brandeburgo, Stefan Wollenberg, ha dichiarato di rattristarsi dell’uscita di Büttner, pur ribadendo che la posizione del partito contro l’antisemitismo è “del tutto chiara” e approvata con ampie maggioranze. Ha riconosciuto che all’interno del partito esistono singoli membri con posizioni problematiche, ma ha distinto queste posizioni individuali da quelle ufficiali del partito, che si oppone senza eccezioni a qualsiasi posizione antisemita.

Jan van Aken, co-leader di Die Linke insieme a Ines Schwerdtner.

Foto: Ferran Cornellà, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Alla conferenza stampa settimanale alla Karl-Liebknecht-Haus di Berlino, le domande rivolte al leader nazionale Jan van Aken si sono concentrate proprio sul caso Büttner. Van Aken ha dichiarato di comprendere “in parte” la decisione, pur rammaricandosene. Sulla risoluzione della Bassa Sassonia, ha ammesso che non la considera “positiva” per via di uno squilibrio nella formulazione, ma ha ritenuto che rientri nel ventaglio di posizioni legittime all’interno del partito. L’interpretazione secondo cui tale risoluzione si opporrebbe genericamente al sionismo in quanto tale sarebbe, a suo giudizio, “semplicemente falsa”: si riferirebbe piuttosto alle politiche del governo Netanyahu. Nel complesso, van Aken ha definito la risoluzione “più una disputa ideologica sui termini che un tentativo di migliorare la situazione delle persone in Palestina e in Israele”. Van Aken ha precisato di non fare personalmente uso di termini come “genocidio” e “apartheid” in riferimento a Israele.

La carriera di Büttner dall’FDP a Die Linke

Büttner, ex esponente dell’FDP e deputato del Landtag, era entrato in Die Linke nel 2015. Nel 2018 aveva assunto la carica di sottosegretario di Stato presso il Ministero del Lavoro, degli Affari Sociali, della Salute, delle Donne e della Famiglia del Brandeburgo. Dal 2019 al 2024 aveva ricoperto il mandato di deputato regionale per Die Linke. Con le dimissioni dal partito, si chiude un percorso decennale segnato, nell’ultima fase, da un conflitto sempre più aperto con la linea interna.

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