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Espulsioni verso l’Iran: Berlino non le sospende nonostante la guerra

Le procedure di espulsione di coloro che non hanno titolo per restare in Germania sono vincolate, come del resto in tutta Europa, ad alcune considerazioni precise. Una di queste riguarda la sicurezza dei Paesi verso i quali si espellono i migranti o i richiedenti asilo che non possono legalmente vivere nel Paese. Il principio di base è che nessuno dovrebbe essere forzosamente trasportato e lasciato in un luogo o in un contesto nel quale la sua vita e la sua sicurezza siano esposte a rischi elevati e oggettivi. Solitamente, questo vuol dire anche che non si effettuano espulsioni nelle zone nelle quali sono in corso conflitti attivi, come, in questo momento, l’Iran. Ebbene, nonostante i bombardamenti di USA e Israele si stiano attualmente abbattendo su Tehran, la coalizione nero-rossa al governo del Land di Berlino ha reso nota l’intenzione di non sospendere i rimpatri verso l’Iran. Lunedì, intervenendo ai microfoni della rbb, il portavoce dell’SPD per la politica interna Martin Matz ha escluso qualsiasi sospensione formale delle espulsioni.

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Rimpatri in Iran: l’amministrazione vuole valutare caso per caso

Secondo Matz, il meccanismo attuale prevede che solo categorie circoscritte di soggetti, nello specifico criminali, individui considerati pericolosi e persone detenute, siano concretamente a rischio di espulsione. Ogni pratica viene istruita singolarmente e richiede il via libera del senatore degli interni.

Questa struttura procedurale, nell’analisi dell’SPD, risulta “decisamente più flessibile” rispetto a una moratoria generale sulle espulsioni. Quest’ultime, fra l’altro, è una misura che, per legge, i Länder possono applicare per un massimo di tre mesi. Un blocco esplicito rivolto ai cittadini iraniani, ha aggiunto Matz, “non avrebbe alcuna rilevanza pratica”: di fatto, nell’arco dell’ultimo anno, nessun iraniano è stato espulso dal territorio berlinese. 

La linea dell’SPD trova sponda nel partner di coalizione. Il politico della CDU Dregger, nello stesso intervento alla rbb, ha ribadito che Berlino deve conservare la facoltà di allontanare i “criminali fedeli al regime”.

Il fronte critico: Verdi, Die Linke e organizzazioni per i rifugiati

Sul versante opposto si collocano due partiti dell’opposizione. I Verdi hanno invocato uno stop immediato alle espulsioni verso l’Iran, con il portavoce per le politiche migratorie Jian Omar che ha descritto la situazione nel paese come “altamente pericolosa e imprevedibile”. Rimpatriare persone verso uno stato la cui tenuta istituzionale è gravemente compromessa, ha argomentato Omar, è “politicamente e umanitariamente inaccettabile”.

Anche Die Linke si è espressa nella stessa direzione, chiedendo che le espulsioni verso Teheran diventino di fatto impraticabili. Sulla stessa lunghezza d’onda si collocano le organizzazioni per i rifugiati, che reclamano una sospensione delle espulsioni su scala nazionale.

Il Brandeburgo ha già sospeso i rimpatri verso l’Iran

A differenza di Berlino, il Land del Brandeburgo aveva già scelto, a gennaio, di interrompere i rimpatri verso l’Iran, motivando la decisione con la durissima repressione delle proteste di massa nel paese. In realtà, stando al Ministero dell’Interno locale, il Brandeburgo aveva già smesso di espellere iraniani nel loro paese d’origine dal 2020.

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