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Epstein: milioni di dollari al ricercatore tedesco che studiava l’intelligenza artificiale

Continua, in Germania come altrove, la ricerca fra gli Epstein files dei contatti internazionali del finanziere americano, al centro del più grande scandalo legato alla pedofilia e al traffico di esseri umani che la nostra storia recente ricordi. Oltre alle ricerche del Morgenpost sul breve soggiorno berlinese di Epstein, è venuta alla luce anche un’altra connessione con la Germania, questa volta analizzata dal settimanale Der Spiegel. In questo caso non si tratterebbe di una permanenza di Epstein in Germania, ma della sua scelta di finanziare molto generosamente Joscha Bach, un ricercatore berlinese specializzato in intelligenza artificiale, formatosi all’Università Humboldt di Berlino e poi dottorando a Osnabrück

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Secondo le ricerche condotte dallo Spiegel, e-mail, registri di chat ed estratti conto documenterebbero un sostegno economico prolungato da parte del miliardario statunitense, sia sul piano professionale che su quello personale.

L’arco temporale coperto dai trasferimenti va dal 2013 al 2019. L’importo complessivo supererebbe il milione di dollari. Bach stesso ha confermato alla rivista che quei finanziamenti hanno “contribuito in modo determinante al suo soggiorno come scienziato negli Stati Uniti”.

Trasloco, affitto, MIT e Harvard: perché Epstein ha investito tanto in un ricercatore tedesco specializzato in intelligenza artificiale?

Il legame tra Bach ed Epstein risale al 2013, anno in cui il ricercatore ha anche avviato la collaborazione con un’organizzazione senza scopo di lucro. Nei mesi successivi, Epstein ha facilitato il trasferimento di Bach a Boston, coprendo le spese di trasloco, l’affitto, le spese universitarie e perfino una quota dello stipendio per il post-dottorato al Massachusetts Institute of Technology, nonché i costi dei voli che Bach prendeva per partecipare a diverse conferenze scientifiche.

Il programma di Harvard e il ruolo di Nowak

Parallelamente all’attività al MIT, Bach ha ottenuto un incarico ad Harvard, dove dal 2016 ha lavorato nell’ambito del programma di ricerca del professor Martin A. Nowak, che Epstein stesso gli aveva presentato. Quel programma era stato finanziato con una donazione milionaria di Epstein nei primi anni 2000. L’università ha in seguito precisato a Bach di non averlo retribuito direttamente né di aver stanziato fondi per la sua ricerca: il denaro proveniva, anche in quel caso, da Epstein. Nel complesso, si parla quindi di milioni di dollari investiti personalmente da Epstein nell’ambito della ricerca sull’intelligenza artificiale, soldi diretti verso scienziati specifici, che Epstein selezionava personalmente e che, almeno nel caso di Bach, manteneva pressoché integralmente, finanziandoli sia dal punto di vista professionale che da quello privato. Secondo Bach, però, non c’era nessuna contropartita: si trattava di pura filantropia.

“A Epstein non ho dato nulla in cambio”: la versione di Bach

Il ricercatore, contattato dallo Spiegel, ha fornito la propria ricostruzione dei fatti. “Questo finanziamento non era vincolato ad alcuna condizione e non dovevo nulla in cambio”, ha scritto. Epstein, secondo Bach, non ha mai interferito con i contenuti della sua attività scientifica. Ha però riconosciuto di aver partecipato a incontri con scienziati, intellettuali e politici su invito del miliardario.

A mettere in imbarazzo il ricercatore tedesco è anche il fatto che i suoi rapporti con Epstein siano iniziati dopo che il suo benefattore era stato arrestato la prima volta per reati sessuali e condannato a una pena detentiva. Col senno di poi, ha ammesso, avrebbe dovuto agire diversamente. Lo scienziato ha però dichiarato che anche altri colleghi lo avevano incoraggiato ad accettare il sostegno di Epstein, nonostante quest’ultimo avesse già al suo attivo reati di natura sessuale a danno di minori. La giustificazione morale, secondo Bach, era che non risultava che Epstein si fosse reso responsabile di ulteriori reati dopo i primi che gli erano stati contestati e per i quali era stato condannato nel 2008. In quell’occasione, un accordo con la procura aveva ridotto la detenzione effettiva a tredici mesi. Oggi, Bach riconosce di avere “dato insufficiente peso alle proprie preoccupazioni etiche”.

Il ricercatore tedesco sull’isola di Epstein

A mettere probabilmente in imbarazzo Bach è anche il fatto che, secondo quanto emerso dall’indagine del settimanale tedesco, i suoi rapporti con Epstein non si siano affatto limitati all’ambito professionale. Risulta infatti che Bach e la sua famiglia avevano accesso a uno degli appartamenti newyorkesi di Epstein durante i soggiorni in città. Nel 2015, il ricercatore ha anche accettato un invito che lo ha portato, in elicottero, dalle Isole Vergini Americane a Little Saint James, l’isola privata del miliardario, per una serata. Bach ha dichiarato di non aver rilevato “alcun segno di attività illegali o discutibili, in questa o in qualsiasi altra occasione”.

I documenti resi pubblici attestano che il rapporto è rimasto attivo fino alla vigilia dell’arresto di Epstein. Nel febbraio 2019 Bach ha ricevuto un assegno; a maggio, l’assistente di Epstein ha prenotato voli estivi per la famiglia del ricercatore. Poche settimane prima del suo arresto, avvenuto nel luglio 2019, Epstein aveva ricevuto Bach nella sua residenza di New York.

Lo scandalo Epstein e le implicazioni per la Germania

Le rivelazioni su Bach si inseriscono in un quadro più ampio che ha attirato l’attenzione della politica tedesca. Diversi deputati al Bundestag chiedono una valutazione sistematica dei documenti disponibili presso il Dipartimento di Giustizia del governo degli Stati Uniti, sia sotto il profilo penale che sotto quello dei servizi segreti.

Il vicecapogruppo dei Verdi Konstantin von Notz ha chiesto alle procure tedesche di esaminare i fascicoli e, se necessario, di richiedere ulteriori informazioni alle autorità americane. Ha inoltre sollecitato il governo a chiarire in quale misura i servizi segreti tedeschi fossero al corrente delle attività di Epstein e delle reti che vi gravitavano attorno. Sebastian Fiedler, portavoce per la politica interna del gruppo SPD, non esclude connessioni con la Germania, considerati i “numerosi intrecci nei circoli del potere europeo”.

Marc Henrichmann (CDU), presidente del comitato di controllo dei servizi segreti, ha sottolineato che tra i coinvolti nelle “macchinazioni” di Epstein figurano “alti funzionari della società, dell’economia e della politica”. Le rivelazioni, a suo avviso, racchiudono un “notevole potenziale di compromissione e ricatto” e impongono di verificare se decisioni rilevanti per la sicurezza della Germania e dell’Europa possano essere state influenzate da quei legami. Appare tuttavia improbabile che il governo Trump sia disposto a desecretare e rendere disponibili in chiaro tanto i numerosissimi documenti mancanti dagli Epstein files quanto le parti che sono state oscurati, ufficialmente per proteggere la privacy delle vittime e di altre terze persone non meglio identificate.

Le ripercussioni internazionali

Sul piano internazionale, le pubblicazioni del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno già prodotto conseguenze politiche tangibili. Il premier britannico Keir Starmer ha disposto una verifica sui contatti dell’ex ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, Peter Mandelson. L’ex ministro francese Jack Lang risulta citato nei documenti. L’ex principe Andrew è stato arrestato e interrogato per 10 ore e ora è indagato a piede libero. La principessa ereditaria norvegese Mette-Marit ha pubblicamente riconosciuto errori “imbarazzanti” nella gestione dei propri contatti con l’entourage di Epstein. L’analisi politica e di sicurezza della rete, anche in Germania, è ancora alle fasi iniziali.

Fonte: Der Spiegel

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