Jeffrey Epstein a Berlino: “what’s in Berlin?” “Red light district”
In questo momento, tutto il mondo è impegnato nella lettura degli Epstein files ed è estremamente difficile farsi un’idea chiara del loro contenuto. Alcuni passaggi, forse i più semplici da interpretare, sono ormai diventati celebri, molti documenti, inizialmente pubblicati sul sito del Dipartimento di Giustizia statunitense, sono stati cancellati e moltissimi documenti falsi hanno invaso la rete. Questa piccola premessa è doverosa, per indicare la massima cautela a chi legge, quando questo argomento viene trattato online. Come è naturale, in ogni Paese si fanno ricerche per scoprire se Epstein avesse contatti con personalità o politici nazionali e se i suoi abominevoli traffici abbiano coinvolto politici o esponenti della grande industria a livello locale. Evidentemente, questo sta accadendo anche in Germania e fra i primi a individuare un contatto fra Jeffrey Epstein e Berlino c’è stato il Morgenpost, che ha individuato i documenti legati a un viaggio avvenuto nel 2012.
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Il 21 marzo di quell’anno, Jeffrey Epstein atterrò all’aeroporto di Berlino-Schönefeld su un jet privato. Era la prima volta che il multimilionario statunitense metteva piede nella capitale tedesca. Poco prima della partenza, in una conversazione via chat con una donna che gli chiedeva cosa ci fosse a Berlino — “What’s in Berlin?” (“Cosa c’è a Berlino?” — aveva risposto con tre parole: “Red light district”, ovvero “il quartiere a luci rosse” (file: EFTA00931687, EFTA00931688). Se quella risposta abbia trovato un seguito concreto durante il soggiorno, i documenti non lo precisano, anche considerando che, tecnicamente, a Berlino non c’è un vero e proprio quartiere a luci rosse, ma ci sono diversi luoghi nei quali si esercita legalmente la prostituzione. Pochi giorni prima, il 19 marzo, l’avvocato David Stern lo avvertiva “lo sai che non ci sono veri soldi né affari a Berlino” (file: EFTA00931583) “Capito” gli rispondeva Epstein.
I documenti analizzati nel dettaglio dal Berliner Morgenpost tracciano sia i movimenti del multimilionario sia la rete di figure che ne organizzavano gli spostamenti.
L’incontro con Ehud Barak e una serata da Hugo’s

Nel pomeriggio Epstein girò la città in compagnia di un’amica imprenditrice tedesca, con una tappa al Reichstag. La parte più rilevante della giornata si svolse però la sera, al ristorante Hugo’s, dove Epstein cenò con l’allora ministro della Difesa israeliano Ehud Barak e sua moglie, Nili Priel-Barak (file: EFTA00672216).
L’appuntamento non era casuale né improvvisato: nei giorni precedenti, Priel-Barak e Sarah K. — assistente di Epstein — lo avevano coordinato via email. Barak si trovava a Berlino in veste di ospite ufficiale: quella stessa giornata aveva reso omaggio alle vittime dell’Olocausto al binario 17 e aveva firmato con il ministro della Difesa tedesco Thomas de Maizière (CDU) un contratto per la fornitura di sottomarini.
Entrambe le parti alloggiavano all’Hotel Intercontinental di Budapester Straße. In un messaggio inviato in seguito a un conoscente, Epstein annotò di essere rimasto colpito dall’imponente dispositivo di sicurezza che scortava Barak nella capitale.
Dietro agli spostamenti di Epstein operava una struttura organizzativa precisa. Sarah K. non si occupava soltanto di prenotare voli e camere d’albergo: il giorno stesso della visita a Berlino fece convergere nella città una giovane donna proveniente da San Pietroburgo. Le email citate nel rapporto indicano che la donna si trovasse in una condizione di dipendenza economica da Epstein e che facesse parte del sistema attraverso cui il multimilionario reclutava e sfruttava giovani donne di diversa provenienza. Al termine del soggiorno berlinese, la donna proseguì il viaggio insieme a Epstein e a Sarah K. fino a Parigi.
Da Berlino a Parigi con Woody Allen
Berlino era una tappa intermedia in un itinerario più ampio. Prima di arrivare in Germania, Epstein aveva trascorso del tempo a Parigi, dove, stando agli stessi documenti, intratteneva rapporti con ambienti culturali. Tra gli episodi riportati, una visita al Musée d’Orsay insieme al regista Woody Allen: un incontro che Epstein sembrò apprezzare particolarmente, dal momento che, in seguito, si vantò in numerose email del fatto che il museo fosse stato aperto appositamente per lui e per il regista.
Sempre a Parigi, l’entourage di Epstein organizzò una cena con il regista francese Michel Hazanavicius, vincitore del premio Oscar. Hazanavicius ha confermato al Morgenpost di aver partecipato a quell’incontro, precisando però di prendere le distanze, con il senno di poi, dal condannato.
Cosa aggiungono gli Epstein Files al quadro già noto
La visita a Berlino, durata appena una giornata, non sarebbe emersa con questa precisione senza la pubblicazione degli Epstein Files. I documenti non si limitano a registrare dove Epstein si trovasse: restituiscono la meccanica dei suoi spostamenti, la catena di persone che li rendeva possibili e le interazioni, istituzionali o meno, che vi si innestano. La ricostruzione del Berliner Morgenpost mostra come anche una sosta brevissima contenesse, al suo interno, livelli distinti di attività: incontri di alto profilo, reti logistiche e movimenti di persone che i documenti ora permettono, almeno in parte, di nominare. Questa ricostruzione, ovviamente, non è che un frammento delle relazioni internazionali di Epstein, che lo ricollega a nomi già noti come facenti parte del suo circuito di conoscenze (come Allen e Barak).
I file sono consultabili in forma di PDF sul sito del Dipartimento di Giustizia del governo degli Stati Uniti d’America.
Fonte: Berliner Morgenpost




