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Congresso della CDU: i progetti di Merz e l’ombra di Merkel

L’ultimo congresso della CDU ha fatto notizia, in Germania, soprattutto per la presenza di Angela Merkel e per l’applauso scrosciante che è seguito alla sua presentazione, un applauso molto più forte di quello riservato al discorso del Cancelliere in carica Friedrich Merz. Ma d’altra parte, nonostante le speculazioni che la presenza di Merkel ha suscitato, il protagonista resta comunque il capo del governo, che a Stoccarda, davanti ai 1001 delegati, ha articolato la sua visione futura del governo, mescolando ambizione riformatrice e poche, caute assunzioni di responsabilità per quello che il suo esecutivo non è riuscito a fare. Il cancelliere ha esordito con un appello alla coesione interna: “Se siamo uniti, possiamo raggiungere tutto insieme”: il problema è proprio questo, però. La CDU è unita e riesce a tenere più o meno in riga anche gli alleati, ma nei sondaggi è in caduta libera. Lo era, in realtà, dalla fine del mandato di Merkel, ma oggi i numeri sono più bassi che alle ultime elezioni. È comprensibile, quindi, che Merz non dia per scontata l’unità fra i cristiano-democratici.

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L’ordine del giorno di questo congresso della CDU comprendeva, fra l’altro, anche la sua rielezione a leader del partito, che per Merz è sempre stata un punto dolente e il cui voto, in questa tornata era considerato un termometro del consenso reale.

La Germania in un momento di “cambiamento epocale”

Merz ha inquadrato il contesto internazionale con un lessico volutamente duro. Il mondo, ha sostenuto, è diventato più pericoloso perché la forza, in particolare quella militare, ha preso il sopravvento sul diritto nelle relazioni internazionali. “Siamo tutti testimoni di un cambiamento epocale dell’ordine globale”, ha detto. Gli esempi possibili di questo stato di cose sono numerosi ed è significativo che Merz abbia scelto di citarne uno: la guerra in Ucraina. “Siamo al fianco del popolo ucraino, senza se e senza ma”, ha dichiarato tra gli applausi, aggiungendo che la CDU non accetterà che un “regime russo criminale” conduca sistematicamente una guerra contro i civili.

Molto meno duro è il suo giudizio sugli USA. Sul fronte transatlantico, infatti, Merz ha riconosciuto una frattura strutturale: gli Stati Uniti stanno perdendo interesse nel ruolo di potenza garante dell’ordine mondiale. Il partenariato con Washington, ha detto, ha segnato buona parte della sua vita politica, ma gli americani restano comunque amici.

“Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno più in pace”

Dalle considerazioni sul mutato ruolo degli USA non possono che procedere le considerazioni sulla sicurezza e sulle politiche di difesa da adottare in Europa. La Germania e l’Europa, ha affermato Merz, non possono affidarsi ad altri per la propria sicurezza. “Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno più in pace“, ha detto Merz, elencando le minacce con le quali la Germania e l’Europa devono confrontarsi: attacchi informatici, omicidi su commissione nel cuore del continente, propaganda straniera, disinformazione sistematica. “L’Europa deve imparare a parlare il linguaggio del potere” ha dichiarato ancora Merz e l’appeasement, ha sottolineato, non produce pace. “Chi oggi segue un pacifismo ingenuo, favorisce le guerre di domani”.

Merz sostiene il fondo speciale per la difesa

Tra le scelte più contestate del nuovo governo figura l’approvazione di un fondo speciale destinato ad aumentare le spese militari. Una decisione che ha attirato critiche anche dall’interno della CDU. Merz non ha eluso il tema: “Questa è stata forse la più difficile che ho dovuto prendere negli ultimi dodici mesi”. E tuttavia ha ribadito di ritenerla giusta.

L’autocritica, invece, ha riguardato un altro punto: dopo il cambio di governo, ha ammesso, non è stato chiarito con sufficiente rapidità che le riforme promesse non si sarebbero potute realizzare nell’immediato. “Accetto questa critica”, ha detto Merz, dichiarandosi intenzionato a non accontentarsi. Vale la pena di dire che le critiche interne al suo cancellierato non riguardano necessariamente o solo l’aver fatto troppo poco e troppo lentamente, ma questo è comunque il punto sul quale ha scelto di  concentrarsi il capo di governo nel suo discorso al congresso della CDU.

Merz appare intanto meno reticente nell’attribuire al proprio governo il merito di aver affrontato, fino a ora, quasi tutti i punti del contratto di coalizione. Ora, dichiara, occorre accelerare. Tra i provvedimenti annunciati, l’eliminazione dei motori a combustione interna, una misura che Merz ha presentato come condizione per garantire un futuro all’industria automobilistica tedesca.

Il Cancelliere ha parlato anche dei temi sui quali li suo governo riscuote meno consensi, sia interni che esterni al centrodestra: sanità e riforma delle pensioni, pilastri del welfare tedesco, che questo governo tedesco è accusato di sgretolare progressivamente. Sul fronte previdenziale, il cancelliere ha parlato di un “cambiamento di paradigma”: il sistema pensionistico pubblico rimarrà, ha dichiarato, ma dovrà essere affiancato da altri strumenti per garantire la sostenibilità finanziaria di lungo periodo. Anche la politica sanitaria è stata indicata come un cantiere aperto.

In questo ambito, però, le capacità di autocritica di Friedrich Merz risultano meno sviluppate. E d’altra parte questo è comprensibile: non è al congresso della CDU che si può pensare di trovare i critici più veementi delle politiche di welfare del governo tedesco. Nel dibattito sul diritto al part-time e sul reddito minimo garantito, però, Merz ci  tenuto a respingere l’etichetta di un partito privo di sensibilità sociale, che insulta le classi più svantaggiate mentre fa gli interessi delle élite economiche. “Non accusiamo nessuno di pigrizia. In Germania si lavora sodo”, ha detto. Si può ipotizzare – ma non provare – che Merz sentisse almeno in parte la pressione derivante dalla presenza al congresso di Angela Merkel, simbolo non solo del momento di massimo e lunghissimo successo elettorale del partito, ma anche di un’epoca in cui la CDU era proprio il partito delle politiche sociali, che della vocazione di tutela delle fasce più svantaggiate della popolazione faceva una bandiera almeno quanto dello sviluppo dell’economia di mercato.

Nessuna apertura ad AfD

Merz ha chiuso con nettezza ogni ipotesi di convergenza con l’ultradestra. “Ho deciso definitivamente di cercare il consenso alla nostra politica esclusivamente nel centro politico del nostro Paese”. Guardando ad AfD, ha parlato di nepotismo, caos organizzativo, lotte interne e abuso di fondi pubblici. La democrazia, ha ricordato, ha bisogno di dibattito e compromesso — non di soluzioni semplificate. La CDU, ha affermato, non permetterà che “queste persone rovinino il nostro Paese”.

Angela Merkel al congresso della CDU: la prima volta dopo la fine del cancellierato

Al congresso della CDU di Stoccarda c’era anche Angela Merkel e i media hanno parlato forse più di questo che del discorso di Merz. Era la prima volta dalla fine del suo ultimo mandato che l’ex cancelliera partecipava a un congresso del partito e lo ha fatto in modo discreto. Non ha fatto nessun discorso e non ha partecipato a tavole rotonde, è rimasta seduta in prima fila tra Annegret Kramp-Karrenbauer e Armin Laschet (che, in quest’ordine, l’hanno succeduta alla guida del partito prima che i cristiano-democratici si decidessero per Merz, che pure alla leadership aspirava da ben prima dell’era Merkel).

Quando Merz l’ha salutata ufficialmente dalla tribuna con un semplice “Cara Angela, benvenuta a Stoccarda”, la sala ha risposto con un’ovazione prolungata, la più scrosciante dell’intero congresso. Chi conosce la storia della loro rivalità pluridecennale potrà vedere in questa compresenza molteplici sfumature, ma difficilmente una riconciliazione. Non basta partecipare allo stesso congresso, per riconciliare due traiettorie politiche che si basano su visioni del partito che non è eccessivo definire incompatibili.

Nel 2002, Merkel estromise Merz dalla presidenza del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag. L’Unione aveva appena perso le elezioni federali; il leader della CSU Edmund Stoiber, candidato cancelliere della coalizione, appoggiò Merkel nella sua scalata. Merz, che aveva sostenuto Stoiber con convinzione durante la campagna, fu messo da parte. Nella sua autobiografia dello scorso anno, intitolata “Freiheit“, Merkel ricostruisce quell’episodio con distacco: Merz era “un brillante oratore”, ma c’era un problema strutturale — “volevamo entrambi diventare capi”. Merz, dal canto suo, ha ammesso di essersi “tenuto molto riservato” nei commenti per molti anni, finché è rimasto fuori dal Bundestag. Per tornare in politica, ha atteso che Merkel se ne ritirasse definitivamente e, anche dopo la fine del suo mandato come leader del partito, gli ci sono voluti tre tentativi per arrivare a questa carica.

Friedrich Merz non ha mai fatto mistero di non condividere la direzione in cui Merkel stava portando il partito. Nel 2019 Merz ha giudicato “pessima” l’immagine del governo guidato dall’Unione, con critiche dirette alla mancanza di “leadership” di Merkel. L’anno seguente ha definito “errore” la politica migratoria dopo il 2015, con l’intenzione di “correggerla radicalmente”. E Merkel, nel 2024, ha detto apertamente di avere opinioni diverse da Merz sull’accoglienza ai confini. Poi, nel gennaio 2025, ha definito pubblicamente “sbagliata” la maggioranza parlamentare costruita anche con i voti di AfD.

Sull’improvvisa “attività” di Merkel, che, dalla fine del suo mandato, ha vissuto praticamente solo da privata cittadina, intervenendo pochissimo nel dibattito politico, i media tedeschi stanno speculando da diversi giorni. Fino a questo momento, però, l’ex cancelliera non ha confermato nessuna delle voci che circolano in merito e non ha motivato in modo particolare la sua presenza a questo congresso.

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