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USA vietano l’ingresso a rappresentanti di HateAid, l’organizzazione tedesca che difende le vittime di odio online

Washington ha adottato misure restrittive nei confronti di cinque figure europee legate ad attività di contrasto all’incitamento all’odio online. Le limitazioni agli spostamenti coinvolgono dirigenti tedeschi, britannici e un ex rappresentante delle istituzioni comunitarie. Il Dipartimento di Stato ha comunicato attraverso i propri canali social l’applicazione di sanzioni contro individui ritenuti responsabili di presunte censure sulle piattaforme digitali statunitensi. Tra i destinatari del divieto di ingresso negli USA figurano Josephine Ballon e Anna-Lena von Hodenberg, che guidano HateAid, organizzazione tedesca specializzata nell’assistenza a persone vittime di discriminazione e minacce nello spazio virtuale.

L’ente senza scopo di lucro, costituito nel 2018, fornisce supporto sia psicologico che legale. Le due responsabili hanno commentato la decisione statunitense con toni fermi, interpretandola come tentativo di silenziare voci critiche da parte di un’amministrazione che, a loro avviso, mostra scarso rispetto per i principi dello Stato di diritto.

Berlino e Bruxelles contro il divieto di ingresso negli USA per chi combatte l’odio e le discriminazioni online 

Le autorità tedesche ed europee hanno reagito con dichiarazioni di forte disapprovazione alle restrizioni imposte dal governo statunitense. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU), ha bollato l’iniziativa americana come inammissibile, ricordando che l’operato di HateAid si fonda sul Digital Services Act europeo, un normativa comunitaria, approvata secondo procedure democratiche, che stabilisce che comportamenti illeciti nel mondo “reale” siano considerati tali anche in ambito digitale.

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La ministra della Giustizia Stefanie Hubig (SPD) ha difeso il ruolo dell’organizzazione. Secondo Hubig, definire censura la tutela delle vittime di aggressioni verbali online rappresenta una distorsione del sistema costituzionale tedesco. I confini della libertà di espressione nel Paese, ha precisato, vengono tracciati appunto dalla Costituzione, dal legislatore e dalla magistratura indipendente.

Marco Rubio
Marco Rubio
Foto: Gage Skidmore, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

I Verdi hanno sollecitato la convocazione dell’ambasciatore statunitense a Berlino e in particolare Omid Nouripour ha parlato di protezione dovuta ai cittadini tedeschi, mentre la leader del partito Franziska Brandner ha definito le sanzioni una manovra autoritaria diretta contro lo Stato di diritto europeo. Anche dall’SPD sono giunte critiche aspre alla scelta dell’amministrazione Trump: Sonja Eichwede ha accusato gli USA di agire contro persone e organizzazioni “che si impegnano a favore di piattaforme sociali senza odio e incitamento all’odio” nascondendosi dietro il paravento della libertà di espressione, mentre Carmen Wegge ha sottolineato come incitamento all’odio e la discriminazione non rientrino tra le espressioni che tale libertà dovrebbe tutelare.

Secondo gli USA, le persone che agiscono contro l’odio in rete sono “ideologi” e “attivisti raidcali” antiamericani

Il ministro degli esteri statunitense Marco Rubio ha giustificato i divieti parlando di “attivisti radicali” che si sarebbero impegnati in campagne per indurre le piattaforme digitali a penalizzare determinate posizioni americane non gradite. Secondo il Segretario di Stato, forze ideologiche europee avrebbero esercitato pressioni indebite su società americane.

Oltre alle responsabili di HateAid, il divieto di ingresso negli USA è stato applicato a Thierry Breton, figura chiave nella redazione del DSA durante il suo mandato come commissario europeo. Colpiti anche Clare Melford, che ha fondato il Global Disinformation Index britannico, e Imran Ahmed, a capo del Center for Countering Digital Hate operante tra Stati Uniti e Regno Unito. Quest’ultimo, residente a Washington, si trova ora esposto al rischio di espulsione.

Il Dipartimento di Stato ha affermato che HateAid sarebbe nata dopo le elezioni federali tedesche del 2017 con l’intento dichiarato di bilanciare le influenze conservatrici in rete.

Elon Musk azione legale
Elon Musk. Photo credits: EPA-EFE/SARAH YENESEL

Elon Musk, proprietario di X (ex Twitter) ed ex consulente dell’amministrazione Trump per il dipartimento dell’efficienza governativa, aveva già definito il CCDH un’entità criminale dopo che l’organizzazione aveva classificato come disinformazione le sue affermazioni su presunti brogli elettorali alle presidenziali americane. Riguardo al Global Disinformation Index, che monitora i rischi legati all’intelligenza artificiale generativa, aveva pubblicamente chiesto la chiusura.

HateAid: “Non ci lasciamo intimidire da un governo che strumentalizza le accuse di censura per mettere a tacere coloro che si battono per i diritti umani e la libertà di espressione”

HateAid ha qualificato l’azione statunitense come un atto di repressione voluto da un’amministrazione sempre più distante dai principi di legalità e diritto. Le dirigenti hanno sottolineato come tali tattiche mirino a intimidire chiunque in Europa lavori per l’applicazione delle normative sui social network.

L’organizzazione ha rivolto un appello esplicito al governo federale tedesco e alla Commissione europea: senza segnali chiari di opposizione, sostengono, nessuna realtà della società civile, nessun ricercatore o singolo cittadino avrà il coraggio di denunciare abusi da parte dei colossi tecnologici americani. Le leggi europee rischiano quindi di rimanere lettera morta.

Secondo Josephine Ballon e Anna-Lena von Hodenberg, Washington starebbe tentando con ogni mezzo di sottrarre le aziende statunitensi all’obbligo di rispettare la legislazione vigente in Europa. L’escalation segnerebbe un attacco diretto alla sovranità comunitaria. Da mesi, rappresentanti dell’amministrazione Trump contestano tanto il Digital Services Act quanto il Digital Markets Act e nel loro operato è facile individuare la forte influenza di aziende come Meta e X.

“Non ci lasciamo intimidire da un governo che strumentalizza le accuse di censura per mettere a tacere coloro che si battono per i diritti umani e la libertà di espressione. Nonostante gli enormi oneri e le restrizioni che le misure del governo statunitense comportano per noi e le nostre famiglie, continueremo il nostro lavoro con tutte le nostre forze, ora più che mai” – hanno dichiarato Ballon e von Hodenberg

Bruxelles chiede chiarimenti agli USA

La Commissione europea ha preannunciato risposte rapide e decise qualora necessario per proteggere l’autonomia normativa contro iniziative ritenute ingiustificate. In prima battuta ha richiesto chiarimenti a Washington.

Ursula von der Leyen ha richiamato la libertà di espressione come pilastro della democrazia europea, impegnandosi a preservarla. António Costa ha ribadito che l’Unione difenderà sia la libertà di parola sia le proprie regole digitali, rivendicando il diritto di stabilire autonomamente le norme.

Ursula Von der Leyen
Foto: Christophe Licoppe
© European Union, 2023

Emmanuel Macron ha scritto sui social che le sanzioni costituiscono intimidazione e coercizione volte a erodere la sovranità europea. Il presidente francese ha confermato l’impegno a salvaguardare insieme alla Commissione e agli altri partner comunitari la sovranità digitale e l’indipendenza regolatoria del continente.

Breton ha paragonato l’episodio alla persecuzione anticomunista dell’era McCarthy, quando numerose persone furono ingiustamente bersagliate dalle autorità americane.

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