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Germania: Merz promette misure per ridurre il prezzo dei carburanti

In Germania, come nel resto del mondo, il costo del carburante è alle stelle: in alcuni distributori di Berlino, il prezzo della benzina e del gasolio è arrivato a sfiorare i tre euro al litro. Non sembra che il conflitto in Iran e la crisi delle forniture siano destinati a esaurirsi nel prossimo futuro, il che rende sempre più urgente che siano i governi a prendere in mano la situazione. Le temporanee riduzioni delle accise che il governo Merz aveva implementato durante l’estate hanno avuto effetti trascurabili, per non dire nulli, e da più parti si intensificano le pressioni perché l’esecutivo intervenga in aiuto dei consumatori. In occasione di un evento tenutosi a Berlino e organizzato dall’Associazione per il commercio estero, il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha promesso di agire per ridurre il prezzo dei carburanti, ma non ha specificato come intende farlo.

Le proposte sul tavolo sono numerose e ognuna ha i suoi sostenitori e i suoi detrattori: le posizioni riflettono le risposte diverse che le diverse parti politiche danno alla domanda “chi deve pagare questa crisi?”

Le proposte per ridurre il prezzo dei carburanti

Un tetto massimo al prezzo, fissato per legge

Come spesso avviene in questi casi, si guarda all’estero. Un certo successo ha riscosso, fra i politici tedeschi, il modello adottato, fra gli altri, in Lussemburgo e in Belgio, che prevede l’introduzione di un prezzo massimo fissato per legge. Nel caso particolare del Lussemburgo, dal 1° luglio si è aggiunto anche uno sconto di cinque centesimi al litro sulle accise, che scatta quando la benzina supera il costo di 1,43 euro al litro e il gasolio il costo di 1,41 euro al litro. 

Fra le proposte dell’SPD, c’è quella di un modello simile, in cui il limite massimo di prezzo dovrebbe essere calcolato in modo trasparente, negoziando con le compagnie petrolifere e tenendo da conto il prezzo internazionale del greggio, i costi di raffinazione, trasporto e distribuzione, il margine di guadagno,l’imposta sull’energia e l’IVA. Questa è anche la proposta caldeggiata dal sindaco di Berlino Kai Wegner (CDU). In questa prospettiva, quindi, il costo della crisi andrebbe in parte a carico delle compagnie petrolifere e in parte a carico dei consumatori. 

Pagamenti diretti a chi ne ha più bisogno

La ministra dell’Economia Katherina Reiche (CDU), professionalmente vicina da sempre al settore dell’energia, respinge nettamente l’idea di imporre un limite al prezzo che le compagnie petrolifere (e, di conseguenza, i benzinai) possono esigere per i carburanti. Reiche propone piuttosto di erogare un sostegno economico diretto solo a specifici gruppi della popolazione, da erogare attraverso l’Ufficio federale centrale delle imposte, che individuerebbe gli aventi diritto tramite il codice fiscale e collegherebbe automaticamente le coordinate bancarie senza necessità di presentare domanda. Il sistema, che trasferisce tutto il costo della crisi sullo Stato, cioè sui contribuenti, è teoricamente già pronto sulla carta, ma non ancora operativo, poiché appena il 19% dei contribuenti ha registrato l’IBAN sul sito dell’ufficio delle imposte. Non è chiaro, inoltre, come Reiche intenda finanziare l’iniziativa. La ministra si è detta anche pronta a considerare a una riduzione dell’imposta sull’energia, che trasferirebbe quindi ancora una volta il costo della crisi sui contribuenti, individuando però nella tutela dell’ambiente la voce di spesa da tagliare per far fronte alla crisi dei carburanti.

Katherina Reiche aumento delle tasse
Katherina Reiche. Foto: EPA/CLEMENS BILAN

Reiche, va detto, si è guadagnata critiche aspre anche dai compagni di coalizione, per via di quella che viene considerata una posizione immobilista e indulgente nei confronti dei colossi dell’energia (settore nel quale Reiche ha lavorato fino a subito prima di assumere l’incarico). Il candidato SPD alle elezioni di Berlino Steffen Krach ha espresso la propria frustrazione in una dichiarazione rilasciata al Tagesspiegel, sostenendo che la ministra abbia passato gli ultimi mesi a osservare senza muovere un dito, mentre le compagnie petrolifere speculavano sulla situazione mondiale e i tedeschi faticavano sempre più a rifornirsi alle pompe di benzina.

Tagliare le tasse sull’energia e ridurre i prezzi delle emissioni

Sempre a carico dello Stato e, di rimbalzo, a scapito della protezione dell’ambiente sono le soluzioni, proposte, fra gli altri, da Sebastian Steineke della CDU, che prevedono di tagliare temporaneamente l’imposta sull’energia fino al livello minimo previsto dall’Unione europea e anche di ridurre il costo delle emissioni di CO₂. AfD è sulla stessa linea: prima di intaccare i profitti delle multinazionali del petrolio, suggerisce di abbattere le misure di salvaguardia dell’ambiente che hanno una qualche influenza sul prezzo dei carburanti.

Tassare i profitti di guerra per abbassare il prezzo dei carburanti

Una terza proposta, sul tavolo da diverse settimane, prevede invece di ridurre il peso della crisi sui cittadini intervenendo su chi dalla crisi sta traendo utili straordinari. La proposta di un prelievo sui profitti straordinari che le compagnie petrolifere derivano direttamente dalla guerra è stata avanzata non solo dall’SPD tedesca, con in testa il Ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil, ma anche da diversi suoi omologhi europei.

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Friedrich Merz (leader della CDU) e Lars Klingbeil (co-leader dell’SPD), alla conferenza stampa in cui presentano l’accordo di coalizione. 09 aprile 2025. Foto: EPA-EFE/CHRISTOPH SOEDER

Anche l’esperta di trasporti del partito, Isabel Cademartori, ha sottolineato, parlando ai media bavaresi, come quest’anno i margini delle compagnie petrolifere siano più che raddoppiati come diretta conseguenza della disastrosa situazione geopolitica. A questa proposta, però, il cancelliere Merz si oppone da sempre, definendola di difficile applicazione poiché, sostiene, non sarebbe possibile determinare quale sia il profitto “normale” per le grandi del petrolio e, quindi, sarebbe altrettanto impossibile definire il profitto “straordinario”. Va detto che esattamente questa misura è stata applicata nel 2022, senza particolari difficoltà, durante la crisi dei carburanti e dell’energia determinata dall’invasione russa dell’Ucraina.

Secondo Merz, invece, eventuali abusi di mercato potrebbero già essere gestiti dall’Autorità federale antitrust. Lo stesso cancelliere, tuttavia, ammette che, almeno “dal punto di vista dei consumatori”, questo strumento si è rivelato ampiamente insufficiente.

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