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Neonazisti a dieci anni: sempre più adolescenti radicalizzati nelle scuole tedesche

Quando si dice che sono sempre di più i giovani che si avvicinano alle idee di estrema destra, viene forse da pensare che si parli di adolescenti o addirittura giovani adulti, ma, secondo gli enti che studiano il fenomeno sul territorio, le cose non stanno così. A radicalizzarsi nelle scuole, a guardare in modo apertamente favorevole al nazismo e a vagheggiare una società basata sulla violenza, la sopraffazione, l’apartheid razziale e al restringimento dei diritti delle donne e delle persone lgbtqia+ sono, sempre più spesso, i bambini. Anche a dieci anni, anche alle scuole elementari, concordano gli esperti, si può essere nazisti. Perché succede e cosa fare in proposito? La risposta non è affatto semplice. I servizi di consulenza mobile contro l’estremismo documentano infatti richieste di intervento con una frequenza mai vista prima, concentrate soprattutto nel Land di Berlino e in quello del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. L’estremismo di destra fra i giovani, i giovanissimi e addirittura nell’infanzia, in Germania, è diventato un problema serio, che non è più possibile ignorare.

Neonazisti a dieci anni

Romy Arnold dell’Associazione federale di consulenza mobile (Bundesverband Mobile Beratung) ha presentato martedì a Berlino alcuni dati allarmanti diffusione dell’estremismo di destra fra i giovani e i giovanissimi. Gli studenti neonazisti sono sempre più numerosi e si nascondono sempre meno, negli istituti scolastici di ogni ordine e grado. E sì, fra questi ci sono anche bambini delle scuole elementari, a partire, più o meno, dai dieci anni.

In determinate scuole emerge addirittura il rischio concreto di un’egemonia orientata verso posizioni di estrema destra. I consulenti operativi nei vari Länder hanno documentato la formazione di gruppi apertamente neonazisti, alcuni dei quali mostrano una spiccata propensione alla violenza nei confronti degli altri bambini e ragazzi percepiti come ostili, diversi o semplicemente esterni al gruppo e quindi nemici, meritevoli di odio.

Arnold ha sottolineato come l’estrema destra si sia radicata nella quotidianità di questi giovanissimi, in un sistema che normalizza sempre più queste ideologie. La responsabile del BMB non esita a tracciare un collegamento diretto fra questa pericolosa normalizzazione e i recenti successi elettorali di AfD, che hanno fornito al partito maggiori risorse umane e finanziarie al partito, ampliandone le capacità operative e permettendo un lavoro di diffusione sempre più capillare dei propri valori e contenuti, soprattutto fra i giovani.

Gli esperti: “sbagliato normalizzare l’estremismo di destra”

Secondo gli esperti, però, la responsabilità non va ricercata esclusivamente nel lavoro di AfD. Arnold punta infatti il dito anche verso i rappresentanti di quelle formazioni politiche che si considerano tradizionalmente democratiche, ma che hanno contribuito alla normalizzazione di questo fenomeno, per esempio accettando voti provenienti dell’ultradestra, partecipando a manifestazioni insieme ai suoi rappresentanti o attaccando iniziative democratiche della società civile. “Il muro di protezione presenta crepe sempre più profonde e sempre più grandi”, ha dichiarato Arnold e di questo i giovani si accorgono, imparando a percepire l’estremismo come una componente perfettamente normale e accettabile, perfino desiderabile della quotidianità.

Non ci sono fondi per i programmi di educazione alla democrazia

Un altro elemento critico, nella lotta alla radicalizzazione a destra di giovani e giovanissimi, va ricercata, sempre secondo il centro di consulenza, nel fatto che, sempre più spesso, i progetti della società civile orientati alla promozione dei valori democratici affrontano difficoltà strutturali ed economiche. La consulente per la Turingia, per esempio, ha evidenziato i rischi connessi ai tagli già annunciati ai programmi statali di sostegno.

Diversi attivisti impegnati nella difesa di valori democratici si trovano costretti a “giocare in difesa” anziché poter sviluppare iniziative proattive per la lotta all’estremismo di destra. Nonostante le difficoltà, tuttavia l’impegno contro posizioni estremiste rimane diversificato e attivo e non mancano, anche fra i giovani, coloro continuano a mobilitarsi per i principi democratici. Ma tutto questo, semplicemente, non basta.

Le richieste di consulenza hanno raggiunto livelli record quest’anno. I circa duecento consulenti mobili distribuiti sul territorio tedesco hanno registrato incrementi tra il cinque e il venti percento rispetto all’anno precedente, con variazioni regionali. Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore risultano, come già detto, le aree più sollecitate, tanto che alcune richieste non possono più ricevere risposta in tempi accettabili.

Arnold ha sollecitato un impegno più deciso nella difesa dei valori democratici. Serve solidarietà verso i gruppi discriminati e anche un sistema di protezione efficace delle categorie vulnerabili, ma, per ottenere questi risultati, è necessario investire nell’istruzione e nel lavoro giovanile, oltre a offrire finanziamenti a lungo termine ai servizi di consulenza e assistenza che si occupano proprio di questo fenomeno, molti dei quali non sanno neppure se potranno continuare a esistere l’anno prossimo. Numerosi team di consulenza sostengono inoltre le iniziative per chiedere la messa al bando di AfD.

Come operano i servizi di consulenza mobile

In Germania esiste un’Associazione federale dei centri di consulenza, che coordina una rete di circa cinquanta team di consulenza mobile distribuiti in tutta la Germania. Da oltre vent’anni, questi centri forniscono forme di supporto specializzato sui temi dell’estremismo, del razzismo, dell’antisemitismo, dell’antifemminismo e delle teorie del complotto. L’organizzazione connette i team operativi, aggrega competenze, rappresenta interessi collettivi e funge da interlocutore per le istituzioni politiche e i media.

Meccanismi di radicalizzazione giovanile e risposte necessarie

Un recente documento programmatico dell’Associazione federale, che è poi quello al quale Arnold ha fatto ampiamente riferimento nelle sue dichiaraaioni di martedì, ha analizzato nel dettaglio i processi di radicalizzazione dei giovani e dei giovanissimi, per capire in che modo le ideologie di estrema destra o addirittura il neonazismo vero e proprio possano arrivare ad attrarre un così grande numero di bambini, adolescenti e giovani adulti.

Uno dei problemi che emergono con maggior evidenza è quello della mancanza di risorse da destinare a quella che, volendo tracciare un esempio con la scuola italiana, si chiamava un tempo “educazione civica”, ma che oggi si potrebbe chiamare educazione politica. Gli operatori scolastici e dei servizi di assistenza esprimono crescente difficoltà gestionale in questo senso e lamentano mancanza di supporto politico e amministrativo, oltre a gravi carenze o riduzioni nei finanziamenti.

Il documento evidenzia come, negli ultimi anni, atteggiamenti, ideologie e aggregazioni di estrema destra tra adolescenti e giovani adulti siano aumentati significativamente, spesso portando anche ad azioni preoccupanti o apertamente violente. Quello che costituiva un fenomeno sporadico è diventato routine quotidiana in molte località. Nelle scuole, centri giovanili, associazioni sportive e spazi digitali, gli operatori affrontano con frequenza crescente manifestazioni sempre più aperte e sempre più estreme di razzismo, antisemitismo, omofobia, machismo o addirittura – cosa che in Germania sarebbe stata inammissibile fino a relativamente poco tempo fa – glorificazione del nazionalsocialismo.

Nelle scuole appaiono sempre più spesso svastiche disegnate negli spazi pubblici, gli studenti indossano simboli identitari di gruppi estremisti e ne utilizzano gli slogan. I compagni che non si conformano alla visione estremista vengono aggrediti, insultati, umiliati ed emarginati e, nei gruppi di chat, si diffondono meme che inneggiano al nazismo e diffondono teorie del complotto. Sempre più spesso, questo avviene anche negli istituti primari.

Ma perché i giovani e i giovanissimi sono così attratti dai gruppi estremisti? A fare presa non è solo l’ideologia ma anche un certo tipo di stile di vita, che serve ai più piccoli per leggere la realtà. I gruppi di estrema destra, si legge nel documento, costruiscono spazi esperienziali che rispondono ai naturali bisogni giovanili di comunità, appartenenza ed emozione, organizzando escursioni, formando squadre di calcio o aggregandosi intorno alle palestre di arti marziali, o anche solo incitando ad atti collettivi di teppismo. Tutti questi elementi contribuiscono a una costruzione identitaria che si alimenta anche con la provocazione.

Non sorprenderà scoprire che sono soprattutto i giovani maschi a subire la fascinazione di certi modelli di mascolinità stereotipata proposti da questi gruppi, i quali sembrano offrire loro gli strumenti necessari per superare le normali insicurezze adolescenziali di fronte alle quali i ragazzi si sentono spesso indifesi. Il modello estremista si basa su un’idea artificiosa e deviata di presunta forza. In questo meccanismo si innestano i contenuti delle piattaforme digitali come Instagram o TikTok, sulle quali le attività dei gruppi vengono “messe in scena”, contribuendo a rafforzare l’intero meccanismo.

Dal punto di vista ideologico, oltre a fornire ruoli di genere molto stereotipati, i gruppi attingono a temi che fanno facilmente presa sui giovani. Si parte dalla classica “caccia al diverso”, dall’individuazione di un nemico comune, che spesso prende la forma di un’aperta ostilità verso la comunità queer, verso le persone di altre etnie e, sempre più spesso, verso il femminismo, il “politicamente corretto” o l’ormai onnipresente cultura “woke” (termine dispregiativo usato genericamente per definire tutto ciò che sta nella parte sinistra dello spettro politico e qualsiasi appello al rispetto dell’altro, alla non discriminazione o all’uguaglianza e giustizia sociale). I giovani e giovanissimi che adottano gli stilemi e i contenuti di queste posizioni estremiste ritengono, in questo modo, di distinguersi, di soddisfare la necessità di appartenenza e mirano così a ottenere un certo riconoscimento attraverso atteggiamenti provocatori. Su questo si innesta poi lo spostamento verso destra delle dinamiche e dei dibattiti sociali, cosa che rafforza la sensazione dei giovani che aderiscono a questi gruppi di collocarsi dalla “parte giusta”.

Tutto questo fenomeno è più visibile nei Länder della Germania orientale, dove i giovani di estrema destra si mostrano maggiormente nello spazio pubblico attraverso manifestazioni, comizi o attacchi aperti. Nei Länder occidentali predominano invece forme di manifestazione di piccoli gruppi, digitali o sottoculturali. A livello sovraregionale, questi gruppi si connettono attraverso social media, partecipazione a manifestazioni o eventi comuni.

Come si contrasta la radicalizzazione verso l’estrema destra nei giovani?

L’associazione propone la creazione di sistemi di sostegno vincolanti e facilmente accessibili per scuole e servizi di assistenza ai giovani, che offrano agli operatori un supporto professionale immediatamente disponibile al quale rivolgersi in caso di episodi estremisti. Questi sistemi potrebbero articolarsi sotto forma di consulenze esterne, referenti regionali fissi e procedure determinate per la gestione dei casi, analoghe a quelle esistenti in altri ambiti.

Nel documento, si parla anche di consolidare l’educazione civica, particolarmente sul territorio. Le attuali logiche di finanziamento su progetti generano fratture e carenza strutturali, soprattutto nel lavoro educativo sulla democrazia e l’estremismo. Questo rende difficile la creazione di una rete affidabile e destabilizza le strutture di prevenzione. Inoltre, secondo gli esperti sono anche necessarie strutture di sostegno affidabili per l’educazione politica locale, reti di prevenzione comunali e offerte accessibili anche nelle regioni rurali della Germania.

Un altro scoglio da aggirare, secondo i consulenti, è quello relativo al dibattito sulla neutralità, che equipara qualsiasi forma di informazione politica a una presa di posizione e rende difficile l’azione degli operatori. L’appello dell’associazione è a una presa di coscienza del fatto che agire e parlare in difesa della democrazia non significa schierarsi politicamente, ma semplicemente difendere i valori fondanti della democrazia. Chi si richiama alla Costituzione, fanno notare gli autori del documento, non può essere “neutrale” verso i fenomeni di emarginazione, il razzismo, l’antisemitismo e l’antifemminismo, ma deve invece condannarli esplicitamente. In questo senso, i consulenti del centro si aspetterebbero dalla politica linee guida chiare che escludano in modo esplicito quelle interpretazioni che privilegiano la “neutralità” verso posizioni antidemocratiche. In altre parole: bisogna rendere chiaro che condannare esplicitamente il fascismo, il nazismo e tutte le loro propaggini non è un atteggiamento che violi la neutralità richiesta alle istituzioni, ma è invece il minimo richiesto da chi deve adeguarsi ai principi della Costituzione tedesca.

Naturalmente, ammoniscono gli autori del documento, per poter svolgere nuovi compiti in questo senso, le scuole hanno bisogno di risorse aggiuntive, tanto per garantirsi le competenze necessarie quanto per poter dedicare il giusto tempo a questo lavoro e alla creazione di strutture di prevenzione adeguate.

Ci sono poi anche i casi in cui dalla prevenzione si deve poter passare alla sanzione diretta dei comportamenti inaccettabili, come minacce, intimidazioni o violenza. In questi casi deve poter essere messa in campo l’azione coordinata tra polizia, servizi di assistenza e consulenza, specialmente nel caso di dinamiche complesse all’interno di gruppi.

Un altro consiglio presente nel documento ha a che fare con il prendere sul serio la radicalizzazione digitale. Gli spazi digitali influenzano infatti significativamente la radicalizzazione dei giovani ed è cruciale che gli operatori acquisiscano una conoscenza profonda delle piattaforme e delle logiche che le regolano,  dei meme, dei codici estetici e anche del funzionamento degli algoritmi. Le piattaforme dovrebbero essereinoltre  regolamentate più rigorosamente e garantire la cancellazione più rapida di contenuti estremisti. Al tempo stesso, si rende necessario un approccio proattivo, che promuova controproposte democratiche adeguate ai giovani, che trasmettano valori democratici. Questo significa anche consentire spazi liberi e sicuri di partecipazione alle decisioni, per incentivare processi democratici nella vita reale. Se questi spazi non ci sono, il vuoto di senso che lasciano viene rapidamente occupato dai gruppi estremisti. 

Infine, è necessario lavorare con i genitori, per permettere loro di capire quando i figli condividono contenuti estremisti o utilizzano simboli corrispondenti e aiutarli nella gestione di queste situazioni.

Il documento è scaricabile gratuitamente qui.

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