
A trent’anni dall’assedio di Sarajevo riaffiora un capitolo che sembra troppo brutale per essere vero. Eppure è oggetto di un’indagine formale: uomini facoltosi, provenienti da diversi Paesi occidentali, inclusi Italia e Germania, avrebbero pagato cifre enormi per colpire civili per puro divertimento. Le cifre più alte sarebbero state versate per colpire in particolare i bambini.
Materiale investigativo, testimonianze accumulate nel tempo e un documentario che rilancia le indagini stanno riportando la vicenda al centro del dibattito internazionale.
L’orrore di Sarajevo: “cecchini del weekend” e “safari della morte”
Secondo l’impianto accusatorio, durante gli anni più duri dell’assedio (1992–1995), cittadini benestanti di Italia, Germania, Francia, Regno Unito e altri Paesi avrebbero raggiunto la Bosnia con un obiettivo agghiacciante: sparare ai civili per divertimento. Non parliamo quindi di soldati e neanche di mercenari, ma di turisti ribattezzati “cecchini del weekend“, attratti dall’idea di cacciare esseri umani da posizioni sopraelevate come in un osceno safari della morte
La Procura di Milano sta al momento indagando su tre italiani, sospettati di aver affrontato viaggi organizzati da Milano, Torino e Trieste a Sarajevo, attraverso Belgrado. Gli inquirenti parlano di omicidi commessi per moventi particolarmente crudeli e abietti. Gli spostamenti, raccontano i fascicoli, sarebbero avvenuti con il supporto di settori dell’esercito serbo-bosniaco, che forniva trasporto in elicottero o in auto fino ai punti strategici sulle colline attorno alla città, gli stessi da cui i civili venivano colpiti quotidianamente.
L’inchiesta si deve al lavoro del giornalista Ezio Gavazzeni
L’indagine nasce nell’estate del 2025 a seguito di una denuncia presentata dal giornalista Ezio Gavazzeni, insieme all’ex giudice Guido Salvini e all’avvocato Nicola Brigida. La denuncia si basa su un ampio dossier fatto di testimonianze, dettagli logistici, spostamenti, contatti e una serie di informazioni relative ai presunti responsabili e ha portato all’apertura formale del fascicolo milanese.
Gavazzeni sostiene che i partecipanti non fossero pochi: “Erano molti, non solo qualche dozzina”, afferma, parlando anche di “moltissimi italiani”, pur senza quantificare nel dettaglio. Avrebbero pagato grosse cifre per sparare ai civili a Sarajevo anche tedeschi, francesi, britannici e persone provenienti da altri Paesi, tutti uomini facoltosi attratti da questo agghiacciante “divertimento”.
Il prezzo pagato per queste trasferte sarebbe “paragonabile al valore di un trilocale a Milano”, come riportato dalla testata tedesca T-Online. Gli uomini coinvolti avrebbero oggi tra i 65 e gli 80 anni, molti con profili riconducibili a imprenditori, professionisti o appassionati d’armi.
Per colpire bambini, si sarebbero pagate cifre più alte
La parte ancora più disturbante, se possibile, di questo quadro investigativo, riguarda il fatto che sarebbero state pagate cifre maggiori per poter colpire specificamente dei bambini.
A confermare il nucleo delle accuse è anche l’ex analista dei servizi segreti militari bosniaci Edin Subašić, che lo fa sia nell’ambito delle conversazioni con Gavazzeni, sia nel documentario “Sarajevo Safari”, di Miran Zupanič. Secondo Subašić, già alla fine del 1993 i servizi bosniaci avrebbero individuato tracce di un “safari dei cecchini” e sostiene che il SISMI, il servizio segreto estero italiano, fosse stato informato nel 1994 e che avesse interrotto le attività provenienti dall’Italia.
Subašić, che dovrebbe essere ascoltato presto dalla Procura di Milano come uno dei testimoni chiave, racconta anche di pressioni e intimidazioni ancora attive, attribuite ai servizi segreti serbi, che avrebbero minacciato alcune persone coinvolte nel caso.
Anche l’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karić, ha presentato una denuncia e si dice pronta a testimoniare. Per lei, chiarire la vicenda non è solo un atto dovuto verso le famiglie delle vittime, ma anche verso l’opinione pubblica bosniaca.
Il documentario “Sarajevo Safari” è un pugno nello stomaco
Il succitato documentario “Sarajevo Safari”, la cui uscita ha dato nuovo slancio alle indagini italiane, è un pugno nello stomaco. Nel film, un ex agente dei servizi statunitensi, rimasto anonimo, racconta di aver assistito direttamente al fatto che uomini stranieri pagassero per colpire i civili della città assediata. “Ho visto con i miei occhi come sparavano ai civili per soldi”, dice nel film.
Tra documenti, rivelazioni e indagini, Sarajevo torna quindi al centro della scena internazionale e in relazione a una vicenda che potrebbe far emergere davvero il peggio dell’umanità.




