Crolla il Brandmauer al Parlamento Europeo: il PPE vota con l’estrema destra contro la “due diligence”

Giovedì al Parlamento europeo si è tenuta una votazione importantissima, destinata ad avere un impatto epocale non solo sulla vita delle cittadine e dei cittadini dell’Unione, ma su milioni di persone in tutto il mondo – il risultato diretto di un’economia globalizzata che determina a livello centralizzato ciò che è accettabile e ciò che non lo è. In Germania (e, in misura minore, in Italia), chi è scontento del risultato discute principalmente su due prospettive. Da una parte chi ritiene che la cosa più grave sia il contenuto del voto, ovvero la decisione di allentare notevolmente l’obbligo di “due diligence” nella catena di approvvigionamento, liberando molte grandi aziende dal dovere di verificare che i loro prodotti non siano il risultato di abusi dei diritti umani e dei lavoratori o della distruzione inopinata delle risorse naturali. Dall’altra chi ritiene che, più ancora che il contenuto, sia grave la forma del voto, nello specifico il fatto che il Partito Popolare Europeo abbia votato insieme alle destre più estreme e sovraniste d’Europa, di fatto abbattendo in sede europea il tanto decantato “Brandmauer”, il “muro di protezione” che la destra tedesca moderata giura di aver eretto contro le derive neofasciste, sovraniste e antidemocratiche. Quale che sia la posizione dei commentatori, il nodo centrale resta il medesimo: la destra in blocco è riuscita, al secondo tentativo (il primo era fallito a ottobre, con enorme disappunto del cancelliere tedesco Friedrich Merz), a spezzare le tutele che il disegno di legge europeo sulla due diligence aveva provato a garantire. Chi è soddisfatto del risultato parla di “vittoria della competitività”, chi non lo è si chiede chi debba pagare il prezzo degli auspicati aumenti dei margini di profitto che deriveranno da questa scelta.
Vale la pena di ricordare che in questo caso è stato proprio il Partito Popolare Europeo a guidare l’offensiva: i gruppi di estrema destra si sono aggregati per offrire un appoggio indispensabile ai “moderati”, non viceversa. I Patrioti ed Europa delle Nazioni Sovrane hanno fornito i voti decisivi. Anche i Conservatori e Riformisti Europei hanno aderito alla proposta del PPE.
La frattura ha attraversato persino gli schieramenti tradizionali. Diciassette eurodeputati di Renew Europe hanno rotto le righe. Quindici Socialisti e Democratici hanno fatto altrettanto, sostenendo la versione modificata in senso liberista del disegno di legge. Nel complesso, quasi tutti i deputati del Partito Popolare Europeo hanno sostenuto le modifiche. Tutti i politici presenti dei gruppi di estrema destra EKR, PfE ed ESN hanno fatto lo stesso. Diversi liberali e socialdemocratici si sono aggiunti, inclusi deputati tedeschi dell’FDP e socialdemocratici rumeni.
La maggioranza dei gruppi socialdemocratici e liberali si è opposta. Insieme ai Verdi e alla Sinistra. Chiedevano in particolare il mantenimento della responsabilità per le violazioni. In precedenza, era fallito un compromesso tra PPE, socialdemocratici e liberali. I gruppi di centro-sinistra hanno accusato il PPE di ricatto, per aver minacciato di fare ciò che poi ha effettivamente fatto, ovvero collaborare con i gruppi di estrema destra.
Le reazioni politiche al voto sulle due diligence
L’indignazione nei gruppi di sinistra è palpabile. Kira Marie Peter-Hansen, negoziatrice per i Verdi, ha definito il voto un momento “triste per i valori europei”. L’alleanza del PPE con l’estrema destra, ha dichiarato, creerà instabilità e renderà più difficile l’agenda della maggioranza guidata proprio dal PPE di von der Leyen.

René Repasi (SPD), negoziatore per i Socialisti e Democratici, ha evocato riferimenti storici pesanti, parlando addirittura di un parallelo le strategie degli anni ’30, quando i conservatori tedeschi ruppero con i socialdemocratici e aprirono la strada all’ingresso nel governo dei nazisti e all’ascesa di Adolf Hitler. “Cerchiamo di darci una regolata e di non ripetere gli errori del passato”, ha dichiarato Repasi al portale Politico.
Manfred Weber (CSU), presidente del PPE, respinge ogni accusa. “Abbiamo promesso agli elettori di ridurre la burocrazia inutile”, ha affermato prima del voto, celebrando quella che definisce una vittoria per la competitività europea.

Mary Khan-Hohloch di AfD ha parlato di giornata storica specificamente per la caduta del Brandmauer e ha espresso soddisfazione per la svolta a destra che indebolisce la legislazione del Green Deal, cosa che, ritiene, porterà sollievo per le imprese tedesche ed europee.
Il voto sulla due diligence: ecco il contenuto del disegno di legge
Il testo originale prevedeva l’obbligo, per le aziende con oltre 1000 dipendenti e un fatturato annuo di 450 milioni di euro, di verificare l’assenza di violazioni dei diritti umani e inquinamento ambientale nelle proprie filiere di produzione, trasferendo sull’azienda eventuali responsabilità in tal senso. È proprio questo che si intende con il termine “due diligence”
La maggioranza parlamentare ha alzato drasticamente queste soglie, portandole ad almeno 5000 dipendenti e a un fatturato annuo minimo di 1,5 miliardi di euro. La responsabilità a livello UE viene quindi abolita e un eventuale risarcimento delle vittime dipenderà dai tribunali nazionali dei singoli Stati membri. Ogni paese con le sue procedure, i suoi tempi, le sue interpretazioni. Questo, inutile dirlo, rende immensamente più “competitivi” per la produzione quei Paesi nei quali le tutele per i lavoratori e quelle ambientali sono scarse e nei quali i livelli di povertà rendono disponibile un’enorme forza lavoro con pochissime pretese e ancora meno diritti.
Le grandi aziende, inoltre, non dovranno più controllare l’intera catena di approvvigionamento. Potranno concentrarsi sui fornitori che considerano “ad alto rischio” di violazioni.
Il cosiddetto disegno di legge “omnibus” sulla sostenibilità rappresenta il primo importante provvedimento del secondo mandato von der Leyen: dà il tono all’agenda di “semplificazione” e indebolisce le leggi UE sulla divulgazione delle informazioni ambientali e le norme sulla trasparenza.
Un precedente che cambia gli equilibri
Terry Reintke, copresidente del gruppo dei Verdi ha espresso preoccupazione per il fatto che possa essere stata intenzionale la creazione di un precedente per il voto congiunto con l’estrema destra e che questo possa essere un modo per normalizzare la collaborazione delle forze democratiche con le frange più estremiste. Dello stesso parere è Anna Cavazzini, deputata dei Verdi, che ha sottolineato come questa maggioranza non sia stata un semplice caso di supporto spontaneo dell’estrema destra a una proposta del PPE, ma piuttosto il frutto di una ricerca di appoggio specifica e deliberata da parte del centro-destra.
I socialdemocratici, i liberali e i Verdi interpretano il voto come un dichiarazione di guerra politica.
René Repasi ha anche messo in guardia contro una narrativa pericolosa, che presenta la competitività e la sostenibilità come antitetiche. La sopravvivenza economica europea, sostiene, dipende in modo diretto dal sostegno alla transizione verso la neutralità climatica.
Dinamiche europee diverse da quelle nazionali
Le dinamiche del Parlamento europeo, va detto, sono diverse da quelle dei movimenti nazionali, nei quali esiste una coalizione di governo fissa dalla quale ci si può aspettare più o meno sempre il voto congiunto e un’opposizione dalla quale ci si può aspettare più o meno sempre il voto in senso contrario. Le maggioranze tendono infatti a formarsi caso per caso, dal momento che i deputati possono scegliere di privilegiare gli interessi nazionali rispetto a quelli del gruppo parlamentare internazionale – e spesso lo fanno.
Prima delle elezioni europee dell’anno scorso, per esempio, prevalevano maggioranze di sinistra, che puntavano a inasprimenti legislativi in materia di tutela ambientale e diritti umani. Ora i rapporti di forza sono mutati e, di conseguenza, la tutela dell’ambiente e quella dei diritti umani sono slittate in basso nella lista di priorità rispetto alle considerazioni economiche.
Non è neppure la prima volta che i conservatori accettano voti dall’estrema destra. L’anno scorso, infatti, una maggioranza conservatrice approvò alcune mozioni sulla deforestazione che sarebbero fallite senza i voti di AfD.
Cosa succede adesso?
Le modifiche saranno negoziate con il Consiglio dei 27 Stati membri, con l’obiettivo di approvarle entro fine anno, come auspicato anche dal cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU).
Una volta approvate, i governi europei dovranno adeguare le leggi nazionali. In Germania esiste già una legge sulla catena di approvvigionamento. Il governo nero-rosso intende abolirla, procedendo a un indebolimento significativo delle norme.
Chi fosse interessato a sapere esattamente quali parlamentari di quali schieramenti hanno votato a favore/contro o si sono astenuti può verificarlo qui: https://howtheyvote.eu/votes/180948



