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“Freddo come il ghiaccio”: inizia il processo allo psichiatra attentatore di Magdeburgo

A Magdeburgo è iniziato il processo per l’attacco al mercatino di Natale dello scorso dicembre, che ha casato sei morti e più di 300 feriti. L’imputato, Taleb A., lavorava come psichiatra di reparto nel sistema penitenziario di Bernburg, in Sassonia-Anhalt.

L’uomo, originario dell’Arabia Saudita e noto per le sue critiche all’Islam, dovrà rispondere di omicidio volontario in sei casi e tentato omicidio per altre 338 persone.

L’attentato al mercatino di Magdeburgo

Il 20 dicembre 2024, Taleb A., allora 50enne, ha travolto con un’auto a noleggio da 340 CV la folla del mercatino di Natale di Magdeburgo. La Procura generale di Naumburg ha stabilito che la corsa è durata appena un minuto e quattro secondi.

L’attacco ha provocato la morte di un bambino di nove anni e di cinque donne tra i 45 e i 75 anni, mentre 309 persone sono rimaste ferite. Ventinove individui sono rimasti illesi fisicamente, ma sono comunque considerati vittime di tentato omicidio secondo l’accusa.

Secondo le indagini, l’attentatore aveva pianificato l’atto con settimane di anticipo, predisponendo ogni dettaglio della tragedia.

“Freddo come il ghiaccio”

Davanti al tribunale regionale di Magdeburgo, l’imputato ha descritto con precisione la sua azione: durante la corsa mortale ha sterzato a destra per entrare nel mercatino e ha dichiarato che tutto gli sembrava troppo lento. “Era come se camminassi all’interno del mercatino, non come se guidassi”, ha dichiarato. Taleb A. ha quindi aggiunto di aver pensato che la polizia lo avrebbe ucciso. “Allora ho semplicemente accelerato”, ha spiegato. Ha aggiunto di essersi sentito “freddo come il ghiaccio”. Non ha fornito ulteriori dettagli e non ha parlato di pentimento, annunciando invece di voler parlare “per ore, forse giorni”.

Solo dopo aver lasciato il luogo dell’attentato, si è reso conto di non avere un piano per i momenti successivi. Dall’auto vedeva tutto sfocato: l’acqua emessa dai tergicristalli era rossa e solo allora ha capito che delle persone erano rimaste ferite.

Le motivazioni, le divagazioni e i rimproveri del giudice

Taleb A. ha indicato come movente le controversie con le autorità tedesche e la presunta mancanza di sostegno alle donne saudite. Ha dichiarato di aver presentato diverse denunce, ma di non essere stato ascoltato. “C’erano solo due possibilità: lasciare la Germania o attaccare”, ha spiegato. Durante la testimonianza ha spesso divagato, cercando di utilizzare l’udienza per auto-rappresentarsi e criticando presunti tentativi di insabbiamento della polizia.

Il presidente della corte, Dirk Sternberg, ha chiesto all’imputato se avesse considerato che persone estranee sarebbero morte o rimaste ferite. Gli ha chiesto anche come potesse essere diventato, da medico che un tempo aiutava le persone, l’assassino di tante vittime innocenti. Taleb A. ha evitato di rispondere a entrambe le domande.

È stato inoltre richiamato più volte dal presidente perché ha tentato ripetutamente di divagare, usando l’aula per criticare il sistema, invece che per riferire sui fatti oggetto di esame. ll presidente ha inoltre ingiunto all’imputato di non usare il suo laptop per lanciare appelli politici, come ha fatto il primo giorno del processo, mostrando la data delle prossime elezioni, federali e in Sassonia-Anhalt. Alle dichiarazioni confuse del primo giorno sono seguite affermazioni simili sulle presunte coperture da parte di polizia e procura in Germania, nonché accuse di corruzione.

Taleb A. ha inoltre citato scienziati come Galileo Galilei, Stephen Hawking e Albert Einstein, ha criticato le autorità tedesche e ha ribadito di non essere mai stato adeguatamente ascoltato. “Se ci avessero capito, non avrei ucciso né ferito nessuno” ha commentato. Quando ha tentato di rivolgersi direttamente ai genitori di una delle sue vittime, un bambino di nove anni, il giudice Sternberg è intervenuto.

La minaccia di rifiutare il cibo

I presenti, tra cui circa 180 parti civili, sono apparsi visibilmente scossi e il Tagesschau riporta che alcuni hanno lottato per mantenere la calma.

All’inizio dell’udienza, il tribunale ha ignorato la minaccia dell’imputato di rifiutare nuovamente il cibo. “Non avete il potere di ritardare o sabotare il processo con uno sciopero della fame o della sete”, ha sottolineato Sternberg. Poiché l’accusa è stata letta e Taleb A. ha avuto la possibilità di testimoniare, il processo può proseguire anche senza la sua presenza.

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