Merz incontra Sánchez in Spagna: divisi su Gaza, uniti sui rapporti commerciali
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha concluso giovedì scorso a Madrid la sua prima visita ufficiale in territorio spagnolo dall’insediamento al governo. L’incontro con Pedro Sánchez ha inevitabilmente messo in evidenza tanto le convergenze (modeste) quanto le profonde spaccature tra i due leader europei.
Quattro mesi e mezzo dopo l’assunzione dell’incarico, Merz ha scelto la Spagna come ultima tappa della sua tournée tra i grandi paesi dell’Unione Europea. Il colloquio a quattro occhi di 45 minuti presso il Palazzo della Moncloa è stato più lungo del previsto, ma non c’è ragione per credere che sia servito a ricomporre le posizioni divergenti che separano Berlino e Madrid su questioni cruciali come il conflitto mediorientale.
Le relazioni bilaterali al centro del dialogo fra Merz e Sánchez
Entrambi i governi hanno comunque cercato di concentrarsi, nei limiti del possibile, sul terreno comune. Nell’incontro, i due leader hanno sottolineato il dinamismo commerciale che caratterizza le relazioni bilaterali, sotto forma di investimenti reciproci e solidi legami culturali, che dovrebbero trascendere le divisioni politiche contingenti.
L’agenda ha incluso naturalmente temi fondamentali, sui quali i due governi non sono necessariamente dello stesso avviso, quali il sostegno all’Ucraina, la gestione dei flussi migratori e naturalmente la situazione nella Striscia di Gaza. Quest’ultimo punto ha dominato la successiva conferenza stampa, rivelando le profonde differenze di approccio tra i due esecutivi.
Gaza: due visioni inconciliabili del conflitto
Le posizioni di Madrid e Berlino sulla crisi mediorientale rappresentano forse il divario più significativo emerso dall’incontro. Sánchez si è affermato come uno dei leader europei più critici verso la condotta israeliana, utilizzando termini che Merz evita accuratamente.
Il presidente del governo spagnolo, per esempio, non esita a parlare di “genocidio” riferendosi alle conseguenze degli attacchi israeliani sulla Striscia e lo ha fatto ben prima che la Commissione delle Nazioni Unite adottasse questa definizione. Una terminologia che il cancelliere tedesco rifiuta categoricamente, mantenendo una linea di sostegno a Israele pur esprimendo caute critiche ad alcune decisioni del governo di Netanyahu. “Siamo dalla parte di Israele”, ha dichiarato Merz durante la conferenza stampa. “Ciò non significa che condividiamo ogni decisione del governo israeliano.”

La Spagna ha adottato misure concrete per esprimere invece la ferma opposizione all’invasione di Gaza. Primo paese dell’UE ad aderire alla denuncia di genocidio presentata dal Sudafrica contro Israele dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, ha già adottato un embargo totale sulle armi (quello tedesco è solo parziale), nonché il divieto di ingresso per chi partecipa “direttamente al genocidio, alla violazione dei diritti umani e ai crimini di guerra a Gaza.”
Merz ha limitato le esportazioni di armi verso Israele ad agosto, ma si oppone fermamente al riconoscimento della Palestina come Stato. “Per il governo federale tedesco il riconoscimento della sovranità palestinese non è attualmente in discussione”, ha precisato il cancelliere. Inoltre, alla domanda diretta di un giornalista in conferenza stampa, il cancelliere ha risposto che la Germania non accetta che quello in corso a Gaza sia un genocidio e ha ribadito l’argomentazione alla quale si attiene dall’inizio del conflitto, ovvero che esso si protragga solo ed esclusivamente per volere di Hamas, che potrebbe, secondo Merz, porre fine alle ostilità in qualsiasi momento se restituisse gli ostaggi e “deponesse le armi”. Per la Germania, quella di Israele continua a essere una scelta “sproporzionata” per perseguire i “giusti obiettivi” del governo.
Le sanzioni europee dividono Spagna e Germania
Mercoledì Ursula von der Leyen aveva proposto diverse misure punitive contro Israele. Eliminazione dei vantaggi commerciali che riguardano il 37% delle esportazioni israeliane verso l’UE e sanzioni personali contro ministri radicali come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, accusati di violazioni dei diritti umani.
Sánchez ha espresso soddisfazione per queste proposte della Commissione europea. Da oltre un anno la Spagna chiede la sospensione dell’accordo di partenariato strategico tra UE e Israele, ritenendo violato l’articolo sul rispetto del diritto internazionale umanitario.
Il governo tedesco prenderà posizione entro il vertice UE di inizio ottobre, ma non appare probabile che si allinei alle posizioni di quello spagnolo. All’interno della coalizione nero-rossa le opinioni divergono: l’SPD chiede pressioni più forti su Israele, mentre la CSU si oppone a ulteriori sanzioni. Merz ha annunciato che la questione sarà discussa dal gabinetto la prossima settimana.
“Il risultato di questa strategia non sarà solo l’isolamento di israele, ma una maggiore insicurezza per il Paese e più instabilità nell’intera regione”, ha ammonito Sánchez, criticando l’approccio militare israeliano che a suo dire favorisce il terrorismo invece di sconfiggerlo.
Su cosa Merz e Sánchez sono d’accordo
Nonostante le fratture evidenti, Merz sembrerebbe essere riuscito nel suo obiettivo principale: rafforzare l’alleanza tra Partito Popolare Europeo, socialisti e liberali nel Parlamento Europeo. Il cancelliere ha bisogno di Sánchez, principale leader socialista europeo in carica, per sostenere l’agenda di Mario Draghi sulla competitività europea.
“L’alleanza tra popolari e socialisti nell’UE deve funzionare”, ha commentato il cancelliere tedesco. In un contesto di particolare debolezza europea nei confronti di Stati Uniti, Russia e Cina, questa cooperazione assume importanza strategica.
I due leader hanno trovato convergenze su temi economici cruciali, come il fatto di spingere Francia e Italia ad accettare l’accordo Mercosur – ovvero l’accordo di libero scambio tra il Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) e l’Unione Europea – promuovere un mercato energetico europeo con transito di idrogeno, ridurre la burocrazia e rafforzare il mercato interno.
Merz ha anche incontrato Alberto Núñez Feijóo, leader dell’opposizione spagnola, consolidando i rapporti con il Partito Popolare per la stabilità del gruppo parlamentare europeo.
Le questioni controverse – dalla spesa militare (sulla quale Sánchez è in assoluto disaccordo con gli obiettivi NATO) ai fondi UE – sono state volutamente messe in secondo piano per concentrarsi sui punti di convergenza. Con Feijóo, Merz ha discusso dell’adattamento dell’Agenda Verde alla realtà industriale europea, tema che lo separa da Sánchez, il quale invece punta sul perseguimento degli obiettivi climatici.



