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Commissione ONU accusa Israele di genocidio a Gaza: la Germania non è d’accordo

In questi ultimi due giorni, in Germania come in Italia, c’è una discrasia fra le pagine dei giornali e l’informazione che scorre sui canali più informali dei social network. Il motivo è lo stesso nei due Paesi: una commissione indipendente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, in un rapporto recentemente pubblicato sugli eventi successivi all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza, ma, per una parte non piccola della stampa ufficiale tedesca, così come di quella italiana, l’utilizzo di questo termine rappresenta un ostacolo che appare invalicabile. La Germania non ha formalmente modificato la propria posizione ufficiale, reagendo in modo appena tiepido alla notizia, ma alcuni esperti tedeschi hanno modificato le proprie valutazioni iniziali sul conflitto.


Commissione ONU accusa Israele di genocidio a Gaza: la Germania non è d’accordoLe accuse della commissione ONU

La commissione, composta da tre membri e presieduta da Navi Pillay, ha identificato quattro dei cinque requisiti previsti dalla Convenzione ONU sul genocidio del 1948. Pillay è stata giudice della Corte penale internazionale dell’Aia e Alto Commissario ONU per i diritti umani.

I fatti contestati includono uccisioni, gravi lesioni fisiche e mentali, creazione di condizioni di vita volte alla distruzione della popolazione palestinese e misure per impedire le nascite. La commissione documenta il massacro dei civili, il blocco degli aiuti umanitari e la distruzione sistematica di strutture sanitarie, scolastiche e religiose.

Il rapporto cita anche “prove indirette di dolo speciale nel comportamento delle autorità politiche e militari israeliane”. La commissione fa riferimento a dichiarazioni di Netanyahu e altri rappresentanti governativi come “prova diretta dell’intenzione genocida“.

Il documento cita una lettera di Netanyahu ai soldati del novembre 2023, in cui il premier paragona l’operazione a Gaza a una “guerra santa di annientamento totale” tratta dalla Bibbia. Vengono citati anche il presidente Izchak Herzog e l’ex ministro della Difesa Joav Gallant.

La commissione ha basato le conclusioni su interviste con vittime e testimoni, documenti pubblici verificati e analisi di immagini satellitari.

Il Consiglio dei diritti umani è composto da 47 paesi eletti per tre anni dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La Convenzione sul genocidio è entrata in vigore nel 1951 dopo l’Olocausto e definisce il genocidio indipendentemente dal numero delle vittime.

La risposta israeliana

L’ambasciatore israeliano a Ginevra, Daniel Meron, ha definito il rapporto “scandaloso” e “una invettiva diffamatoria”. Secondo Meron, la commissione non fa riferimento agli atti terroristici di Hamas e i suoi membri hanno tendenze antisemite. Israele, d’altronde, non riconosce l’autorità del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e lo accusa di pregiudizi anti-israeliani. Il governo di Gerusalemme sostiene di combattere Hamas, non la popolazione civile, e che il movimento islamista usi i civili come “scudi umani”.

Il governo di Israele afferma inoltre che la guerra potrebbe terminare se Hamas rilasciasse i 48 ostaggi rimasti e deponesse le armi. I negoziati per un cessate il fuoco sono attualmente in stallo e Gaza City è oggetto da settimane di bombardamenti che si sono intensificati nelle ultime 48 ore, fino a radere quasi completamente al suolo la città.

La posizione ufficiale della Germania

Il ministro tedesco degli Affari europei Gunther Krichbaum (CDU) ha dichiarato a Bruxelles: “Non condividiamo questo giudizio. Non stiamo parlando di un genocidio, anche se la situazione umanitaria della popolazione di Gaza rimane profondamente preoccupante”.

Gunther Krichbaum Foto: Tobias Koch

Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha ribadito il 26 agosto che “le linee guida della politica tedesca nei confronti di Israele rimangono invariate” e ha rinnovato l’appello a Hamas per il rilascio degli ostaggi e la deposizione delle armi. Merz ha precisato che la solidarietà con Israele “non significa che approviamo ogni decisione presa da un governo e che gli forniamo sostegno militare con armi”. L’8 agosto, dopo l’approvazione del piano israeliano per la conquista di Gaza, la Germania ha annunciato: “Il governo federale non autorizzerà fino a nuovo ordine le esportazioni di armamenti che potrebbero essere utilizzati nella Striscia di Gaza”.

Il governo tedesco ha criticato i progetti di insediamento israeliani in Cisgiordania, definendoli “contrari al diritto internazionale” e finalizzati a “rendere impossibile la futura creazione di uno Stato palestinese”.

Alcuni esperti tedeschi che inizialmente avevano respinto quelle che ritenevano essere accuse di genocidio affrettate e non adeguatamente fondate hanno modificato la loro valutazione. Kai Ambos dell’Università di Göttingen e Stefanie Bock dell’Università di Marburg hanno scritto nella Deutsche Richterzeitung: “La dinamica del conflitto nel suo complesso sembra ora indicare un genocidio”.

Le misure umanitarie tedesche

La Germania ha espresso preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza. Dal 1° al 27 agosto 2025, l’aeronautica militare tedesca ha effettuato voli quotidiani per lanciare aiuti sulla Striscia, consegnando 717 pallet con quasi 381 tonnellate di beni di prima necessità. Questa forma di invio degli aiuti è stata giudicata poco efficace e talvolta anche pericolosa e deleteria da diverse organizzazioni per i diritti umani che operano e hanno operato in territorio palestinese.

Merz ha definito “inaccettabile” l’attacco israeliano contro i vertici di Hamas in Qatar, sottolineando la violazione della sovranità territoriale del paese mediatore.

Il contesto internazionale

Israele deve affrontare anche un procedimento per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia. Il governo israeliano, fino a questo momento, ha respinto tutte le accuse e ha invocato il diritto all’autodifesa dopo il 7 ottobre.

Secondo i dati israeliani, 1.200 persone sono state uccise nell’attacco del 7 ottobre e 251 prese in ostaggio. Nella guerra successiva, secondo le autorità di Gaza, sono morte più di 64.000 persone. La Germania continua a sostenere la soluzione a due Stati, pur non riconoscendo attualmente uno Stato palestinese indipendente per quella che ha definito la “mancanza dei presupposti necessari.”

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