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CDU a sorpresa: Jens Spahn parla di “redistribuzione della ricchezza”

L’espressione “redistribuzione della ricchezza” non si trova tutti i giorni, nel vocabolario di un politico del centro-destra europeo. Proprio per questo La Germania si trova di fronte a una questione scottante. La distribuzione della ricchezza Jens Spahn (CDU), leader del gruppo parlamentare dell’Unione e discusso ex-ministro della sanità dell’ultimo governo Merkel, ha sorpreso molti osservatori politici una dichiarazione televisiva quantomeno disallineata rispetto alle posizioni tradizionali del suo partito. Durante una recente partecipazione programma “Maybrit Illner” della ZDF, Spahn ha affrontato direttamente il tema della concentrazione patrimoniale in pochissime mani, che in Germania è un fatto comprovato, ma che è anche un argomento tabù nei circoli conservatori.

Spahn e la redistribuzione della ricchezza: negli ultimi anni, i patrimoni sono cresciuti “da soli”

“Negli ultimi anni, soprattutto nella fase in cui i tassi d’interesse sono stati più bassi, abbiamo assistito a una situazione in cui i patrimoni sono cresciuti quasi da soli”. Spahn si riferisce in particolare all’aumento di valore dei beni immobiliari e dei patrimoni azionari, che, negli ultimi anni, sono schizzati verso l’alto praticamente senza alcun intervento da parte dei proprietari, creando patrimoni sempre più vasti, mentre ampie fasce di povertà si allargavano nel Paese, travolgendo sempre più spesso anche persone non disoccupate.

Chi già possedeva asset significativi ha visto moltiplicarsi la propria ricchezza: Spahn lo sottolinea e a qualcuno potrebbe venire in mente di fare una battuta sul fatto che il leader parlamentare della CDU sia stato influenzato dalla presenza dell’altra ospite della tradizione, Heidi Reichinnek, co-presidente del gruppo parlamentare Die Linke: “Concordo sul fatto che la distribuzione della ricchezza non sia corretta”, ha detto Spahn, in un’apertura inusuale verso le posizioni della sinistra.

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Heidi Reichinnek Foto: Die Linke / Olaf Krostitz

Spahn ha identificato un obiettivo: garantire che anche le persone con redditi relativamente bassi possano partecipare alla formazione di ricchezza. Non si tratta solo di redistribuire quello che esiste già. Si tratta di creare opportunità di accesso al benessere per fasce più ampie della popolazione.

L’imposta di successione al centro del dibattito

Chi temeva un’improvvisa svolta socialista di Jens Spahn, tuttavia, può trovare parziale rassicurazione nel fatto che l’ex ministro non individua la soluzione, come molta parte della sinistra, in un’imposta sul patrimonio, ma piuttosto in una riforma della tassa di successione. Spahn ha anticipato infatti che, probabilmente, entro la fine dell’anno la Corte costituzionale federale emetterà una sentenza che potrebbe costringere la coalizione a riformare questo strumento fiscale.

Le pressioni in tal senso non mancano: la Baviera ha già presentato ricorso alla Corte costituzionale, insistendo per una ristrutturazione completa di questo aspetto del fisco tedesco. I motivi non sono necessariamente affini a quelli della sinistra: secondo i sostenitori bavaresi della riforma, va considerato il fatto che i prezzi degli immobili sono aumentati notevolmente negli ultimi quindici anni, mentre le franchigie sono rimaste invariate. Il governo bavarese punta alla regionalizzazione dell’imposta, con aliquote fiscali più basse e franchigie più elevate.

Parallelamente alla questione fiscale, inoltre Spahn ha sottolineato la necessità di adeguare i sistemi di sicurezza sociale al cambiamento demografico. L’invecchiamento della società tedesca richiede riforme strutturali che vanno oltre la semplice ridistribuzione della ricchezza esistente.

Le reazioni dei partiti: consenso bipartisan?

L’SPD ha accolto con sorpresa e favore le dichiarazioni di Spahn. Wiebke Esdar, la vicecapogruppo del partito socialdemocratico, ha dichiarato: “Siamo lieti che anche Jens Spahn consideri un problema la distribuzione diseguale e fortemente ingiusta della ricchezza nel nostro paese”. L’SPD, a questo punto, vorrebbe approfittare dell’afflato riformista dell’alleato: Esdar ha sottolineato infatti la necessità di attuare “insieme” misure concrete di redistribuzione della ricchezza che impediscano l’ulteriore polarizzazione sociale. La sentenza attesa dalla Corte costituzionale potrebbe rappresentare l’occasione giusta per avviare una riforma in tal senso.

I socialdemocratici hanno voluto chiarire i loro obiettivi. Secondo Esdar, nel mirino non ci sarebbero le piccole eredità individuali, come quella di chi si ritrova una piccola casa di proprietà appartenuta a genitori o nonni, ma i grandi patrimoni. “I più ricchi tra i ricchi” dovrebbero contribuire in modo più equo alla comunità nazionale ha dichiarato.

L’SPD, in questo senso, non ha cambiato posizione: fin dall’inizio della coalizione, i socialdemocratici hanno premuto per l’incremento della pressione fiscale sulle classi più agiate, scontrandosi però sempre con l’inflessibile diniego degli alleati dell’Unione.

Anche i Verdi hanno reagito positivamente. Katharina Dröge, copresidente del gruppo parlamentare, ha sottolineato come sia significativo che Spahn abbia identificato la disparità di ricchezza come un problema strutturale. “Se dietro a queste parole ci fosse davvero l’intenzione di agire e rendere più equa l’imposta di successione, sarebbe una svolta positiva da parte della CDU”, ha dichiarato Dröge. I Verdi si sono offerti di collaborare concretamente su questo fronte.

Michaela Engelmeier, presidente del consiglio di amministrazione dell’Associazione sociale tedesca, si è detta “sorpresa dalla chiarezza con cui Jens Spahn definisce un problema la crescente disuguaglianza patrimoniale in Germania”.

L’endorsement arriva con critiche ai dibattiti sui tagli al sociale. Engelmeier ha identificato alternative concrete: un salario minimo che protegga dalla povertà, investimenti sull’istruzione e nel settore sociale.

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