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Germania condanna Israele per la morte dei giornalisti nell’attacco all’ospedale di Gaza

Ancora una volta, il governo tedesco ha criticato quello israeliano per le azioni militari condotte nella striscia di Gaza. Nonostante quello tedesco sia fra i governi da sempre meglio disposti verso Israele, qualche timida voce critica, negli ultimi mesi, è arrivata perfino dalla maggioranza di centro-destra, concretizzandosi anche in una limitazione delle esportazioni di armi – nello specifico, sospendendo l’invio di materiale bellico che possa essere usato a scopo offensivo contro i civili di Gaza. Questa volta, a suscitare le critiche dell’esecutivo di Berlino nei confronti di Israele è stata l’uccisione di cinque giornalisti e di altri operatori civili, morti nel bombardamento israeliano che ha distrutto l’ospedale Nasser di Khan Yunis, a Gaza.

L’attacco si è svolto in due fasi consecutive. Il secondo bombardamento ha colpito i soccorritori e i giornalisti che erano arrivati sul posto dopo la prima esplosione. Questo è quello che si conosce come “double tap strike”, ovvero “attacco doppio colpo”: consiste nel bombardare un obiettivo, attendere un periodo di tempo solitamente piuttosto breve, durante il quale arrivano i primi soccorsi, e poi bombardare l’obiettivo una seconda o addirittura una terza volta. Questa tecnica è controversa e oggetto di dibattito: diversi giuristi ritengono che sia da considerarsi un crimine di guerra e che violi la convenzione di Ginevra. 

L’attacco di Israele contro l’ospedale Nasser di Gaza: venti vittime tra cui cinque giornalisti

L’episodio si è verificato nel sud della Striscia di Gaza. Almeno venti persone hanno perso la vita durante due raid aerei consecutivi contro l’ospedale, secondo quanto riferito da fonti palestinesi locali. Reuters, Associated Press e Al Jazeera hanno confermato ciascuno la morte di un proprio collaboratore. Altri due giornalisti sarebbero deceduti secondo le autorità sanitarie locali, ma non è ancora chiara la loro identità. Un dipendente Reuters risulta ferito.

La posizione del governo tedesco: “Da tempo a Gaza non è garantito il diritto di cronaca”

Stefan Kornelius, portavoce del governo tedesco, ha utilizzato parole insolitamente dure nei confronti di Israele. La Germania, ha dichiarato, chiede da tempo che venga garantito l’accesso della stampa a Gaza e la possibilità di riferire dalla Striscia e documentare la situazione. “Da tempo non vediamo garantito questo diritto”, ha affermato Kornelius durante una conferenza stampa ufficiale.

Il governo esorta esplicitamente Israele a modificare la propria strategia bellica nella Striscia. Raramente la Germania, che mantiene rapporti privilegiati con Tel Aviv per ragioni storiche, si è spinta così oltre nelle critiche pubbliche.

La denuncia delle associazioni internazionali: “Pratica abominevole”

L’Associazione della stampa estera in Israele ha condannato l’ennesimo attacco mortale contro operatori dell’informazione. “Indignati e scioccati” per l’incidente all’ospedale Nasser di Khan Yunis. Dall’inizio del conflitto non erano stati uccisi simultaneamente così tanti rappresentanti dei media internazionali.

“Chiediamo a Israele di porre fine una volta per tutte alla pratica abominevole di attaccare miratamente i giornalisti”, recita il comunicato ufficiale dell’FPA. “Questo deve essere un punto di svolta” — così l’associazione definisce la situazione attuale. Un appello diretto ai governi: “Fate tutto il possibile per proteggere i nostri colleghi. Da soli non ce la possiamo faire”. L’associazione sottolinea la difficoltà della categoria professionale nel garantire la propria sicurezza.

Il bilancio drammatico: fino a 250 giornalisti palestinesi uccisi

Secondo diverse stime internazionali, dall’inizio della guerra a Gaza fra i 190 e i 250 giornalisti palestinesi hanno perso la vita durante attacchi israeliani.

Reporter senza frontiere aveva già documentato questa escalation contro gli operatori dell’informazione. “Stanno facendo tutto il possibile per mettere a tacere le voci indipendenti che cercano di riferire su Gaza”, ha dichiarato il segretario generale Thibaut Bruttin.

L’episodio più eclatante risale all’inizio di agosto. Israele aveva eliminato con un drone il noto giornalista di Al-Jazeera Anas Al-Sharif. L’esercito israeliano lo aveva etichettato ripetutamente come “terrorista di Hamas” accuse già formulate in passato contro altri cronisti.

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