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Robert Habeck lascia il Bundestag. L’ex leader dei Verdi verso impegni accademici

Robert Habeck, figura di spicco dei Verdi tedeschi e protagonista della politica federale negli ultimi anni, ha comunicato ufficialmente la sua intenzione di lasciare il Bundestag. Il primo settembre rimetterà il mandato, abbandonando la politica attiva berlinese, ma non la sua attività politica in generale.

L’annuncio è arrivato attraverso le colonne del quotidiano “taz“, dove l’ex ministro dell’Economia ha spiegato le ragioni profonde di una scelta che, assicura, non è stata presa alla leggera. Una decisione maturata nel silenzio delle riflessioni post-elettorali, quando i numeri hanno rivelato una perdita di terreno dei Verdi rispetto alle precedenti elezioni: solo l’11,6% delle preferenze, 3,1 punti percentuali  in meno rispetto al 2021.

La comunicazione ufficiale di Robert Habeck al Bundestag

Lunedì mattina, una comunicazione formale alla presidenza del Bundestag ha ufficializzato quello che era nell’aria da settimane. “Questo lunedì ho comunicato alla presidenza del Bundestag che il 1° settembre rinuncerò al mio mandato in Parlamento”, ha dichiarato Habeck.

Il politico dei Verdi, che aveva conquistato il seggio attraverso la lista regionale dello Schleswig-Holstein, ha scelto di non prolungare ulteriormente un’esperienza parlamentare iniziata nel 2021. Sono stati anni intensi, caratterizzati prima dalla leadership del partito e poi dal ruolo governativo di primo piano durante il governo Scholz.

Le motivazioni dietro l’addio

“Devo prendere le distanze dal rigido corsetto della politica berlinese”. Così Habeck ha spiegato le ragioni profonde del suo passo indietro, usando un’espressione che rivela molto del suo stato d’animo attuale. La necessità di respirare. Di ricevere invece che trasmettere continuamente, come è accaduto negli ultimi anni, anche a causa delle responsabilità governative.

La decisione non rappresenta, come abbiamo anticipato, un addio definitivo alla vita pubblica. Habeck ha tenuto a precisare che il suo ritiro dal Bundestag “non è un ritiro dal dibattito politico” né dal suo partito. Le prime tappe del nuovo percorso professionale di Robert Habeck lo porteranno a Berkeley, in California, e a Copenhagen, in Danimarca, dove l’ex ministro ha assunto impegni accademici con prestigiose istituzioni internazionali. L’Università di Berkeley e l’Istituto danese di studi internazionali rappresentano solo l’inizio di quello che promette essere un periodo dedicato alla ricerca e alla formazione.

“Voglio fare ricerca, insegnare e imparare in diversi istituti di ricerca e formazione all’estero”, ha spiegato l’ex vicecancelliere, delineando un programma che lo porterà lontano dai corridoi del potere berlinese. Un’esperienza che potrebbe durare mesi o anni: i tempi non sono ancora definiti con precisione.

Secondo quanto emerso dalle sue dichiarazioni, altre destinazioni si aggiungeranno presto a quelle già confermate. Un tour accademico internazionale che permetterà ad Habeck di osservare le dinamiche politiche ed economiche globali da una prospettiva diversa, quella del ricercatore piuttosto che del politico in senso stretto.

Rimane aperta la possibilità di interventi futuri nel dibattito pubblico tedesco: “Se credo di poter dare un contributo interessante, lo dirò”, ha assicurato ai lettori di “taz”. 

Le reazioni del partito: rammarico e riconoscenza

“Ringraziamo di cuore Robert Habeck per il suo lavoro”. Le parole delle presidenti del gruppo parlamentare dei Verdi, Britta Haßelmann e Katharina Dröge, sintetizzano il sentimento prevalente nel partito di fronte a questa decisione, almeno fra le fila del partito più vicine alla direzione federale. È piuttosto noto, infatti, che i giovani verdi e le frange più a sinistra del partito fossero spesso in disaccordo con Habeck. In questa fase, però, i colleghi hanno espresso soprattutto rammarico per la perdita di una figura così centrale, ma anche riconoscenza per gli anni di impegno profusi.

Colloqui politici al Bundestag di Berlino Verdi Unione
Le co-presidenti della fazione dei Verdi al Bundestag Britta Haßelmann (D) e Katharina Dröge (S) Foto: EPA-EFE/CLEMENS BILAN

Dal 2018, Habeck aveva guidato i Verdi come copresidente, contribuendo a trasformare un partito di nicchia in una forza politica capace di conquistare il governo. La sua leadership aveva portato i Verdi a risultati storici, prima del rallentamento registrato nelle ultime elezioni.

Il percorso parlamentare di Habeck, iniziato nel 2021, si conclude quindi dopo soli quattro anni, che sono stati densi di eventi cruciali. La sua figura ha rappresentato per anni il volto più riconoscibile dei Verdi tedeschi, quello che più di altri è riuscito a comunicare con efficacia le proposte ecologiste a un pubblico ampio.

I sassolini nella scarpa di Habeck

Nella sua intervista di addio alla politica parlamentare, l’ex ministro si è concesso qualche opinione meno che equidistante su alcuni colleghi del Bundestag. I giudizi più negativi li ha dati senza dubbio sull’Unione, che, a suo parere, ha minato la possibilità di una coalizione nero-verde o comunque con i Verdi nella maggioranza. I principali responsabili di questa linea politica sarebbero, secondo Habeck, il cancelliere Friedrich Merz, il Primo Ministro bavarese e leader della CSU Markus Söder, l’ex ministro della sanità Jens Spahn e la presidente del Bundestar Julia Klöckner.

Per quest’ultima, Robert Habeck spende parole pesanti, accusandola di aver creato divisioni sociali “deliberatamente o per stupidità” e di essere “inadatta” al ruolo di presidente del Parlamento. “Non è mai stata in grado di unire le cose. Ha sempre solo polarizzato, polemizzato e diviso”. Fa anche riferimento alle polemiche nate dal modo in cui Klöckner ha voluto implementare le rigide regole di abbigliamento al Bundestag (fra le altre cose una parlamentare è stata espulsa per aver indossato una maglia con scritto “Palestina”). “Non ci devono essere bandiere o scritte sui maglioni. Tutti devono essere neutrali, solo Klöckner può essere di destra” ha commentato sarcasticamente Habeck.

Nessuno sconto neanche per il Primo Ministro bavarese: il “feticismo per le salsicce di Markus Söder”, dice l’ex ministro, non è politica e serve solo a “distrarre dalle ragioni che possono spingere le persone a sentirsi ignorate e escluse”.

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