Carcere femminile per l’estremista di destra che ha fatto coming out come donna trans?

L’estremista di destra Marla-Svenja Liebich è stata condannata nel luglio 2023 dal tribunale distrettuale di Halle. La pena: un anno e sei mesi di reclusione senza condizionale. I capi di accusa includevano incitamento all’odio razziale, diffamazione e ingiuria. Dopo il ricorso in appello e la revisione, la sentenza è rimasta invariata e definitiva. All’epoca, Liebich era ancora registrata con il nome maschile assegnato alla nascita, ma successivamente ha modificato il proprio genere anagrafico e ha cambiato nome in Marla-Svenja. C’è chi sostiene che lo abbia fatto per farsi beffe della stessa legge sull’autodeterminazione di cui si è avvalsa, dal momento che, nel suo attivismo precedente, non avevano trovato posto posizioni particolarmente vicine alla causa delle persone trans, ma questo non rileva ai fini della legge. Per lo Stato tedesco, oggi, Marla-Svenja Liebich è una donna e dovrebbe poter scontare la propria pena in un carcere femminile.
Nello specifico, dal momento che Liebich risiede in Sassonia, quello di Chemintz
Non è stata comunicata una data precisa per l’inizio della detenzione, ma la prassi prevede che la persona condannata si presenti entro circa due settimane.
Liebich dovrà sostenere un colloquio prima di entrare nel carcere femminile di Chemnitz
Naturalmente, la compatibilità di Liebich con il contesto del carcere in cui dovrà essere inserita è una questione che preoccupa le autorità giudiziarie. Per questo motivo, all’inizio della detenzione, il carcere femminile di Chemnitz effettuerà un colloquio di ammissione, come spiegato dal procuratore capo Dennis Cernota della procura di Halle. Durante questo incontro, la direzione dell’istituto valuterà eventuali rischi per la sicurezza e l’ordine all’interno della struttura.
Se dovessero emergere criticità, potrebbe essere disposta la detenzione in un’altra sede.
Reichelt vince la causa contro Liebich
Parallelamente, Julian Reichelt, gestore del portale Nius, dalle posizioni vicine alla destra populista, ha ottenuto una vittoria legale contro Liebich. Il tribunale regionale di Berlino ha stabilito che Reichelt ha il diritto di affermare che Liebich “non è una donna”.
I giudici hanno riconosciuto che questa dichiarazione, contro la quale Liebich aveva fatto appello, costituisce sì una violazione del diritto generale alla personalità di Liebich, ma che, allo stesso tempo, in questo caso prevale la libertà di espressione di Reichelt. Secondo la motivazione, il post è interpretato come espressione di opinione e come critica alla legge sull’autodeterminazione del 2024, che ha rimosso alcuni ostacoli burocratici alla modifica della registrazione del genere sui documenti ufficiali.




