“AfD m***a”: il coro interrompe l’intervista di Alice Weidel
Un’eco fastidiosa nell’orecchio. Fischi, slogan, clacson. E un’intervista che scivola lentamente nel caos. Domenica, durante la consueta intervista estiva trasmessa dall’emittente tedesca ARD, la leader di AfD Alice Weidel si è trovata impossibilitata a parlare e, a tratti, perfino a capire le domande che le venivano poste, a causa di una manifestazione di protesta che ha reso praticamente incomprensibile la conversazione. Il setting era quello istituzionale del quartiere governativo di Berlino, in riva alla Sprea. Ma da lì, proprio dalla riva opposta del fiume, è partito il boato.
I manifestanti, armati di megafoni e altoparlanti, fischietti, clacson e perfino accompagnati da un coro professionale, hanno coperto quasi ogni parola. Il volto contratto di Weidel, il moderatore Markus Preiß costretto a ripetere le domande sono diventati immediatamente virali in Germania: una scena surreale, trasmessa in streaming in tempo reale.
Un autobus, due parole, tanto rumore
Al centro della protesta sonora c’era un mezzo diventato ormai simbolico. Un vecchio furgone per detenuti, riconvertito dal collettivo artistico Zentrum für Politische Schönheit (Centro per la bellezza politica) e ribattezzato ironicamente “Adenauer SRP+”. Già sequestrato (e poi restituito) a febbraio dalla polizia per motivi di sicurezza stradale, domenica è tornato in scena. E con un arsenale sonoro di tutto rispetto.
Dagli altoparlanti dell’autobus è partito un loop continuo: “Scheiß AfD” (AfD merda). Due sole parole, cantate in coro, senza sosta. La traccia era stata registrata dal Corner Chor di Augsburg. E proprio in quel momento, racconta la stessa Weidel, l’audio ha ceduto del tutto e i tentativi dei tecnici di salvare la situazione sono falliti: “Ora ho un’eco nell’orecchio, non si sente più nulla.” Dieci minuti dopo l’inizio, il senso stesso dell’intervista era ormai evaporato.
Le reazioni: accuse, teorie e richieste di replica dell’intervista per la leader di AfD
La risposta non si è fatta attendere. ARD, tramite una portavoce dello studio della capitale, ha espresso rammarico per la qualità compromessa della trasmissione e ha annunciato l’intenzione di prendere provvedimenti per evitare simili interferenze in futuro. Nessun dettaglio specifico, però. La vicenda sarà discussa internamente.
Dal canto suo, AfD ha reagito con fermezza. Markus Frohnmaier, vicecapogruppo parlamentare del partito, ha dichiarato che ARD avrebbe dovuto interrompere la trasmissione e trasferirsi in studio per garantire correttezza. “Mi aspetto che l’intervista venga ripetuta in condizioni eque”, ha affermato.
Nel frattempo, sui social, è esploso un fronte parallelo: molti sostenitori del partito hanno diffuso teorie secondo cui ARD avrebbe volutamente sabotato la trasmissione, installando microfoni sulla riva opposta per enfatizzare il rumore. Accuse pesanti, non dimostrate, che alimentano un clima già rovente.
Fact Checking
Weidel, visibilmente infastidita, ha definito l’accaduto un attacco alla libertà di stampa e d’informazione. Anche la polizia è intervenuta, ma senza effettuare arresti. Secondo un portavoce, circa 25 persone hanno partecipato all’azione non autorizzata, che è stata interrotta una volta identificata. Ma non prima che il messaggio — sonoro e politico — facesse il giro del Paese.
Infine, ARD ha pubblicato online un fact-checking sulle dichiarazioni di Weidel. Un punto in particolare è emerso: il numero di siriani sottoposti all’obbligo di espatrio citato dalla leader AfD sarebbe risultato “grossolanamente errato”.




