Germania fuori dalla risoluzione su Gaza: ecco perché Berlino non ha firmato
Una risoluzione internazionale, promossa da Regno Unito e Francia e sostenuta da oltre 20 Paesi, chiede a Israele di porre fine immediatamente alla guerra a Gaza e di garantire l’arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione che è stata privata dell’accesso a tutte le risorse indispensabili e che ormai da mesi muore di fame, di sete e di malattie, anche nei momenti in cui non cadono le bombe. Ma in mezzo a un fronte europeo compatto, spicca un’assenza pesante: la Germania.
Nonostante abbia dichiarato l’appoggio sostanziale agli intenti della dichiarazione, il governo di Berlino ha scelto di non firmare. Una decisione che ha sollevato domande, critiche e – inevitabilmente – polemiche.
Dove si è arenato il consenso
Secondo fonti governative, il problema non è stata la sostanza, ma la forma. Alcune espressioni presenti nella risoluzione su Gaza – in particolare il passaggio sulla “dignità umana” – avrebbero creato attriti. E poi c’era la questione degli ostaggi: il testo non includeva il loro rilascio come condizione per fermare le ostilità. Per Berlino, questo sarebbe stato un elemento indispensabile.
Un altro fattore cruciale è stato il ritmo serrato con cui Londra ha spinto per la pubblicazione che, secondo il portavoce del governo tedesco, non avrebbe lasciato spazio a un consenso pieno tra i partner europei.
Berlino non firma la risoluzione su Gaza ma parla con Gerusalemme
Stefan Kornelius, portavoce del governo federale, ha chiarito che la Germania condivide la linea politica della risoluzione. Tuttavia, ha anche sottolineato che il governo ha scelto di esprimere il proprio punto di vista in modo indipendente.
Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) avrebbe chiamato direttamente il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, per comunicargli che Berlino non sostiene la politica israeliana su Gaza. Durante un incontro ufficiale con il premier norvegese Jonas Store, Merz ha inoltre ribadito pubblicamente la sua posizione, parlando della “grande sofferenza della popolazione civile” e chiedendo che vengano garantiti aiuti umanitari.
Il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) ha usato il suo profilo X per parlare di “situazione umanitaria catastrofica” e ha chiesto a Israele di rispettare gli accordi siglati con l’Unione Europea, permettendo l’accesso agli aiuti.
Contrariamente a quanto avvenuto in occasione di alcune dichiarazioni passate, Berlino ha scelto di non menzionare la responsabilità storica legata alla Shoah.



