Strategia AfD: così l’ultradestra tedesca punta al potere
Diversi media tedeschi, fra i quali Der Spiegel e Die Zeit, hanno pubblicato stralci di un documento strategico interno del gruppo parlamentare di AfD al Bundestag, che rivela il piano dettagliato con cui l’ultradestra tedesca intende conquistare il potere politico. La strategia, che ha come obiettivo finale portare Alice Weidel alla Cancelleria, si basa su tre pilastri fondamentali: la lotta culturale, la polarizzazione dell’elettorato e l’indebolimento della coalizione nero-rossa guidata dal cancelliere Friedrich Merz (CDU).
La crescita nei sondaggi e l’obiettivo del 28%
AfD sta progressivamente riducendo il distacco dall’Unione nei sondaggi nazionali. Secondo i dati YouGov più recenti, il partito di ultradestra ha registrato un incremento di due punti percentuali rispetto al mese precedente, raggiungendo il 25% delle preferenze. L’Unione, nel frattempo, ha perso un punto percentuale, attestandosi al 27%.
Nel documento strategico, AfD delinea uno scenario elettorale ancora più ambizioso, puntando a raggiungere il 28% dei consensi. Questo traguardo sarebbe possibile conquistando i quattro milioni di elettori che, rispetto alle precedenti elezioni federali, hanno scelto di votare SPD, FDP o di astenersi invece di sostenere la CDU. Tuttavia, AfD mantiene ancora significative distanze su temi cruciali per un vero consenso elettorale. Rispetto alle politiche di ambito economico, per esempio, l’Unione gode della fiducia del 39% degli elettori contro il 12% di AfD, mentre su politica fiscale e finanziaria i rapporti sono di 27% contro 11% rispettivamente.
La strategia della polarizzazione culturale: così AfD punta a dividere l’elettorato
Il concetto di “polarizzazione culturale” rappresenta il cuore della strategia di AfD. Questo approccio prevede la formazione di due schieramenti distinti nell’elettorato: quello conservatore-borghese e quello radicale di sinistra, secondo un modello che richiama in qualche modo il bipartitismo americano e che spinge chi si riconosce maggiormente in uno schieramento ad associare lo schieramento opposto, in blocco, alle sue frange più estreme. L’obiettivo è costringere SPD e Verdi a perdere il proprio profilo moderato e a spostarsi ulteriormente a sinistra, ampliando così il divario con l’Unione.
La profondità di questa divisione è emersa chiaramente durante il fallimento dell’elezione della candidata giudice dell’SPD Frauke Brosius-Gersdorf al Bundestag. L’episodio ha evidenziato come le tensioni tra i partiti della coalizione nero-rossa stiano raggiungendo livelli critici.
La lotta culturale promossa dad AfD sembra già produrre i primi effetti. Come ha osservato Dirk Wiese, primo segretario parlamentare del gruppo SPD, “Alcune cose arrivano con un certo ritardo dall’altra parte dell’Atlantico, ma non avrei mai immaginato che qui avremmo avuto dibattiti come quelli sulla Corte Suprema o sulla nomina dei giudici in Polonia”.

Indebolire la coalizione nero-rossa e creare una nuova crisi di governo
Il documento strategico di AfD definisce chiaramente l’obiettivo di “rendere insanabili le divergenze tra Unione e SPD”. La tattica prevede di replicare nell’attuale coalizione nero-rossa dinamiche interne simili a quelle che hanno fatto saltare il governo Scholz. Va detto che, in quel caso, il peso degli alleati era diverso, dal momento che si trattava di una coalizione composta da tre partiti (SPD, Verdi ed FDP) e che a far saltare il governo è stato, in quell’occasione, l’alleato con meno seggi in parlamento.
Per far saltare questo governo, secondo il documento di AfD, l’SPD dovrebbe essere spinta a posizioni sempre più radicali, aumentando la pressione interna all’alleanza e sull’Unione stessa. C’è da scommettere che all’elettorato di sinistra tedesco questa idea possa strappare un sorriso sarcastico, considerando che all’SPD si imputa spesso proprio il fatto di non onorare sufficientemente la propria tradizione socialdemocratica. Tuttavia, questa strategia si basa sull’idea, non certo nuova, di “spaventare” l’elettorato centrista con lo spauracchio di una sinistra radicale, da associare a un generale senso di pericolo rispetto ai temi sui quali AfD punta da sempre, come l’immigrazione. La cosa ha già suscitato preoccupazioni tra i Verdi, la cui ex leader Ricarda Lang ha espresso il sospetto che il leader del gruppo parlamentare dell’Unione Jens Spahn stia lavorando “consapevolmente” per far fallire la coalizione “al fine di rendere possibile un’altra coalizione, ad esempio con AfD”.

AfD mira inoltre ad abbattere il muro di separazione con l’Unione, il cosiddetto “Brandmauer”, attraverso un approccio duplice: “dall’alto”, dividendo la coalizione nero-rossa e rimuovendo gli ostacoli istituzionali, e “dal basso”, aumentando l’accettazione del partito tra i cittadini e riducendone il rifiuto, attraverso una sorta di “rebranding”, che punti a una maggiore presentabilità del partito, specialmente a fronte della recente pronuncia (momentaneamente sospesa) dell’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione, che ha definito AfD “sicuramente estremista di destra”.
Le reazioni dei partiti tradizionali
La strategia di AfD non è passata inosservata agli altri partiti politici. L’SPD ha reagito riaffermando la propria posizione di “partito del centro democratico e sociale”, come sottolineato da Jochen Ott, presidente del gruppo parlamentare dell’SPD nel Landtag del Nord Reno-Westfalia. Ott ha enfatizzato l’importanza del compromesso e della capacità di mediazione per la democrazia, facendo riferimento alle recenti controversie all’interno della coalizione di governo.
Anche i Verdi al Bundestag hanno manifestato preoccupazione per la crescente influenza dell’ultradestra. Britta Haßelmann, capogruppo dei Verdi, ha accusato l’Unione di non riuscire a “valutare la gravità della situazione nel Paese”, criticando il modo in cui “i portali di notizie di destra sembrano influenzare il vostro gruppo parlamentare”.
AfD riuscirà a ripulire la propria immagine?
Nonostante la strategia ben delineata, AfD deve ancora affrontare significative contraddizioni interne. I deputati di ultradestra in Parlamento tentano di apparire più moderati per migliorare l’immagine del partito, ma Alice Weidel continua ad adottare un comportamento provocatorio nel Bundestag, tenendo discorsi caratterizzati da toni aspri che potrebbero scoraggiare gli elettori borghesi.
Questa dicotomia tra l’immagine moderata che il partito vuole proiettare e la realtà delle sue manifestazioni pubbliche rappresenta uno dei principali ostacoli al successo della strategia delineata nel documento. A farlo notare di recente, fra l’altro, è stato proprio Jens Spahn, che Alice Weidel ha attaccato verbalmente più volte durante una sessione del parlamento.




