Ursula von der Leyen riceve il premio Carlo Magno: “L’indipendenza europea è la nostra missione”
Il 29 maggio, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stata insignita del Premio Carlo Magno nella città di Aquisgrana. La cerimonia è stata l’occasione per una serie di interventi di esponenti politici europei che offrono una fotografia piuttosto ampia di quello che si può considerare un cambio di rotta in corso per la politica europea.
La visione di un’Europa autonoma nel nuovo ordine mondiale: svincolarsi dal predominio USA
La consegna del riconoscimento si svolge tradizionalmente in un contesto di forte valenza storica, in questa particolare occasione accentuata anche dalla celebrazione per il 75° anniversario del premio. Nel suo discorso di accettazione del riconoscimento, von der Leyen ha proposto la propria idea di futuro dell’Europa, sottolineando un aspetto che, fino a questo momento, è stato poco dibattuto, soprattutto dal centro-destra europeo: l’indipendenza. Mentre negli ultimi anni, infatti, si è parlato soprattutto di sicurezza continentale, von der Leyen ha invitato a un cambio di paradigma, soprattutto in relazione al bilanciamento dei poteri a occidente – ovvero nel rapporto con gli USA. “La nostra missione è l’indipendenza europea”, ha dichiarato. Va detto che gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump sono stati, in una certa misura, il convitato di pietra di questa cerimonia per la consegna del premio Carlo Magno: i riferimenti sono stati tanti e chiarissimi, ma né Ursula von der Leyen né gli altri oratori hanno preso posizioni esplicite che si possano definire di rottura reale rispetto allo status quo dei rapporti internazionali.

La Presidente della Commissione Europea, tuttavia, non ha certo tralasciato il discorso sulla difesa, mettendo anzi in guardia da quelli che ha definito i nemici delle società democratiche e che, ha dichiarato, si sono organizzati militarmente e politicamente: “Non esiste testimonianza più eloquente della guerra crudele e spregiudicata condotta da Putin contro l’Ucraina”, ha affermato “La Russia insieme ad altre nazioni continuerà a potenziare la propria economia bellica. Proprio per questo motivo diventa sempre più impellente la necessità di investire nella nostra difesa”.
Von der Leyen durante la consegna del Premio Carlo Magno: “libertà e democrazia non vanno date per scontate”
Von der Leyen ha richiamato l’attenzione sul fatto che libertà e democrazia non possono essere considerate acquisizioni permanenti. Ha manifestato anche inquietudine per il riemergere di formazioni politiche estremiste nel continente europeo. “Tuttavia, ben superiore alla preoccupazione è il dovere di tutelare le nostre democrazie dalle aggressioni, di consolidarle, di mantenerle. Ed è precisamente quello che stiamo realizzando”.
La “Pax Europea” e “la libertà della scienza”
Il mondo è nuovamente “contraddistinto da conflitti imperiali per il dominio e guerre imperiali”, da “potenze autoritarie disposte a sfruttare senza pietà le nostre divergenze o subordinazioni”. Questo non implica l’abbandono dei propri principi fondamentali, ma la capacità di preservarli esclusivamente attraverso una posizione di forza. Un “nuovo ordinamento internazionale” si manifesterà prima della conclusione del decennio in corso, ha sostenuto von der Leyen. Ha fatto riferimento a una “Pax Europaea del ventunesimo secolo, modellata e diretta dall’Europa medesima”. Non più, secondo il senso del suo discorso, attraverso una collaborazione stretta con gli Stati Uniti, che hanno assicurato una Pax Americana in Occidente dal 1945. L’Alleanza Atlantica manterrebbe comunque, assicura, un “ruolo determinante”.
Tuttavia, ha suggerito, in maniera relativamente indiretta, che non è più possibile confidare negli Stati Uniti. Non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche su quello commerciale. “Certamente desideriamo riportare la nostra partnership commerciale con gli Stati Uniti su fondamenta più stabili”, ha dichiarato, “ma riconosciamo anche che l’87% del commercio globale si svolge con altri Stati, tutti alla ricerca di stabilità e possibilità”.
L’agenda politica esposta dalla Presidente della Commissione non presenta elementi di novità sostanziali: l’Europa, secondo von der Leyen, deve procedere al riarmo, acquisire maggiore competitività, proseguire nella “storica riunificazione del nostro continente” e salvaguardare la democrazia dai suoi avversari. Ha presentato tale programma come alternativa all’America di Donald Trump, senza la necessità di menzionarlo esplicitamente. In un momento specifico ha affermato: “Possediamo la libertà della scienza”. Questa sarebbe stata un’integrazione estemporanea al testo preparato del suo intervento. Tale dichiarazione ha suscitato applausi, poiché l’uditorio aveva compreso il riferimento. Analogamente per questa affermazione: “Un’Europa indipendente non costituirà mai un continente isolato”.
Il discorso di Merz: frecciate agli USA e sostegno all’Ucraina
Fra gli altri relatori c’erano anche il sovrano Felipe di Spagna e il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU), i quali si sono mostrati allineati alle posizioni di von der Leyen. Merz, nel suo discorso, ha replicato ancora una volta alle critiche che il Vicepresidente statunitense J.D. Vance ha mosso agli europei durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco riguardo a una presunta “repressione della libertà di espressione” (il riferimento, all’epoca, aveva a che fare con le azioni, sia politiche che penali, che in diversi Paesi europei erano state intraprese in seguito a comportamenti e dichiarazioni che rientravano fra i discorsi d’odio, misoginia ed estremismo di destra, ma anche agli appelli contro il “Brandmauer”, il cordone sanitario contro AfD).
“Abbiamo tratto insegnamento da una lunga storia piena di errori”, ha dichiarato Merz. “Vale la pena difendere libertà e democrazia e, quando necessario, combattere per mantenerle”. I principi fondamentali sono due: il potere rimane sempre sottoposto alla legge e ogni individuo possiede una dignità intangibile. Tali affermazioni non hanno fatto riferimenti espliciti alle politiche messe in atto dall’amministrazione Trump e ai sequestri extra-giudiziali messi in atto dagli agenti della forza ICE, ma hanno sortito l’effetto desiderato, perché anche in questo caso i sottintesi sono apparsi piuttosto chiari.
Se i riferimenti agli USA sono rimasti impliciti, sono stati invece espliciti quelli al fronte ucraino: “Continueremo a supportare l’Ucraina con tutte le nostre capacità – militarmente, ma anche politicamente ed economicamente” ha dichiarato “noi tedeschi siamo preparati ad assumere decisioni di vasta portata durante il vertice NATO di giugno. Decisioni che rispondano alla responsabilità europea per la propria sicurezza e consolidino l’alleanza transatlantica nella sua interezza”.
Nel suo intervento, il Cancelliere ha anche sottolineato come i tempi siano mutati in Europa e le tensioni internazionali abbiano generato sfide inedite. “Dovremo evolvere ulteriormente il progetto di pace europeo, che ha ottenuto successi notevoli al proprio interno: trasformarlo in un progetto di pace anche verso l’esterno”.
Assenti Starmer e Zelensky
Valori simili sono stati espressi da Re Felipe di Spagna, che ha ammonito contro un ritorno al pensiero degli Stati nazionali e alla xenofobia. “Si moltiplicano le voci contrarie al fatto che l’Europa divenga ancora più libera e che aspirano a rinchiudersi nei propri Stati nazionali”, ha dichiarato, affermando di ritenere che questa sia la strada sbagliata per il continente e per l’Unione.
Due figure politiche risultavano assenti ad Aquisgrana, nonostante fossero fra gli invitati. Il Primo Ministro britannico Keir Starmer avrebbe dovuto intervenire personalmente, ma, è rimasto nel Regno Unito a causa di un gravissimo episodio di violenza verificatosi a Liverpool. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è rientrato direttamente nel proprio Paese da Berlino mercoledì, in previsione di una nuova offensiva russa nelle vicinanze di Sumy.




