Merz sull’operazione militare israeliana a Gaza: valuteremo conseguenze
Sarebbe esagerato parlare di un cambio di paradigma, nei rapporti che la Germania e l’Unione Europea mantengono con Israele, ma senza dubbio, nell’ultima settimana, quella che era una difesa “senza se e senza ma” delle azioni di Tel Aviv sta virando verso posizioni più critiche. Certamente il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) non si avvicina, nelle esternazioni, al premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha definito Israele uno “stato genocida”, ma le sue esternazioni di lunedì, che parlano di azioni “non giustificabili” sono un cambio di rotta di non poco conto per un governo tedesco. La Germania, ora, manifesta apertamente perplessità sull’operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza. Il cancelliere Friedrich Merz ha espresso per la prima volta una condanna esplicita delle azioni dell’esecutivo di Netanyahu, qualificando la situazione nel territorio palestinese come una “catastrofe umanitaria” e dichiarando incomprensibile l’attuale condotta del governo israeliano.
Cambiamento di rotta per la Germania?
Difficile dire se a determinare questa pur pacata variazione nei toni e nei contenuti siano stati i molteplici rapporti sulla malnutrizione estrema della popolazione di Gaza, che non ha accesso a nessuna forma di aiuti umanitari, i recenti attacchi che hanno colpito strutture destinate soprattutto ai minori, l’avvio dell’offensiva di terra “Carri di Gedeone” o gli spari di avvertimento contro una delegazione diplomatica europea. Sta di fatto che non solo Merz, ma perfino Ursula von der Leyen hanno commentato negativamente per la prima volta l’operato di Netanyahu e del suo governo.
Le dichiarazioni di Merz potrebbero anche segnare un cambiamento pratico nell’approccio dell’esecutivo tedesco alla questione israeliana. Il cancelliere, infatti, ha dichiarato di non escludere più misure di risposta alle azioni di Tel Aviv e ha comunicato l’avvio di consultazioni interne sulle possibili conseguenze delle violazioni dei diritti umani nella striscia di Gaza – violazioni per le quali su Netanyahu pende attualmente un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Germania: si riaccende il dibattito sulle esportazioni di armi verso Israele
Durante un incontro del Consiglio nordico in Finlandia, Merz ha espresso una posizione “estremamente critica verso gli eventi recenti”, manifestando sgomento per le “terribili sofferenze della popolazione civile”. Il cancelliere ha annunciato, come primo passo, l’intensificazione del dialogo con Tel Aviv e la volontà di contribuire a una soluzione. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) ha chiarito al WDR Europe Forum che nessuna determinazione è stata ancora adottata riguardo alle forniture militari verso Israele. Evidentemente, l’elefante nella stanza è il fatto che la Germania continui a esportare armi in Israele, nonostante il cancelliere e il Ministro degli Esteri abbiano apertamente detto che le operazioni militari di Israele sono inumane e ingiustificabili. D’altra parte, la sezione “rossa” della coalizione di governo, ovvero l’SPD, spinge proprio per riconsiderare tali esportazioni. A favore di questa istanza, fra gli altri, l’ex presidente del gruppo parlamentare dell’SPD Rolf Mützenich
Wadephul ha sottolineato che eventuali future discussioni in merito saranno riservate e dovranno considerare il diritto internazionale come elemento determinante: “Dove individuiamo rischi di trasgressione, interverremo e non concederemo armamenti”. Nella lotta al terrorismo, ha precisato, “occorre mantenere la proporzionalità”, principio che considera “oltrepassato nella durata, nell’intensità e nella costanza delle operazioni dell’esercito israeliano”. Il ministro ha inoltre respinto l’idea di una sorta di “solidarietà obbligata” verso l’esecutivo israeliano, evidenziando la necessità di distinguere tra la popolazione israeliana e il governo da essa eletto.
Intanto, l’ambasciatore israeliano a Berlino, Ron Prosor ha commentato le esternazioni di Merz di lunedì, nello specifico la sua dichiarazione di non trovare più comprensibili né giustificabili le operazioni militari di Israele. “Quando Friedrich Merz muove queste critiche a Israele, noi prestiamo grande ascolto perché è un alleato”, ha dichiarato nel programma mattutino congiunto di ARD e ZDF. Prosor ha ribadito l’obiettivo israeliano di “eliminare Hamas come organizzazione terroristica” e parlando di un “circolo vizioso” in cui Israele dovrebbe simultaneamente liberare gli ostaggi trasferiti nella Striscia di Gaza, garantire assistenza umanitaria e contrastare i terroristi.
Anche von der Leyen critica l’operazione militare di Israele a Gaza: “esecrabile”
Ancora più inaspettata di quella di Merz, è arrivata la critica a Israele della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha definito “esecrabile” l’espansione delle operazioni militari israeliane contro infrastrutture civili. In passato si era astenuta da commenti negativi troppo diretti verso Israele. “Questa escalation e l’impiego sproporzionato della forza contro i civili non possono trovare giustificazione secondo il diritto internazionale e i diritti umani”, ha dichiarato, sollecitando esplicitamente il governo israeliano a interrompere immediatamente l’escalation in corso. Ha inoltre richiesto che Israele faciliti senza indugio la distribuzione di aiuti umanitari secondo i principi umanitari, in collaborazione con le Nazioni Unite. Nella Striscia di Gaza risiedono 2 milioni di persone. Gli esperti delle Nazioni Unite segnalano il rischio di carestia.

Nei fatti, Israele ha sospeso tutti i rifornimenti di aiuti a Gaza dall’inizio di marzo, interrompendo anche il cessate il fuoco con Hamas e poi, dal 17 maggio, ha potenziato l’offensiva. Dati delle Nazioni Unite indicano che l’81% del territorio si trova sotto controllo militare israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato un progetto per istituire una “zona sterile” nella parte meridionale della Striscia di Gaza destinata a centinaia di migliaia di palestinesi, area che dovrebbe rimanere “libera da militanti islamici”. Gli osservatori ipotizzano uno spostamento forzato della popolazione verso sud, mentre continuano bombardamenti aerei quotidiani nella fascia costiera. L’avanzata delle forze terrestri, intanto, prosegue.
Nonostante, almeno formalmente, Israele abbia ripreso dalla settimana precedente l’ingresso di convogli di aiuti nell’area, le Nazioni Unite considerano assolutamente insufficienti tali forniture.




