Germania: non sarà più possibile chiedere la cittadinanza dopo 3 anni
Non solo l’Italia discute dei tempi di concessione della cittadinanza: un dibattito parallelo sta avendo luogo anche in Germania. Qui, il governo a guida CDU si prepara a eliminare la possibilità di accedere alla naturalizzazione dopo soli tre anni, che il precedente governo aveva esteso a coloro che si fossero distinti sul piano dell’integrazione linguistica o su quella professionale. Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) e il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) hanno presentato mercoledì a Berlino le nuove disposizioni. L’esecutivo di coalizione nero-rossa ha deliberato l’abolizione della cosiddetta “turboimmigrazione”, completando così uno degli obiettivi sui quali la precedente coalizione composta da SPD, Verdi ed FDP aveva trovato un accordo.
Richiesta della cittadinanza in Germania: la vecchia riforma rimane, eliminata solo l’opzione “accelerata” dopo 3 anni
Va specificato che la precedente riforma, introdotta dalla ex-Ministra dell’Interno Nancy Faeser (SPD) prevedeva la concessione della cittadinanza dopo tre anni solo in casi eccezionali: la durata minima standard della permanenza in Germania per la naturalizzazione era invece stabilita a cinque anni.
All’epoca, Faeser aveva dichiarato che “la cittadinanza tedesca rappresenta uno strumento che possiamo utilizzare a nostro favore nella competizione per attrarre lavoratori altamente specializzati”. La naturalizzazione richiedeva l’autosufficienza economica dei richiedenti, mentre era stata inserita una disposizione contro l’antisemitismo. Inoltre, il periodo di permanenza necessario per richiedere la cittadinanza era stato abbassato da otto a cinque anni. Vale la pena di ricordare che tutte le altre disposizioni di tale riforma sono rimaste inalterate dopo la modifica di Dobrindt: soltanto la clausola della riduzione a tre anni nei casi eccezionali è stata eliminata. Permane, per esempio, la facoltà di mantenere una cittadinanza aggiuntiva a quella tedesca. Inoltre, i minori nati in Germania continueranno ad acquisire la cittadinanza tedesca per nascita qualora uno dei genitori soddisfi il requisito di residenza quinquennale. Tale disposizione si applica anche ai richiedenti asilo, per i quali in precedenza era richiesto un periodo di otto anni.
Al momento della riforma di Faeser, circa 12 milioni di persone risiedevano in Germania senza possedere il passaporto tedesco, di cui circa 5,3 milioni da almeno un decennio. Il tasso di naturalizzazione tedesco risultava e risulta ancora inferiore alla media europea.
L’Unione vuole un giro di vite sull’immigrazione in generale
Già all’epoca, l’Unione aveva assunto una posizione critica rispetto al governo Scholz, criticando duramente la riduzione dei tempi richiesti per la naturalizzazione e paventando ulteriori incentivi all’immigrazione. Secondo la CDU/CSU, la cittadinanza avrebbe subito una “svalutazione” e la normativa avrebbe rappresentato una minaccia per il sistema di welfare statale.
L’attuale governo tedesco, di conseguenza, ha fatto del giro di vite sull’immigrazione un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale e della durezza in tal senso il punto programmatico con il quale intendeva fare concorrenza ad AfD proprio sui punti forti del programma dell’ultradestra. Nonostante l’auspicato trasferimento di voti in tal senso non ci sia stato, la CDU/CSU ha mantenuto comunque il punto e le misure restrittive dell’immigrazione sono state fra le prime implementate dal nuovo esecutivo.
Durante i primi giorni del suo incarico, infatti, il Ministro Dobrindt ha immediatamente intensificato i controlli lungo le frontiere tedesche (che, lo ricordiamo, possono comunque essere solo temporanei), includendo disposizioni per il respingimento dei richiedenti asilo. Nella mattinata di mercoledì, il gabinetto ha approvato anche diverse proposte legislative elaborate da Dobrindt, tutte concordate nell’accordo di coalizione con l’SPD e finalizzate a rendere più restrittiva la politica migratoria nel suo complesso.
Dobrindt ha definito quella di mercoledì “una giornata determinante per la riduzione dell’immigrazione irregolare”.
Le nuove disposizioni prevedono la sospensione del ricongiungimento familiare per i beneficiari di protezione sussidiaria per un periodo di due anni. L’alleanza rosso-nera intende comunicare un messaggio inequivocabile: i flussi migratori non saranno semplicemente tollerati, ma sottoposti a controllo e contenimento.
La base dell’SPD ha dibattuto la questione per mesi. La dirigenza socialdemocratica ha tentato di attenuare la portata del cambiamento di rotta, ma è evidente che questa riforma ha un impianto decisamente più vicino alle posizioni dell’Unione.




