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L’Italia di oggi e la Germania di Schröder: crisi e riforme a confronto

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di Maura Nardacci

Parrebbe molto difficile individuare similitudini tra la retta ed ordinata Germania e la caotica Italia, eppure ieri, dalle pagine della Stampa, la giornalista Tonia Mastrobuoni compiva un’interessante analisi individuano molte somiglianze tra la Germania di 15 anni fa e l’Italia di oggi. Somiglianze che obbligano ad una riflessione profonda.

La giornalista italo tedesca, infatti, paragona la situazione di dissesto finanziario tedesco del dopo riunificazione a quello odierno dell’Italia. Nella sola, storica, notte del 9 novembre dell’ ’89, infatti, la Germania ovest assorbì l’ex Germania comunista, economicamente dissestata con incredibili deficienze politiche ed economiche, con i suoi 16 milioni di abitanti. Assorbì, insomma, quello che in maniera estremamente dura ma tristemente vera Helmut Schmidt definiva un “Mezzogiorno senza mafia”.

Dopo quella notte e per un decennio la Germania visse 10 anni di mancata crescita, anni durante i quali vi fu un’emorragia di fondi e risorse da ovest ad est. Il reddito procapite tedesco da terzo che era prima della riunificazione scivolò, nella classifica europea, all’ottavo posto, mentre il numero dei disoccupati crebbe fino a toccare i 5 milioni.

Tale, delicata, situazione di disagio economico, se gestita in malo modo, avrebbe potuto creare tensioni potenzialmente dilanianti per un paese che nell’ultimo secolo aveva vissuto, forse più intensamente di ogni altro paese del continente, la distruzione di ben due guerre mondiali e le tensioni e divisioni della guerra fredda.

Dal 1998 al 2005 il Cancelliere Schröder, con la sua celeberrima Agenda 2010, prese delle decisioni, sfidando sinistra e i sindacati, che ebbero enormi e positive conseguenze economiche per il paese, ma che segnarono la disfatta elettorale nelle successive elezione dell’SPD e consegnarono la Cancelleria ad Angela Merkel.

Schröder mise in discussione il sistema del welfare, riducendo sensibilmente la spesa sociale (taglio del sussidio di disoccupazione, obbligo per i disoccupati di accettare un lavoro, riforma sanitaria). Diminuì, inoltre, la pressione fiscale sul lavoro e nel contempo ammorbidì le regole per i licenziamenti e rese fluido il passaggio scuola-occupazione.

Tali riforme, seppur poco popolari, non sono state che il primo, ma fondamentale, passo verso quello che è stato definito il secondo miracolo tedesco dopo quello dell’immediato dopo guerra: oggi, infatti, il numero dei disoccupati in Germania è sceso a 3 milioni mentre la disoccupazione giovanile è del 3-4% contro gli impietosi dati italiani che registrano nella penisola un tasso di disoccupazione giovanile che si aggira attorno al 25-28%.

C’è, tuttavia, una differenza sostanziale tra l’odierna Italia e la Germania di 15 anni fa: la classe politica italiana non pare rendersi conto delle difficoltà del momento e pare non essere pronta ad assumersi quelle responsabilità che, magari, potrebbero un domani influire sulle percentuali elettorali ma salverebbero il paese. Il primo pensiero resta, dunque, la poltrona: basti pensare alla sostanziale immobilità del PD poiché qualsiasi alleanza, da Grillo a Monti passando per (seppur la meno plausibile) Berlusconi, porterebbe ad una emorragia di voti dal suo bacino elettorale.

Gli attacchi, anzi, che giornalmente vengono sferrati alle istituzioni da parte dei più importanti partiti (o movimenti, che dir si voglia), rendono impensabile una presa di coscienza tale da poter portare l’Italia fuori dalla crisi. Mentre il M5S ignora i richiami alla responsabilità che giungono, in primis, dai suoi elettori attaccando partiti storici e istituzioni con vocaboli che meglio si addicono ad una bettola di porto che ad un Parlamento, i parlamentari del PDL si cimentano in patetiche proteste davanti ai palazzi di giustizia per tutelare un’oramai indifendibile ed imbarazzante leader, screditando la magistratura e l’immagine dell’Italia tutta.

Insomma, per ora tra Germania e Italia prevalgono le differenze, ma in molti preferirebbero una sobria politica in stile tedesco, seppur adattata alle nostre peculiarità storiche, politiche ed economiche (che, di certo, non possono essere ignorate neanche in una fase di rinnovamento), al tipico caos politico italiano.

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Un commento

  1. molto interessante questo articolo, l’ho letto con piacere..in germania ho vissut una vita ed ero ricco negli anni 90 e facevo il cameriere guadagnando 6000 marchi al mese che in italia era quanto prendeva un avvocato..6milioni di lire

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