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Quell’antinazista di Göring

Una tesi che sembra assurda a molti, oggi come all’epoca, ma che ha trovato diversi sostenitori, specialmente dopo la pubblicazione di un libro dedicato proprio a questo tema. Ovviamente non stiamo parlando di Hermann Göring, ma di suo fratello, Albert Göring, la cui storia è assai poco conosciuta. A raccontarla, in un libro con il titolo originale “Thirty Four – The Key to Göring’s Last Secret”, pubblicato in Germania nel 2012 con il molto più didascalico “Hermanns Bruder: Wer war Albert Göring?”, è stato l’autore australiano William Hastings Burke. Una storia bizzarra e quasi cinematografica, dicevamo, quella del fratello minore del noto gerarca nazista Hermann Göring, venuta alla luce dopo il crollo del regime, quando Albert fu interrogato dagli alleati, ai quali si era consegnato spontaneamente.

Albert Goring
Foto: Office of Military Government, United States (OMGUS), Public domain, via Wikimedia Commons – 
Daniel0203, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

I duefratelli Göring

Secondo la ricostruzione di Hastings Burke, Albert si distinse per le ripetute azioni di sabotaggio del regime, per lo più su scala individuale, sfruttando la sua posizione privilegiata e il suo cognome per salvare la vita a decine di ebrei e altri perseguitati durante il periodo più buio della storia tedesca. Nel libro si evidenzia come i due fratelli Göring fossero estremamente diversi: da una parte il corpulento gerarca, morfinomane, fervente antisemita, impegnato nell’appropriazione di opere d’arte per il regime. Dall’altra il dandy, donnaiolo, considerato attraente, sposato quattro volte e dedito a innumerevoli avventure, antinazista più o meno esplicito. Anche Hermann rimarcò in almeno un’occasione la differenza con il fratello, al quale pure risulta fosse molto legato. “È sempre stato l’esatto opposto di me”, avrebbe dichiarato Hermann Göring dopo la guerra, nelle more dell’attesa fra l’avvio del processo e il suicidio che gli risparmiò l’esecuzione. “Lui non era interessato alla politica o all’esercito, io sì. Era tranquillo, chiuso in se stesso; io amavo la folla e la socialità. Lui era malinconico e pessimista, io sono un ottimista”.


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All’inizio, sembra che Albert non si interessasse di politica e pare che abbia cercato di condurre la sua vita ignorando il movimento nazista e non iscrivendosi al NSDAP. Nel 1928, andò a Vienna a lavorare come responsabile delle vendite di caldaie per il riscaldamento e prese la cittadinanza austriaca. Quando nel 1938 l’Austria venne annessa alla Germania nazista con l’Anschluss, però, il nazismo lo raggiunse proprio dove pensava di essere “al sicuro”. La sua presenza a Vienna, tuttavia, gli permise di iniziare un’opera di “sabotaggio” che avrebbe salvato molte vite.

L’opera di boicottaggio del nazismo di Albert Göring

Durante la guerra, Albert mise in salvo diverse persone ricercate dai nazisti, fornendo documenti falsi, avvertendo i ricercati degli arresti imminenti e procurando loro denaro per la fuga. Più avanti, la sua posizione di rilievo come direttore delle esportazioni degli stabilimenti Skoda a Brno, nella Repubblica Ceca, gli fornì la copertura e le risorse necessarie per continuare la sua opera di resistenza.

Una delle storie che si raccontano, a proposito della sua opera di boicottaggio delle misure anti-ebraiche in Austria, è quella di Oskar Pilzer, l’ex presidente ebreo della Tobis-Sascha-Filmindustrie, la più grande casa di produzione cinematografica austriaca. Inizialmente, l’attività della sua casa di produzione fu boicottata in Germania, con il divieto di distribuirne i film. In seguito, come spesso avveniva, il regime rilevò l’azienda, messa in ginocchio dalle sanzioni. Pilzer fu poi arrestato dalla Gestapo, proprio nell’anno dell’Anschluss, e fu allora che, secondo le testimonianze rese dal figlio di Pilzer dopo la guerra, Albert Göring intervenne. Sembra che Göring abbia sfruttato il proprio cognome per scoprire dove si trovasse Pilzer e per ottenere il suo immediato rilascio.

Goring Hitler
Hitler e Göring nel 1938

In altri casi, familiari di ebrei austriaci hanno testimoniato, sostenendo che l’intervento di Albert Göring sia stato determinante nel permettere ai loro cari di essere esiliati all’estero, invece che deportati nei campi di concentramento.

Hermann chiudeva un occhio

Hermann sapeva? Forse. Albert dichiarò, nel corso del processo, che il fratello gli aveva detto che era “affar suo” se voleva proteggere gli ebrei, purché non lo mettesse nei guai.

Secondo quanto emerso dalle ricerche di Hastings Burke, Albert Göring sfruttò la sua posizione per aiutare anche i partigiani cechi, fornendo loro informazioni e assistenza. Nel 1944, avrebbe compiuto una delle sue azioni più audaci, riuscendo a far liberare numerosi internati dal campo di concentramento di Theresienstadt, sfruttando il suo cognome per farseli inviare come lavoratori alla Skoda, per poi liberarli in una vicina foresta, permettendo loro di scappare. Questo atto di sfida non passò inosservato, e la Gestapo di Praga iniziò a sospettare delle sue attività. L’SS-Obergruppenführer Karl Hermann Frank, uno dei più spietati esponenti nazisti in Cecoslovacchia, si interessò al suo caso, definendolo “come minimo un disfattista della peggiore specie” e chiedendo di poterlo arrestare nel ’44.

Theresienstadt
Foto: Andrew Shiva / Wikipedia

Anche la Gestapo di Praga non lo vedeva di buon occhio: in una nota interna dell’epoca, il suo ufficio viene definito “un vero e proprio centro operativo per i ‘poveri’ cechi”.

Fu aperta un’indagine, ma il potente fratello intervenne più volte in favore di Albert, sfruttando la sua influenza per proteggerlo. Tuttavia, man mano che la guerra volgeva al termine e il potere di Hermann declinava, divenne sempre più difficile per lui garantire la sicurezza di Albert. Poco prima della fine della guerra, Albert fuggì a Salisburgo, in Austria, dove sperava di passare inosservato.

Il processo e il dopoguerra

Dopo essersi consegnato alle autorità alla fine della guerra, Albert Göring fu estradato in Cecoslovacchia, dove affrontò un processo per presunta affiliazione al regime nazista. Tuttavia, nel 1947, grazie alle testimonianze degli ex dipendenti della Skoda e di diversi perseguitati che testimoniarono di essere stati salvati da lui, fu scagionato da tutte le accuse e tornò in libertà. Eppure, gli americani non avevano creduto alla sua storia, almeno non all’inizio. L’investigatore statunitense Paul Kubala, il 19 settembre 1945, definì la testimonianza di Albert Göring durante gli interrogatori “uno dei più piatti tentativi di salvare l’onore e di ripulirsi” che avesse mai visto.

Nonostante fosse stato assolto, la vita di Albert Göring dopo la guerra fu tutt’altro che facile: non era facile cercare un impiego, se ci si chiamava Göring in Germania negli anni ‘50. Morì in povertà nel 1966, in un sobborgo di Monaco

Nel 2010, William Hastings Burke ha presentato una domanda allo Yad Vashem in Israele affinché Albert Göring fosse considerato per il titolo di Giusto tra le Nazioni. Nonostante le testimonianze giurate e le prove documentali richieste, la domanda è stata respinta.

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