Lunedì mattina, la dirigenza della Volkswagen ha reso nota l’intenzione di cedere integralmente lo storico impianto di Osnabrück, che ha prodotto automobili per 125 anni, all’investitore israeliano Aurelius e al Land della Bassa Sassonia, che lo riconvertiranno in un sito di produzione di armamenti, nello specifico di componenti destinati al sistema di difesa aerea Iron Dome, sviluppato dall’azienda statale Rafael, con sede in Israele. Non è la prima volta che l’azienda automobilistica tedesca sposta il focus della produzione di veicoli per l’uso civile a quella di componenti destinati all’uso bellico: era già successo quasi un secolo fa, durante la seconda guerra mondiale, in diversi stabilimenti, fra i quali quello storico di Wolfsburg.
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L’Iron Dome di Israele sarà in parte prodotto nello stabilimento Volkswagen
L’accordo fra le parti prevede che Aurelius diventi socio di maggioranza, lasciando una quota di minoranza al Land della Bassa Sassonia. Il personale attualmente impiegato nella fabbrica di Osnabrück è tutelato fino al 2029 e Volkswagen rimane garante di tale tutela. Secondo quanto comunicato dall’azienda, circa 1.400 degli attuali 1.800 dipendenti dovrebbero poter restare al loro posto. L’accordo finora raggiunto è più che altro preliminare e riguarda i punti chiave dell’operazione, ma non è ancora un contratto di vendita definitivo. Non sono ancora state infatti ripartite le diverse responsabilità future nella gestione dello stabilimento, così come l’assetto organizzativo ed economico che questa nuova entità manageriale dovrà assumere.
Il motivo per cui lo stabilimento non è stato ceduto tout court ad Aurelius è da rintracciare nelle riserve che il Qatar, terzo azionista di Volkswagen dopo le famiglie Porsche e Piëch e il Land della Bassa Sassonia, ha manifestato rispetto al ruolo di Israele. L’ingresso di un fondo terzo, affiancato dal Land, dovrebbe permettere di aggirare questo specifico ostacolo.
La produzione attuale dello stabilimento dovrebbe cessare nel 2027, con il termine della produzione della VW T-Roc Cabrio, per lasciare campo libero alla trasformazione in quello che, si legge nel comunicato, dovrebbe essere un “centro di competenza per soluzioni di sicurezza e difesa”.
In termini pratici, questo dovrebbe significare la produzione di componenti per il famoso Iron Dome, il sistema che Israele usa per l’intercettazione missili e colpi di mortaio a brevissimo raggio, prodotto dall’azienda Rafael. La stessa azienda produce anche Iron Beam, arma laser progettata per colpire bersagli aerei. In Germania, il gruppo Rafael controlla già Dynamit Nobel Defense, produttore del lanciarazzi anticarro Panzerfaust. Secondo quanto trapelato, sarebbe il governo federale tedesco l’acquirente designato del sistema che uscirà dalle linee di Osnabrück.
Il direttore generale di Rafael Yoav Tourgeman ha parlato di una partnership industriale pensata per durare nel tempo, con l’ambizione di produrre interamente in Germania la tecnologia destinata alla protezione del Paese e del continente europeo. Sulla stessa linea il ministro presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, secondo cui Germania ed Europa devono rafforzare le proprie capacità e ridurre la dipendenza da fornitori esterni. Il CEO di Volkswagen Oliver Blume ha definito l’accordo un passo importante per aprire allo stabilimento un nuovo capitolo industriale.
Il caso di Osnabrück potrebbe fare da apripista per riconvertire alla produzione di armi anche altri stabilimenti Volkswagen in crisi, come quelli di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm. Le aziende del settore degli armamenti, di conseguenza, guardano con interesse alla capacità produttiva e all’esperienza manifatturiera del settore automobilistico. Un esempio fra tutti: Rheinmetall e il produttore di carri armati KNDS starebbero valutando siti come quello di produzione dei veicoli commerciali della Mercedes a Ludwigsfelde, oltre ad altri impianti situati in Bassa Sassonia.




