Il governo Merz vuole allentare l’obbligo del riposo domenicale in Germania

Se c’è una certezza, per chi vive in Germania, è quella di non poter fare acquisti la domenica: il riposo domenicale è una delle tradizioni più radicate nella cultura tedesca. I negozi, con la sola eccezione dei ristoranti e delle stazioni di servizio, sono chiusi e le panetterie possono lavorare al massimo per tre ore. Supermercati e grandi magazzini, invece, con grande sorpresa dei turisti e di chi si è appena trasferito, restano chiusi. Alcune eccezioni vengono fatte per i punti vendita all’interno di grandi stazioni o aeroporti, ma, per il resto, la domenica, in Germania, si sta a casa, si riposa, si passeggia, si trascorre il tempo con la famiglia e con gli amici. Almeno, così è stato fino a ora: il governo Merz, dopo aver messo in discussione le assenze per malattia e la giornata lavorativa di otto ore, vuole anche allentare la tradizione più che secolare del riposo domenicale in Germania.
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Il piano del governo Merz: aperture domenicali più lunghe per alcune categorie
Un documento programmatico del Ministero del Lavoro fissa la data del 1° gennaio 2027 come possibile spartiacque: da quel momento panetterie, pasticcerie e biblioteche pubbliche potrebbero contare su orari domenicali più ampi. Per i forni, il tetto salirebbe dalle attuali tre ore fino a otto; per le biblioteche, da tre a sei ore.
Non si tratta quindi di un’abolizione generalizzata del divieto di apertura domenicale, che resta la regola per la gran parte degli esercizi commerciali tranne bar, ristoranti e stazioni di servizio. È però un allentamento mirato, capace comunque di riaccendere un dibattito che in Germania si trascina da decenni, e che tocca un nervo scoperto anche fuori dai confini regolamentati dal governo federale, dato che gran parte delle competenze in materia spetta ai singoli Länder.
I grandi commercianti chiedono autonomia decisionale, i piccoli sono scettici
Stefan Genth, amministratore delegato dell’Associazione tedesca del commercio al dettaglio (HDE), è già andato oltre le richieste contenute nella bozza ministeriale, chiedendo, in una dichiarazione rilasciata al tabloid Bild, una liberalizzazione completa degli orari domenicali e suggerendo la valorizzazione dello shopping come forma di svago. Sulla stessa linea si colloca Christoph Ploß, coordinatore per il turismo del governo tedesco, secondo cui l’attrattiva turistica della Germania passa anche dall’offerta commerciale disponibile nei giorni festivi e, dunque, dall’allentamento della regola del riposo domenicale.
Timo Weber, alla guida della catena di grandi magazzini KaDeWe, sottolinea come anche il commercio possa e debba contribuire al rilancio economico del Paese, che il governo sta cercando di mettere in atto e afferma che i dipendenti sono spesso entusiasti di lavorare la domenica, nelle circa dieci settimane al mese in cui vengono concesse delle deroghe alla chiusura.
Le opinioni sembrano però cambiare sensibilmente quando si guarda alle imprese di dimensioni minori, per le quali reperire personale disposto a lavorare anche il sabato è già una sfida e trovare disponibilità aggiuntiva per la domenica appare un obiettivo fuori portata.
Nils Busch-Petersen, presidente dell’Associazione del Commercio di Berlino-Brandeburgo, si schiera a favore della liberalizzazione: nessuno, dice, propone un obbligo di apertura per tutti. La vendita domenicale andrebbe considerata come un incontro fra domanda, offerta e lavoro, che lo Stato non dovrebbe regolamentare. Inoltre, sottolinea sempre Busch-Petersen, quella del giorno di riposo assoluto è ormai una favola, che si regge esclusivamente sul fatto che migliaia di lavoratori continuano a essere attivi anche la domenica, solo per garantire ai tedeschi l’illusione del riposo. Moltissimi, infatti, sono gli acquisti online effettuati di domenica, con ordini che vengono evasi appena oltre il confine, in Polonia, dove vendite e consegne sono invece consentite tutti i giorni della settimana. Che senso ha, dunque, far finta che la domenica sia un giorno dedicato al riposo, soltanto perché il lavoro di coloro che non riposano viene invisibilizzato?
I pareri contrari: sindacati, chiese e Markus Söder
Le critiche a questa proposta del governo Merz arrivano da più parti e con motivazioni diverse. Le organizzazioni sindacali leggono la proposta come un’ulteriore erosione dei diritti dei lavoratori. Secondo il sindacato della ristorazione e della gastronomia Nahrung-Genuss-Gaststätten (NGG), l’idea che i lavoratori accolgano con favore turni domenicali più lunghi di tre ore, sostenuta dal CEO di KaDeWe, non trova riscontro nella realtà: un ampliamento degli orari, sostiene il sindacato, renderebbe semmai ancora meno attraente lavorare nel settore. Silke Zimmer dei Verdi osserva che la domenica resta l’unico giorno libero su cui i dipendenti del settore possono contare con certezza per recuperare energie fisiche e mentali da un lavoro faticoso. Orari di apertura più lunghi, aggiunge, non si traducono automaticamente in maggiori incassi né in centri città più vivaci, ma rischiano piuttosto di spostare il fatturato dalle piccole e medie imprese verso i grandi gruppi meglio attrezzati a coprire i turni domenicali, con il risultato di centri urbani sempre più dominati dalle stesse catene.
Anche il fronte politico di sinistra si muove in questa direzione. Anne Zerr, deputata di Die Linke nella Commissione lavoro e affari sociali del Bundestag, ha ricordato alla Frankfurter Rundschau che la domenica libera rappresenta per milioni di lavoratori già sotto pressione l’unico momento rimasto per stare con la famiglia e con gli amici, un traguardo sociale che considera non negoziabile. Zerr descrive l’estensione indiscriminata del lavoro domenicale come un processo che riduce i dipendenti a semplice merce a disposizione dei datori di lavoro, e chiede al governo di respingere quelle che definisce le fantasie di un capitalismo attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette.
A sostegno della tutela del riposo domenicale pesa anche il dato costituzionale: il principio fu introdotto nella Costituzione di Weimar del 1919, stabilendo la protezione legale della domenica e dei giorni festivi come momenti di riposo dal lavoro e di elevazione spirituale, formula poi recepita nell’attuale Costituzione tedesca. Il confronto con il resto d’Europa mostra però un quadro diverso: in molti Paesi, inclusi alcuni a forte tradizione religiosa, negozi e supermercati possono restare aperti, sia pure con limitazioni, anche la domenica.

Foto: EPA/OMER MESSINGER / POOL
Poiché buona parte delle decisioni operative spetta ai governi regionali, la portata reale della riforma federale dipende in larga misura dalla disponibilità dei Länder ad adeguarsi. Per esempio, il primo ministro bavarese e leader della CSU Markus Söder, pur essendo un alleato di Merz, ha opposto un rifiuto netto, dichiarando che nel proprio Land il riposo domenicale resterà invariato.
Cosa ne pensano i tedeschi?
Secondo alcuni recenti sondaggi, la popolazione tedesca è divisa. Un’indagine rappresentativa di YouGov su 4.022 persone maggiorenni ha rilevato un 43 per cento di risposte a favore, in tutto o in parte, di un ampliamento degli orari domenicali, contro il 50 per cento di risposte contrarie e un 6 per cento di indecisi. A mostrarsi più aperti al cambiamento sono soprattutto gli uomini e le fasce d’età più giovani. Un anno prima, un sondaggio analogo dello stesso istituto aveva registrato un consenso più basso, fermo al 34 per cento, a fronte di un’opposizione al 59 per cento.




