Germania, linea dura sui migranti: ripartono i trasferimenti verso l’Italia. Pressione su Meloni
La Germania cambia marcia sui migranti e irrigidisce la sua posizione sull’applicazione del regolamento di Dublino, riaprendo ai trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia: una scelta che aumenta la pressione sul governo di Giorgia Meloni, che da tempo si rifiuta di riaccogliere i cosiddetti “dublinanti”.
A riportarlo è il quotidiano La Repubblica, che parla anche di un cancelliere tedesco, Friedrich Merz, decisamente preoccupato dalla crescita di AfD nei sondaggi e intenzionato anche per questo ad adottare una linea dura sulla questione.
Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026, offre inoltre a Berlino la base giuridica per tornare a chiedere l’applicazione delle regole previste.
Il primo trasferimento verso l’Italia: una giovane somala di 22 anni
La prima persona a essere ritrasferita in Italia sarà Abdirisaq W., 22 anni, cittadina somala attualmente residente in Baviera e in fuga dal padre e da un matrimonio combinato, secondo l’Ansa. La giovane avrebbe attraversato l’Italia senza presentare una richiesta di asilo, per poi proseguire il viaggio verso la Germania, dove risiedono alcuni suoi familiari.
In base a quanto riportato dall’Ansa, la Germania avrebbe chiesto all’Italia di riammettere la giovane sul suo territorio. Il termine di due settimane concesso a Roma per rispondere sarebbe però trascorso senza una comunicazione ufficiale e questo silenzio sarebbe stato interpretato come un’accettazione tacita della richiesta tedesca. In altre parole, la mancata risposta italiana sarebbe stata considerata un consenso al trasferimento.
Il caso è diventato concreto il 25 giugno, quando, sempre secondo La Repubblica, alla donna sarebbe stata consegnata una comunicazione del ministero dell’interno tedesco. Il documento indicherebbe il 19 agosto come data del trasferimento in Italia e preciserebbe che la giovane verrà accompagnata dalla polizia.
Il regolamento di Dublino torna operativo
La questione dei “dublinanti” riguarda i richiedenti asilo che, dopo essere stati registrati nel Paese europeo d’arrivo (come l’Italia), si spostano in un altro Stato europeo (come la Germania), ma possono essere ritrasferiti nel Paese responsabile dell’esame della loro domanda di asilo in base al regolamento di Dublino. Questo Paese è spesso quello di primo approdo. Nel caso esaminato, ciò significa trasferire nuovamente in Italia migranti arrivati inizialmente nel Paese e successivamente trasferitisi in Germania.
Dal 2022 il governo italiano guidato da Giorgia Meloni si rifiuta di riprendere i “dublinanti” e nel dicembre 2025 Roma e Berlino hanno raggiunto un accordo per archiviare almeno i casi pregressi. A seguito di questa conciliazione, migliaia di richiedenti asilo che dovrebbero trovarsi in Italia sono invece rimasti in Germania, ma la situazione sta per cambiare.
In seguito alla pressione politica subita da Merz, e aumentata dopo il recente attentato al Pride di Berlino, la Germania si prepara a far ripartire le espulsioni.
Berlino annuncia una linea più rigida sul trasferimento dei “dublinanti”
Un portavoce del ministero dell’interno tedesco ha spiegato a La Repubblica che, per i “dublinanti” arrivati nel 2026, la Germania intende applicare con rigore le nuove regole europee e di conseguenza riapplicare anche il principio di Dublino.
Secondo il portavoce, infatti, un sistema di Dublino funzionante rappresenta una condizione necessaria per il successo della suddetta riforma e Berlino si aspetta quindi che i trasferimenti verso Italia e Grecia vengano ripristinati a partire dal 12 giugno.
Anche il ministro dell’interno tedesco Alexander Dobrindt ha definito l’entrata in vigore del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo come l’inizio di una “nuova fase della politica migratoria europea”. Tutto, insomma, va nella direzione di un mutato corso che avrà consistenti ripercussioni internazionali.
Una situazione complicata per il governo di Giorgia Meloni
Il cambio di posizione tedesco, ad esempio, aumenta non poco la pressione sul governo Meloni, considerando che il contenimento dei flussi migratori è stata a lungo tra i principali obiettivi dichiarati dall’esecutivo italiano. Non è ancora possibile stabilire quante persone saranno coinvolte dalla ripresa delle procedure di trasferimento verso l’Italia, ma il numero potrebbe comunque essere significativo.
La questione non riguarda inoltre soltanto l’accoglienza di richiedenti asilo ritrasferiti dalla Germania, ma anche l’applicazione concreta degli accordi e delle regole europee e la collaborazione tra gli Stati membri dell’UE che, negli ultimi anni, ha rappresentato uno dei principali punti di attrito nell’applicazione del sistema di Dublino.
Ci sono poi ulteriori problemi, legati al fatto che l’Italia sia stata inoltre oggetto di contestazioni giudiziarie proprio in relazione al suo modo di gestire il trasferimento di richiedenti asilo.
Nel 2021, infatti, il Tribunale amministrativo superiore del Nord Reno-Westfalia ha ravvisato, nel caso di alcuni richiedenti asilo provenienti da Somalia e Mali, un “serio rischio di trattamento degradante“ in caso di trasferimento in Italia, come riportato dalla Deutsche Welle.




