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Stop all’unanimità: l’ascesa di AfD cambia le regole della Conferenza dei Ministri dell’Interno

La Conferenza dei ministri dell’Interno dei Länder (IMK) ha apportato un cambiamento storico al modo in cui procede, decidendo di rinunciare al principio di unanimità in vigore da decenni e che sostanzialmente stabiliva che su alcune questioni fosse necessario il mancato dissenso di tutti i ministri-presidenti. In futuro sarà invece necessaria una maggioranza di 13 Länder su 16.

La decisione è stata presa attraverso una procedura di consultazione e di voto scritta e l’esito è stato comunicato da un portavoce della conferenza.

Una prassi consolidata da decenni sta per cambiare

Il principio di unanimità, non scritto ma prassi consolidata, ha fatto sì che fino ad ora una decisione potesse essere adottata soltanto se nessun Land si opponeva espressamente, mentre le astensioni erano possibili.

La ragione della deroga a questo principio è il timore che un ministro-presidente di AfD possa, da solo, bloccare decisioni comuni. Un’ipotesi che fino a qualche anno fa poteva sembrare irrealistica, ma che dopo la vittoria schiacciante di Alternativa per la Germania in Sassonia-Anhalt comincia a diventare plausibile. 

Il criterio dell’unanimità come possibile leva per AfD

Il criterio dell’unanimità era stato fissato per fare in modo che i Länder, su questioni controverse, trovassero un compromesso e un terreno comune, abbandonando le reciproche rigidità. 

La possibilità che a Magdeburgo possa formarsi un governo guidato da Ulrich Siegmund e che AfD possa dunque diventare uno dei decisori della Conferenza, tuttavia, ha cambiato la percezione del meccanismo e anche delle priorità in campo. L’obiettivo è ora fare in modo che il potere di veto non diventi una leva nelle mani del possibile primo ministro-presidente di Alternativa per la Germania.

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