Fondi illeciti ai progetti contro l’antisemitismo a Berlino: l’ex senatrice rischia il carcere
Un fascicolo penale si è aggiunto, nelle scorse settimane, a una vicenda che da mesi tiene banco nella politica berlinese: lo scandalo dei finanziamenti per i progetti contro l’antisemitismo. Questa storia è già costata le dimissioni alla ex senatrice alla cultura Sarah Wedl-Wilson, ma, se dovessero essere confermate le accuse, si profila addirittura il rischio di una pena detentiva. La notizia, confermata dalla Procura di Berlino, è stata inizialmente riportata dallo Spiegel.
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Le accuse contro Sarah Wedl-Wilson
Wilson è accusata di aver abusato della sua posizione di potere per distribuire, in modo illecito, una grande quantità di fondi pubblici. Se le specifiche accuse che le sono state mosse fossero confermate, la sanzione potrebbe andare dalla semplice pena pecuniaria (in assenza di circostanze aggravanti) fino alla reclusione da uno a dieci anni. Va precisato che l’indagine si trova ancora in una fase iniziale: nessuna accusa formale è stata depositata e vale, come per chiunque, la presunzione di innocenza.
Gli inquirenti stanno esaminando le decisioni con cui Wedl-Wilson autorizzò, personalmente, lo stanziamento di risorse per tredici progetti che si presumevano di lotta all’antisemitismo. Le firme arrivarono nonostante gli avvertimenti interni dell’amministrazione culturale, che aveva segnalato l’illegittimità della procedura. Le pressioni, secondo quanto ricostruito, provenivano in particolare dal capogruppo CDU nel Parlamento di Berlino Dirk Stettner e dall’esperto di bilancio Christian Goiny.
Prima che la vicenda assumesse rilievo penale, era stata la Corte dei conti del Land di Berlino a certificarne l’irregolarità. Una verifica amministrativa aveva portato all’accertamento che l’amministrazione culturale avesse assegnato 2,6 milioni di euro, destinati a progetti anti-antisemitismo, in modo “evidentemente illegale e arbitrario”. Secondo i revisori, “le relative decisioni di concessione dei contributi non avrebbero dovuto essere emanate su questa base”.
Fra i rilievi contenuti nella relazione compaiono l’assenza di criteri di finanziamento definiti e una selezione dei progetti giudicata discrezionale da parte dell’amministrazione. Alcuni dei soggetti beneficiari, viene sottolineato, non possedevano nemmeno i requisiti minimi per accedere ai fondi pubblici.
Fra i beneficiari dei fondi compare anche lo Zera Institute, un think tank vicino alla CDU che ha ricevuto 390.000 euro e la cui direttrice, Maral Salmassi, era già finita al centro delle cronache per alcune dichiarazioni pubbliche controverse, incluso un paragone fra il quotidiano Guardian e la pubblicazione nazista Der Stürmer, nonché per aver dato del “parassita” al miliardario filantropo ebreo George Soros, che è fra i bersagli più frequenti dell’antisemitismo internazionale. Anche un ricercatore assunto dall’istituto, Matthias J Becker, è stato oggetto di verifiche giornalistiche sulle proprie affiliazioni accademiche dichiarate, circostanza che egli ha negato di aver travisato.
Le dimissioni della senatrice e il licenziamento del sottosegretario
Wedl-Wilson aveva lasciato l’incarico ad aprile, subito dopo la pubblicazione degli esiti della verifica contabile. Pochi giorni prima delle sue dimissioni, aveva rimosso dall’incarico il sottosegretario Oliver Friederici, l’unico alto funzionario dell’amministrazione culturale ad essersi opposto internamente, definendola illegale, alla linea seguita per l’assegnazione dei fondi. Per l’opposizione, che non ha lesinato critiche sull’intera operazione, il licenziamento di Friederici avrebbe avuto lo scopo di allontanare l’attenzione dalle responsabilità politiche della senatrice e del suo gruppo.
A rendere ancora più delicata la vicenda è stata la pubblicazione, da parte del portale Frag den Staat, di uno scambio di messaggi tra Wedl-Wilson e i due esponenti CDU Goiny e Stettner, risalenti ai mesi immediatamente successivi al suo insediamento. Oltre novanta i messaggi scambiati con Goiny, più di trenta quelli con Stettner, tutti incentrati sull’assegnazione dei fondi.
Già cinque giorni dopo il benvenuto istituzionale, Goiny sollecitava l’approvazione rapida di diciotto progetti selezionati dalla CDU, sostenendo che dopo due mesi di inattività dell’amministrazione non vi fosse più margine per un esame approfondito delle domande. Quando la senatrice sollevava dubbi sui requisiti formali, incluso l’obbligo di un contributo proprio da parte dei beneficiari, il deputato li derubricava a “formalità inventate”. Le chat menzionano inoltre un’intesa fra la CDU e l’ambasciata israeliana sulla selezione dei progetti.
Gli altri politici coinvolti non sono indagati, le opposizioni protestano
Diversamente da quanto accaduto per Wedl-Wilson, la Procura ha esaminato e archiviato senza procedere le posizioni del suo predecessore Joe Chialo (CDU) e degli stessi Stettner e Goiny, escludendo per loro un sospetto iniziale di rilevanza penale. L’avvocato Moheb Shafaqyar, che aveva già presentato una denuncia contro tutti e quattro nel novembre 2025, sta valutando un ricorso alla Procura generale contro l’archiviazione.
Anche il deputato dei Verdi Daniel Wesener, che per primo aveva portato alla luce lo scandalo, ha espresso un giudizio simile sulla piattaforma Bluesky, definendo logica l’indagine sulla ex senatrice ma problematico il fatto che a risponderne giudizialmente sia lei sola, a fronte di responsabilità che attribuisce in larga parte ai tre esponenti della CDU.
Parallelamente al procedimento penale, una commissione d’inchiesta del Parlamento locale sta completando la relazione finale sullo scandalo. Convocata a fine maggio, Wedl-Wilson si è avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande dei deputati, richiamandosi alle indagini in corso, dopo una dichiarazione iniziale. Il servizio scientifico del Parlamento sta verificando, con una perizia, se tale facoltà le fosse effettivamente riconosciuta in quella sede.
Più netta la posizione di Chialo, che durante un’audizione di metà giugno ha rifiutato quasi ogni risposta senza fornire, secondo la presidente della commissione Manuela Schmidt (Die Linke), una motivazione per l’esercizio di questo diritto. La commissione ha deciso all’unanimità di presentare ricorso al tribunale regionale per ottenere nei suoi confronti una sanzione pecuniaria, contestando anche il comportamento tenuto dai suoi legali durante l’audizione. Se il tribunale si pronuncerà in tempo, Chialo potrebbe essere convocato a una seduta straordinaria prima della plenaria del 27 agosto, quando la Camera dei deputati discuterà la relazione finale.
Su quella relazione non ci sarà accordo: la maggioranza formata da SPD e CDU attribuisce la responsabilità principale dello scandalo a errori dell’amministrazione, mentre Verdi e Die Linke sembrano voler sottolineare più marcatamente una volontà politica dietro l’intera vicenda e presenteranno un voto separato in cui, secondo Schmidt, dovranno essere messe nero su bianco le violazioni commesse, senza che la responsabilità ricada unicamente sull’apparato amministrativo.



