Germania: ancora controlli alla frontiera con l’Austria
Da oltre un decennio la frontiera tra Germania e Austria resta presidiata da controlli che né Berlino né Vienna intendono rimuovere, almeno finché non saranno chiari gli effetti concreti della riforma europea dell’asilo. Una posizione ribadita al termine di un incontro a Berlino tra i due ministri dell’Interno, mentre a Bruxelles il commissario europeo per la migrazione continua a insistere sulla necessità di superare questo genere di misure.
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Berlino e Vienna confermano la linea dei controlli
Al termine del colloquio avvenuto a Berlino, i ministri dell’interno tedesco Alexander Dobrindt (CSU) e austriaco Gerhard Karner (ÖVP) hanno espresso una posizione comune: i controlli alle frontiere restano, almeno per ora. Dobrindt li ha definiti efficaci e ben coordinati tra i due Paesi, capaci di garantire quello che ha descritto come un servizio di alto livello. Karner, dal canto suo, ha collocato queste misure tra gli strumenti che hanno contribuito a contenere l’immigrazione irregolare.

Foto: EPA-EFE/FILIP SINGER
Nessuno dei due ministri ha però escluso, in prospettiva teorica, un futuro superamento dei controlli. Dobrindt ha parlato di un interesse condiviso a rendere superflue le verifiche alle frontiere interne, subordinandolo però a condizioni quadro che, a suo avviso, oggi mancano ancora. Tra gli argomenti citati dal ministro tedesco compare anche quello dell’integrazione delle persone immigrate già presenti sul territorio. Un compito che, secondo Dobrindt, resterebbe lontano dall’essere concluso e che peserebbe sulla valutazione complessiva della situazione migratoria interna.
La Germania aumenta i controlli dal 2015, non solo alla frontiera con l’Austria
I controlli con l’Austria risalgono al 2015 e negli anni sono stati estesi progressivamente a tutti i Paesi confinanti con la Germania. Fin dall’inizio sono stati collocati in un quadro preciso: quello di un sistema europeo di asilo funzionante e di una protezione efficace delle frontiere esterne dell’Unione. È proprio l’evoluzione di questo quadro, con l’entrata in vigore a giugno della riforma dell’asilo UE, a essere ora osservata con attenzione da Berlino.
I controlli in territorio tedesco sono attivi dal settembre 2024, introdotti sotto la gestione dell’allora ministra Nancy Faeser (SPD). Il suo successore Dobrindt li ha successivamente inaspriti, nel maggio dell’anno seguente, prorogandoli più volte da allora. Al momento restano confermati fino a settembre, senza segnali di un’inversione di rotta da parte del ministero. Verso la Commissione europea, che preme per la loro sospensione, la Germania fa valere un argomento ricorrente: il peso crescente che lo Stato e la società sopportano a causa dell’alto numero di rifugiati registrato dal 2015 in avanti.
Bruxelles continua a spingere per l’abolizione e già a giugno, richiamandosi alla riforma del diritto di asilo (che le opposizioni considerano draconiana e in larga parte una potenziale fonte di rischio per i diritti umani degli aspiranti rifugiati), la Commissione aveva raccomandato di eliminare i controlli alle frontiere interne dell’Unione, ricordando un principio di fondo: tali controlli sono ammessi solo in via eccezionale e temporanea nell’area Schengen. Diversi tribunali si sono peraltro pronunciati di recente contro singoli provvedimenti di questo tipo, giudicandoli illegittimi.
A Bruxelles, il commissario per la migrazione Magnus Brunner ha rilanciato la richiesta di porre fine ai controlli ai confini con la Germania, soprattutto in considerazione della marcata riduzione dei flussi migratori e dell’entrata in vigore delle nuove regole in materia di asilo. A sostegno di questa lettura arrivano i numeri diffusi dall’agenzia europea Frontex, secondo cui nel primo semestre gli attraversamenti irregolari alle frontiere esterne europee sono calati di circa un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente, a giugno è entrata in vigore la riforma del sistema europeo comune di asilo (GEAS), che ha sostituito il precedente meccanismo di Dublino. Quest’ultimo attribuiva la competenza sulla domanda di asilo allo Stato in cui il richiedente veniva registrato per la prima volta. La nuova disciplina, oggetto di ampio dibattito, ridistribuisce le competenze tra gli Stati membri e punta a ridurre il numero complessivo di richiedenti asilo che entrano nell’Unione.
Le critiche al sistema di ingresso e uscita dall’UE
Accanto al tema dei controlli di frontiera, Brunner si è trovato a difendere un’altra misura contestata: il nuovo sistema digitale di ingresso e uscita (Entry-Exit-System, EES), destinato a chi non proviene dall’UE né da Islanda, Liechtenstein, Norvegia o Svizzera. Il commissario austriaco ha riconosciuto criticità in alcuni scali, citando in particolare Grecia e Portogallo, pur ribadendo che il funzionamento complessivo del sistema resta, a suo giudizio, solido. La procedura era finita sotto osservazione dopo le segnalazioni dell’Associazione europea degli aeroporti (ACI), che ha registrato tempi di attesa fino a cinque ore per i passeggeri, con conseguenti perdite di voli in coincidenza in diversi scali europei.




