La Commissione Europea ha rivolto alla Germania e ad altri otto Stati membri una richiesta formale per interrompere i controlli alle frontiere interne all’UE.
L’indicazione di Bruxelles si inserisce in una fase di revisione delle misure di controllo, con riferimento a nuovi strumenti normativi e tecnologici già programmati o in fase di attuazione.
Patto sulla migrazione e sistema digitale Schengen: le ragioni dell’UE
Secondo la Commissione europea, le condizioni per ridurre o sospendere i controlli interni allo spazio Schengen sarebbero oggi più favorevoli rispetto al passato. Il riferimento principale è il Patto sulla migrazione e l’asilo, la cui entrata in vigore è prevista quasi a metà giugno, insieme al sistema digitale di ingresso e uscita, attivo alle frontiere esterne dello spazio Schengen dall’autunno 2025.
Tra le considerazioni di Bruxelles c’è anche il fatto che siano ormai disponibili strumenti alternativi e più efficaci rispetto ai controlli fissi ai valichi di frontiera, come ad esempio sistemi di identificazione biometrica e verifiche selettive della polizia.
Germania e controlli alle frontiere dal 2024
In Germania i controlli alle frontiere terrestri sono in vigore dal settembre 2024, quando sono stati introdotti dall’allora ministra dell’Interno Nancy Faeser (SPD), per poi essere successivamente non solo confermati, ma anche rafforzati, da Alexander Dobrindt (CSU), ministro dell’Interno del governo Merz. Le misure sono state prorogate più volte, con estensione attualmente fissata fino a metà settembre 2026.
Anche altri Paesi mantengono controlli attivi lungo i confini con altri Paesi Schengen: Austria, Danimarca, Francia, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia hanno seguito la strada della Germania. Viene citata anche la Norvegia perché, pur non appartenendo all’UE, partecipa comunque all’area Schengen.
Quadro normativo Schengen e motivazioni dei controlli
La pressione europea arriva perché fondamentalmente i controlli alle frontiere interne da parte dei singoli stati non sono del tutto incompatibili con il diritto europeo, ma devono avere un carattere eccezionale e temporaneo ed essere motivati da circostanze che li rendano un’ultima risorsa. Questo stabilisce il Codice Schengen e a quanto pare Bruxelles sta mettendo in discussione la presenza di questi presupposti, facendo riferimento alla disponibilità di nuovi e più efficaci strumenti. Non è tuttavia stata indicata una scadenza entro la quale la Germania e gli altri Stati membri dovrebbero eliminare i controlli interni, il che rende il rilievo della Commissione Europa meramente indicativo.
Gli Stati membri che hanno mantenuto o reintrodotto i controlli li motivano facendo riferimento a esigenze di sicurezza pubblica, connessa a immigrazione irregolare, criminalità organizzata e minacce terroristiche. Secondo Frontex, nel primo terzo del 2026 gli attraversamenti irregolari verso l’Ue risultano in calo del 40%.

