
In questo periodo, l’Unione Europea è impegnata, fra le altre cose, in un compito importantissimo: stabilire in che modo regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale in moltissimi settori. Tra martedì e mercoledì, le delegazioni del Parlamento europeo e dei paesi membri dell’UE hanno organizzato un tavolo di discussione, il cosiddetto trilogo, senza aver raggiunto alcuna intesa e la prima responsabile di questo momento di stallo è la Germania. L’obiettivo del negoziato era duplice: da un lato rinviare fino a dicembre 2027 l’applicazione di una parte sostanziale dell’AI Act e introdurre il divieto delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale che creano foto intime di persone reali senza il loro consenso.
Al momento non sono disponibili informazioni pubbliche su quando le trattative potranno riprendere. Allo stato attuale delle cose, è previsto che le nuove norme per le applicazioni di IA ad alto rischio entrino in vigore ad agosto.
Perché la Germania ha bloccato le trattative sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale in Unione Europea
Il nodo sul quale le parti non riescono a trovare una posizione comune parte da una richiesta avanzata dalla componente di centro-destra del Parlamento, con il sostegno della Germania: consentire ai produttori di macchinari industriali e dispositivi medici di conformarsi non ai requisiti sull’IA previsti dall’AI Act, ma di fare riferimento a quelli dalle rispettive normative di settore. Questo vorrebbe dire, nella pratica, non applicare all’intelligenza artificiale applicata in ambito industriale e sanitario gli stretti criteri di rispetto della privacy, sicurezza dei dati e in generale tutti gli standard tecnologici ed etici che l’Unione Europea richiede, per esempio, agli LLM di uso comune e alle applicazioni basate sull’IA.
Qualora la regolamentazione dell’IA nel settore industriale industriale fosse alleggerita, se ne avvantaggerebbero notevolmente colossi tedeschi dell’ingegneria come Siemens e Bosch. Domenica scorsa, il cancelliere Friedrich Merz (CDU) aveva pubblicamente invocato la liberazione dell’IA nei settori industriali dai regolamenti troppo stretti delle norme europee. Dopo il fallimento del negoziato, i legislatori di centro-destra hanno irrigidito ulteriormente la propria posizione e la questione ha generato frizioni che attraversano sia i gruppi parlamentari europei sia la politica interna tedesca. Sul fronte europeo, diversi paesi membri e tutto il centro-sinistra del parlamento si oppongono all’esenzione per l’IA industriale e richiedono che l’AI Act sia applicato uniformemente a tutti gli utilizzi dell’intelligenza artificiale all’interno dell’Unione Europea. La deputata dei Verdi olandesi Kim van Sparrentak ha accusato il Partito Popolare Europeo di essere disposto a “far precipitare l’industria europea in un vuoto giuridico totale di caos”, schierandosi con l’estrema destra per ritardare i negoziati.
In Germania, la posizione di Merz si è scontrata con quella del suo stesso partner di coalizione. Il giorno prima dell’avvio dei colloqui definitivi, il gruppo socialdemocratico nel Bundestag ha inviato ai propri eurodeputati una lettera in cui li invitava a opporsi a qualsiasi modifica che indebolisse le norme europee sull’IA. Nella lettera si sostiene che l’approccio orizzontale dell’AI Act non debba essere eroso attraverso i colloqui in corso, e che le modifiche sostenute da Merz comporterebbero “rischi significativi”, renderebbero le norme incoerenti, aprirebbero lacune nelle tutele e favorirebbero le aziende straniere a scapito di quelle europee.



