“Berlino è la casa che ho scelto”: intervista a Francamente, a Berlino il 14 maggio

Francamente si muove tra cantautorato ed elettronica, trapiantato prima a Berlino e poi a Milano. Queerness e attivismo occupano il centro della sua produzione musicale e nello sviluppo della sua identità sono decisivi gli studi in filosofia politica, l’attività di busker e la partecipazione a realtà collettive che promuovano una musica orizzontale e plurale, non competitiva.
Nel 2020 escono i suoi primi due brani, Contaminazone e Bombe in colombe. Dal 2021 è parte di “Canta Fino a Dieci”, collettivo transfemminista che ha come obiettivo l’abbattimento del gender gap nell’industria musicale. Nello stesso anno esce Taxi, registrata a Torino ma scritta a Berlino, dove si trasferisce nel 2022. Quelli in Germania sono anni di ricerca e di musica per strada e la frequentazione di club e rave porta il progetto a contaminarsi con l’elettronica, la techno e la cold wave degli anni ‘80 e contemporanea. Nel 2024 si trasferisce a Milano, dove partecipa a X Factor Italia. Nello stesso anno escono due brani: Paracadute e Fucina.
A giugno 2025 esce il singolo Zagara, mentre dal mese di ottobre apre alcune date del tour di Carmen Consoli. Il 4 novembre esce Telephone Tango, il 30 gennaio La casa dei miei nonni e il 27 marzoSirene sulla Luna, ultima anticipazione dell’album d’esordio Bitte Leben uscito il 17 aprile.
A maggio Francamente sarà in tour promozionale e partirà proprio da Berlino, il 14 maggio, con un live speciale in solo al Privatclub (qui il link per maggiori informazioni, con la possibilità di acquistare i biglietti), per poi proseguire in full band in tutta Italia. Intanto, Lucia Conti l’ha intervistata per voi.
Ho letto in un’intervista che hai scoperto l’elettronica a Berlino e proprio a Berlino stai tornando. Come hai vissuto questa città, che ricordi ne hai e cosa rappresenta per te?
Berlino è la casa che ho scelto, non in cui sono cresciuta per nascita. Rappresenta per me libertà e autodeterminazione e la sua storia di divisione e riconciliazione mi affascina. Non solo sui suoni, ma sul modo in cui concepire l’ambiente musicale ha contribuito la capitale tedesca.
Nel gioco delle associazioni con altri artisti, che spesso la stampa si diverte a fare, si fanno spesso, in relazione a te, nomi come Battiato, Giuni Russo, Battisti, Alice… ti ci ritrovi?
Mi ritrovo con grande onore nelle associazioni a Giuni Russo, Alice e Battiato. Non perché mi ritengo al loro livello, ma perché mi hanno ispirato fin da giovane, sia in termini di poetica, sia in termini di scrittura.

Tra le tante sfaccettature della tua personalità, anche artistica, c’è anche il fatto che tu ti definisca una donna queer. Che cosa significa per te, oggi, essere queer?
Queer è per me trasversalità, la possibilità di vedere e vivere le cose in modo diverso dalla “norma”. Non si tratta dunque solo di una definizione nell’ambito dell’orientamento sessuale, ma è più ampia. Provare a immaginare quotidianità diverse degne di rispetto tanto quanto quelle a cui siamo abituati.
Ai tempi di X Factor si è parlato molto della tua presa di posizione pubblica sul gender gap nel tuo settore e cioè sulla parità di genere nel mondo della musica. Cosa percepisci, vedi e sperimenti, a riguardo? Quanto spazio reale c’è, per le artiste?
Lo spazio le artiste se lo stanno prendendo e nutro grande fiducia nella nuova generazione. Il gender gap è più visibile nella musica perché è un settore spesso sotto i riflettori, ma affligge diversi ambiti lavorativi. Lavorare sulla parità di genere è un compito prezioso per la nostra società.
Cosa ascolti, quando non componi? E cosa leggi quando non ascolti musica? Te lo chiedo soprattutto sapendo che hai una formazione filosofica.
Leggo quotidiani e saggi, ultimamente pochi romanzi. Ascolto tanto Lola Young ultimamente, sono innamorata della sua penna.
Un’ultima curiosità. Sul tuo canale YouTube, al brano “Paracadute”, è associata la foto di un palazzo. È Berlino? Mi sembra la parallela di casa mia…
Sì, il palazzo è di Berlino! Che occhio!



