UE mette alla prova la clausola di mutua assistenza: prove di indipendenza dalla NATO?
A Bruxelles l’UE ha simulato l’attivazione della clausola di mutua assistenza prevista dal Trattato sull’Unione europea e per molti osservatori questa manovra si inserirebbe in un piano più ampio di “prove generali” di indipendenza dalla NATO, in un momento di forti tensioni con Washington.
La clausola, contenuta nell’articolo 42, paragrafo 7, stabilisce l’obbligo per i Paesi membri di fornire sostegno e assistenza a uno Stato membro dell’UE oggetto di un attacco sul suo territorio.
La simulazione della clausola di mutua assistenza UE
L’iniziativa avrebbe avuto l’obiettivo di verificare i meccanismi di risposta collettiva in caso di attacco sul territorio di uno Stato membro dell’UE e alla base, secondo la dpa, ci sarebbe anche l’intento di rafforzare l’indipendenza dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di verificare i meccanismi di risposta collettiva in caso di aggressione armata sul territorio di uno Stato membro.
La clausola europea viene infatti accostata all’articolo 5 del Trattato NATO, pur presentando differenze rilevanti e pur non essendo stato concepita per sostituirlo. Il riferimento a una possibile autonomia operativa emerge tuttavia in relazione a scenari in cui l’Alleanza atlantica non fosse in grado di intervenire, ad esempio per effetto di un veto da parte del governo degli Stati Uniti.
Partecipanti e sede delle consultazioni
All’esercitazione hanno preso parte gli ambasciatori degli Stati membri responsabili della politica di sicurezza, insieme a esperti delle istituzioni europee.
Secondo quanto riportato da EU Today, Le consultazioni si sono svolte nell’ambito del Comitato politico e di sicurezza del Consiglio dell’UE, organismo incaricato del monitoraggio delle crisi internazionali e della gestione delle risposte europee.
Clausola di mutua assistenza e rapporto con art. 5 del trattato NATO
Letteralmente, la clausola di mutua assistenza dell’Unione europea prevede che “qualora uno stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso“.
Si tratta di un impegno formale che vincola gli Stati membri sul piano politico e operativo, ma si colloca in un quadro distinto rispetto agli obblighi previsti in ambito NATO. L’art. 5 del trattato NATO, infatti, è un impegno di difesa collettiva miltare automatica, mentre la clausola UE richiama a un principio di solidarietà interna dai contorni più vaghi, che lascia autonomia sui mezzi (non solo militari, ma anche diplomatici, tecnici, medici e civili) e rispetta la neutralità o non allineamento militare di alcuni Stati.
I precedenti e l’attivazione del 2015
Finora la clausola è stata attivata una sola volta. Dopo gli attentati terroristici di Parigi del 17 novembre 2015, infatti, la Francia ha fatto ricorso a questo strumento chiedendo il sostegno degli altri Stati membri e in quell’occasione la Germania ha partecipato alle operazioni contro l’ISIS in Iraq e Siria, contribuendo con mezzi militari tra cui velivoli Tornado impiegati in missioni di ricognizione.
Merz aveva parlato della clausola già a febbraio, a Monaco
Le attività preparatorie relative all’uso della clausola risultano avviate da tempo. Il cancelliere federale Friedrich Merz ne aveva fatto riferimento già a febbraio, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco già a fe mese di febbraio.
Nel contesto attuale, la prova tecnica svolta a Bruxelles si inserisce senz’altro in un quadro di riflessione sul coordinamento interno dell’Unione europea in materia di sicurezza e difesa. Al momento, le conclusioni pubbliche dell’operazione non sono state ancora rese pubbliche.




