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Guerra in Iran fa salire i prezzi del cherosene: voli a rischio se la situazione non cambia

La guerra con l’Iran comincia a produrre effetti anche sul traffico aereo europeo e il nodo è il carburante: il blocco dello Stretto di Hormuz e la forte dipendenza dell’Europa dalle forniture del Golfo stanno infatti mettendo sotto pressione il traffico aereo e il rischio è la possibile riduzione o cancellazione dei voli disponibili.

Per il momento il settore continua a funzionare, ma la soglia di allarme si è alzata e diversi operatori stanno già lavorando su scenari di emergenza.

Il blocco dello Stretto di Hormuz mette sotto pressione il traffico aereo

Con l’attacco statunitense-israeliano contro Teheran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, la rotta da cui transita una parte decisiva del carburante per aerei diretto in Europa si è improvvisamente trasformata in un punto critico. Se il conflitto dovesse protrarsi, l’impatto non riguarderebbe solo i costi, ma anche la continuità delle forniture, visto che l’Europa importa oltre il 40% del cherosene dalla regione del Golfo.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Berliner Zeitung, la petroliera Rong Lin Wan, riuscita a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz e attesa la prossima settimana a Rotterdam, potrebbe essere una delle ultime navi cariche di carburante per aerei a raggiungere l’Europa, almeno nel breve periodo.

Prezzo del cherosene più che raddoppiato: a rischio i voli

Dalla fine di febbraio, tra l’altro, il prezzo del cherosene è più che raddoppiato e una tonnellata arriva ormai a costare fino a 1.800 dollari.

Per le compagnie aeree il problema è che hanno coperto parte dei propri fabbisogni stipulando contratti di lungo periodo a prezzo fisso, ma questi accordi fanno riferimento al prezzo e del greggio e non includono l’impennata dei margini di raffinazione. In altre parole, in questo modo le compagnie rischiano di subire una parte rilevante dei rincari.

Le compagnie aeree preparano piani d’emergenza

Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha dichiarato a Sky News che non ci sarebbero rischi per l’approvvigionamento se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro metà o fine aprile. Se invece il blocco dovesse continuare, ha aggiunto, tra maggio e giugno potrebbe risultare compromessa “una parte limitata” delle forniture, stimata tra il 10 e il 25%.

Secondo quanto riferito al Corriere della Sera da un dirigente del settore rimasto anonimo, inoltre, tutte le compagnie starebbero già lavorando a un piano d’emergenza nel caso in cui il carburante disponibile negli aeroporti non fosse sufficiente per sostenere l’intero volume dei voli programmati.

Tra i gruppi che starebbero studiando misure preventive ci sarebbe anche Lufthansa, che starebbe valutando il fermo temporaneo di 20-40 aeromobili.

I primi effetti: soppressi i collegamenti di Skybus

Intanto le conseguenze pratiche della situazione iniziano ad affiorare anche sul piano pratico, scombinando i piani e incidendo sulle decisioni commerciali e operative dei vettori.

Nel Regno Unito, ad esempio, la compagnia britannica Skybus ha sospeso con breve preavviso i collegamenti tra Cornovaglia e Londra proprio a causa di un “massiccio aumento dei costi del carburante a causa della guerra nel Golfo”, come dichiarato dal CEO Jonathan Hinkles. Secondo quanto riportato dalla BBC, i voli avrebbero dovuto essere garantiti fino alla fine di maggio.

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