Steinmeier: la guerra contro l’Iran viola il diritto internazionale
In un discorso tenuto al Ministero degli Esteri di Berlino, il presidente della Repubblica Federale Tedesca Frank-Walter Steinmeier ha espresso una valutazione netta sul conflitto avviato da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran: una guerra che, a suo avviso, contrasta con il diritto internazionale e che definisce “un errore politicamente fatale”. Una posizione senza dubbio molto più netta di quelle prese, fino a questo momento, dal governo Merz su questa e su altre operazioni militari avviate dall’amministrazione Trump.
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Un giudizio senza riserve sul conflitto in Iran
Steinmeier ha qualificato la guerra come “davvero evitabile e inutile, se il suo obiettivo era quello di fermare l’Iran sulla strada verso la bomba atomica”. La motivazione di un attacco imminente contro gli Stati Uniti, ha sostenuto, non regge all’esame dei fatti: l’Iran si trovava, al momento dello scoppio del conflitto, più lontano dall’armamento nucleare di quanto non fosse mai stato dopo la firma dell’accordo sul nucleare del 2015. Fu, fra l’altro, proprio il presidente Donald Trump a far naufragare quell’intesa. Lo stesso Trump che, ad agosto dello scorso anno, dichiarava ormai del tutto annichilito il presunto programma nucleare iraniano.
Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha preso le distanze dalla guerra, ma si è astenuto dal qualificare le azioni militari di Washington e Gerusalemme come una violazione del diritto internazionale, a differenza di altri partner europei. Steinmeier ha percorso invece una strada diversa, con un linguaggio privo di ambiguità.
Steinmeier sulla guerra: il diritto internazionale non è “un guanto” da mettere e togliere quando conviene
Al centro del discorso c’è una tesi precisa: rinunciare al diritto internazionale non è un’opzione per i Paesi che non appartengono alla cerchia delle grandi potenze. “Il diritto internazionale non è un vecchio guanto che dovremmo toglierci quando lo fanno gli altri”, ha detto Steinmeier, suscitando applausi entusiasti da parte dei presenti. È, al contrario, “fondamentale per la sopravvivenza” di chi non dispone di peso geopolitico sufficiente ad agire fuori da ogni vincolo normativo. Il riferimento potrebbe essere alle recenti dichiarazioni del Ministro della Guerra di Trump Pete Hegseth e del consigliere dell’amministrazione USA Stephen Miller, che in più occasioni hanno fatto riferimento al fatto che gli Stati Uniti, in quanto prima potenza militare del mondo, non si sentano vincolati dalle norme della civile convivenza planetaria adottate e accettate fino a questo momento.
Il presidente ha richiamato il caso di Gaza come precedente con cui la Germania si era già dovuta confrontare, in termini di azioni degli alleati che si sono collocate al di fuori del diritto internazionale e ha indicato che la coerenza impone di affrontare anche il conflitto iraniano con lo stesso metro. “La nostra politica estera non diventa più convincente se non chiamiamo violazione del diritto internazionale una violazione del diritto internazionale”, ha affermato.
Steinmeier ha inquadrato la questione anche in chiave europea. L’Unione Europea, ha sottolineato, si fonda sul diritto e sulle regole: adottare una visione del mondo basata sul potere e sulla forza bruta significherebbe minarla dall’interno. Un’Europa unita e forte è, secondo il presidente tedesco, “l’imperativo geopolitico di questo tempo”.
Un riorientamento della politica estera tedesca
Il discorso non si è limitato al caso iraniano. Steinmeier ha delineato uno scenario più ampio, in cui la politica estera tedesca si trova a un bivio. “Il mondo che abbiamo in mente deve essere ridisegnato”, ha affermato. L’Occidente rimane “un prezioso ideale normativo”, ma come realtà politica attuale “non esiste”. Da questa premessa discende, per Steinmeier, la necessità di un realismo che non distorca la realtà: più pragmatismo e più incisività, senza però rinunciare ai vincoli normativi internazionali.
Alla richiesta di maggiore distanza dal governo Trump si accompagna dunque una riflessione più strutturata sul posizionamento della Germania in un contesto geopolitico mutato.
Reazioni: critiche dalla CDU/CSU e dalla Società Tedesco-Israeliana, sostegno dai Verdi
Le dichiarazioni di Steinmeier hanno prodotto reazioni contrastanti. Jürgen Hardt, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag, ha ricordato che “il governo federale, unico competente in materia, non ha ancora completato la sua valutazione dal punto di vista del diritto internazionale”, e ha invitato tutti i rappresentanti della Repubblica Federale a uniformarsi a questa posizione di attesa.
Più aspra la critica della Società Tedesco-Israeliana, il cui presidente Volker Beck ha dato al presidente del “saputello presuntuoso” e ha definito le sue dichiarazioni “gravemente inappropriate alla luce dei pericoli per la sicurezza che provengono dal regime dei mullah”.
Dal versante opposto, la capogruppo dei Verdi Britta Haßelmann ha espresso piena convergenza con la posizione del presidente: “Anche noi riteniamo che questo attacco fosse contrario al diritto internazionale”, ha dichiarato, definendo incomprensibile l’esitazione del governo federale nel formulare una valutazione giuridica.




