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Al via la produzione di satelliti a Berlino: 50 milioni per la prima fabbrica

L’indirizzo esatto è riservato. La cerimonia di inaugurazione si è tenuta qualche giorno fa, le autorità hanno partecipato, ma la location esatta di questo impianto a Berlino non è nota. La senatrice per l’Economia Franziska Giffey e il sindaco del distretto di Treptow-Köpenick Oliver Igel (entrambi SPD) erano presenti all’apertura della prima linea di produzione in serie di satelliti a Berlino, senza tuttavia poter comunicare alla stampa dove si trovi la sede, per motivi di sicurezza. I satelliti rientrano infatti fra le infrastrutture critiche e, dall’inizio del conflitto in Ucraina, sono diventati bersaglio della guerra ibrida tra Russia e paesi NATO. Parte della produzione è già stata commissionata dalla Bundeswehr.

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Giffey ha inquadrato l’iniziativa in un contesto più ampio di politica industriale: “A Berlino disponiamo di un enorme potenziale proprio in questo settore delle tecnologie chiave per applicazioni dual-use, che il governo regionale intende promuovere attivamente e valorizzare in modo ancora più efficace”. Il termine dual-use indica prodotti impiegabili tanto in ambito civile quanto militare. Per Berlino, è proprio la fabbrica della BST, ovvero Berlin Space Technologies, a segnare un cambio di registro: non solo polo accademico, ma anche sede di produzione in un comparto strategico su scala europea.

Anche se la collocazione esatta non può essere resa nota, si sa che l’impianto si trova all’interno del parco tecnologico Adlershof/Johannisthal, gestito da Wista. A costruirlo è stata proprio la startup Berlin Space Technologies (BST), spin-off del Politecnico di Berlino che ha sviluppato i propri veicoli spaziali negli spazi del Centro per microsistemi e materiali della stessa Wista.

Cinquanta milioni di euro e cinque stazioni di produzione

La capacità attuale è di cinquanta satelliti all’anno, un volume sicuramente contenuto rispetto ai massimi standard industriali, ma inedito per la capitale tedesca. In sei mesi, BST ha allestito camere bianche con cinque stazioni di produzione operative. L’investimento complessivo previsto arriva fino a 50 milioni di euro. Le camere bianche sono ambienti controllati in cui vengono ridotti al minimo gli agenti contaminanti come polvere, particelle sospese nell’aria, batteri e altre impurità. Si utilizzano principalmente in settori dove la pulizia dell’aria è cruciale, come la produzione di semiconduttori, la farmaceutica, l’ottica e, appunto, l’assemblaggio di satelliti.

La produzione è stata messa in piedi quasi a tempo di record, poiché i committenti richiedono tempi di consegna piuttosto stretti per i cosiddetti “piccoli” satelliti, ovvero quelli che pesano fino a 500 chili. Questa pressione ha spinto l’azienda ad anticipare l’avvio delle operazioni rispetto ai piani originari, che avevano visto il coinvolgimento di un’altra sede. BST aveva infatti inizialmente previsto di insediarsi in un ex punto vendita di bricolage nel quartiere di Tempelhof, dove contava di raggiungere una produzione annua di 200 satelliti. Quel progetto non è stato abbandonato, ma è slittato al 2027. Secondo un portavoce dell’azienda, i lavori nel sito sono ancora in corso.

Come si costruisce un satellite in serie

Contrariamente a quanto il termine “produzione in serie” potrebbe suggerire, il processo ha poco in comune con le catene di montaggio che associamo alla manifattura automobilistica o meccanica. Molti componenti devono essere assemblati in ambienti a contaminazione controllata e successivamente sottoposti a cicli di test intensivi.

BST punta a ridurre i tempi di costruzione attraverso un sistema di componenti modulari intercambiabili e procedure di verifica automatizzate.

La visita di Merz ad Adlershof

A novembre 2024, il cancelliere Friedrich Merz (CDU) aveva visitato la sede di BST per osservare direttamente le attività dell’azienda. Il team dei fondatori, composto da Matthias Buhl, Tom Segert e Björn Danziger, aveva evidentemente convinto il cancelliere, il quale aveva mostrato apprezzamento per la velocità operativa e l’impostazione pragmatica del gruppo.

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