Il prezzo del carburante in Germania potrebbe arrivare a 2,50 € al litro

La guerra in Iran ha impresso al mercato petrolifero un andamento erratico, con oscillazioni continue nelle quotazioni internazionali. Il che, in teoria, dovrebbe implicare un andamento simile anche per i prezzi del carburante nelle stazioni di servizio in Germania. Eppure non è così: i prezzi salgono, non oscillano e, stando all’associazione di categoria del settore, la loro corsa verso l’alto è appena iniziata e potrebbe portare i prezzi ben oltre i 2,50 euro al litro.
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Un portavoce dell’associazione, intervistato dal quotidiano Rheinische Post, ha precisato che i prezzi potrebbero spingersi anche al di là di questa cifra. Intanto, l’opinione pubblica punta il dito contro le compagnie petrolifere, accusate di trarre vantaggio dall’instabilità geopolitica, sulle quali sta già indagando l’antitrust, con una task force speciale voluta dal governo.
La reazione della politica: “Aumento sproporzionato”
Sepp Müller, vicepresidente del gruppo parlamentare dell’Unione, ha definito la situazione attuale relativa ai prezzi del carburante in Germania “assolutamente sproporzionata” in un intervento al programma televisivo ARD-Morgenmagazin. Oltre alle misure economiche già ipotizzate, Müller ha suggerito che il governo tedesco consideri azioni più dirette nei confronti delle aziende del settore.
Questa volta il governo non prevede di ridurre l’imposta sull’energia
Müller ha tuttavia escluso il ripristino di uno strumento come quello adottato all’inizio del conflitto ucraino: all’epoca il governo aveva disposto una riduzione temporanea dell’imposta sull’energia sui carburanti, con l’intento di contenere i rincari per i consumatori. La misura era stata oggetto di critiche, poiché i benefici erano risultati concentrati principalmente nelle grandi compagnie piuttosto che trasferiti agli automobilisti. Le aziende avevano infatti incassato il vantaggio senza abbassare sensibilmente i prezzi.
Secondo Müller, un intervento analogo non è all’ordine del giorno. L’ipotesi che alcune aziende avessero messo in conto fin dall’inizio la possibilità di uno sconto simile e si fossero comportate di conseguenza per spingere il governo ad alleggerire il loro carico fiscale è tra le considerazioni che hanno orientato questa scelta.
Task force e indagini antitrust sul tavolo del governo
Per fare fronte alla situazione, l’esecutivo ha costituito una task force ad hoc, affidata alla guida dello stesso Müller. Il tavolo si confronterà con le compagnie petrolifere e con l’Autorità antitrust tedesca per individuare strumenti d’intervento praticabili.
Sulla stessa linea si è collocata la settimana scorsa la ministra dell’Economia Katharina Reiche (CDU), che in un podcast del portale Table.Briefings aveva invocato un’indagine dell’Autorità antitrust sugli aumenti registrati nelle stazioni di servizio tedesche dall’inizio del conflitto, per capire se le compagnie abbiano sfruttato la crisi oltre i limiti consentiti.
Toni ancora più netti quelli del ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD), che aveva avvertito le aziende di possibili conseguenze qualora avessero tentato di arricchirsi sfruttando le circostanze belliche.
La situazione del mercato petrolifero
A più di una settimana dall’avvio del conflitto, la situazione nella regione rimane irrisolta: gli attacchi condotti dalle forze israeliane e statunitensi proseguono in parallelo con quelli iraniani. In questo contesto, le parole di Donald Trump, che in conferenza stampa ha parlato di una guerra di breve durata, hanno sortito un effetto inatteso sui mercati, provocando un calo del prezzo del greggio.
Diversi Paesi hanno nel frattempo annunciato la possibilità di sbloccare le proprie riserve nazionali di petrolio per attenuare le ripercussioni del conflitto sulle quotazioni. Le riserve strategiche rappresentano uno strumento che le economie nazionali possono attivare in situazioni di crisi, con l’obiettivo di stabilizzare il mercato o compensare eventuali deficit di approvvigionamento, ma storicamente ciò accade molto di rado.



