
Il Washington Post ha iniziato a parlarne a Gennaio e lo ha chiamato Project Panama, ma, come spesso accade alle pessime idee di oltreoceano, a meno di un anno di distanza lo si potrebbe già chiamare “progetto Düsseldorf” o “progetto Colonia”, dal momento che è sbarcato in Germania. Per chi apprezza i libri e guarda con preoccupazione alla tendenza dell’intelligenza artificiale a fagocitare e appiattire ogni forma di sapere, si tratta di una delle derive più distopiche della tecnologia contemporanea: Anthropic, la società che produce Claude (l’LLM che a oggi costituisce il principale rivale di ChatGPT), ha iniziato ad acquistare migliaia di libri nelle librerie antiquarie, prima degli Stati Uniti e oggi anche della Germania, per scannerizzarli, utilizzarli per addestrare il proprio modello linguistico e poi distruggerli fisicamente. Spesso si tratta di volumi fuori produzione dei quali potrebbero non esistere altre copie.
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L’IA ha fame
Perché, improvvisamente, un colosso dell’intelligenza artificiale si comporta come un cattivo dei cartoni, intento a distruggere fisicamente decine di migliaia di libri? Perché l’IA ha “fame” di contenuto, ma può “cibarsi” solo di quello che viene prodotto dagli esseri umani. Se un LLM si alimenta di contenuti prodotti da altri LLM, infatti, i risultati si degradano in maniera rapidissima: qualcuno ha paragonato questo fenomeno alle patologie neurologiche da prioni che colpiscono gli esseri umani che si nutrono di carne umana. In altre parole: il cannibalismo fa male anche ai bot.
Il problema è che internet è “finito”: non c’è più contenuto umano liberamente accessibile che gli LLM come Claude non abbiano già consumato. E, per contro, da più parti si è cominciato a discutere di come l’addestramento di questi modelli sia stato portato a termine, nella stragrande maggioranza dei casi, in flagrante violazione del diritto d’autore, traendo profitto dal lavoro di esseri umani che non hanno né acconsentito né sono stati compensati. Per questo, Anthropic, che agli autori USA ha dovuto pagare una somma considerevole dopo un’aspra contesa legale, ha trovato un cavillo perfetto, applicabile nel sistema statunitense: quello del “fair use”. La legittimità di questa pratica negli Stati Uniti è stata sancita, nel giugno 2025, da un giudice federale. Chi acquista la copia di un’opera, per esempio un libro, ha il diritto di utilizzarla entro certi limiti, per esempio citandola o, in questo caso, utilizzandola come materiale di formazione e addestramento per un LLM. Perché i libri vengono fisicamente distrutti? Perché, economicamente, conviene. La cosiddetta “scansione distruttiva”, che si effettua tagliando i dorsi, scannerizzando tutte le pagine in sequenza e poi smaltendo la carta, costa molto meno della scansione tradizionale di un libro, che prevede di aprirlo e scansionarlo girando pagina dopo pagina.
C’è però un problema fondamentale: questo è un principio che vale negli Stati Uniti, ma potrebbe venire applicato, illegittimamente, anche altrove. L’Europa, per esempio, non conosce il principio del “fair use” e tutela il diritto d’autore in modo molto più stringente. Se si stabilisse che questo è davvero l’uso che è stato fatto dei volumi acquistati in massa dalle librerie antiquarie europee e che questi libri sono stati spediti a tale scopo negli Stati Uniti dopo essere stati acquistati, per esempio, in Germania, si profilerebbe una violazione delle regole europee sul diritto d’autore.
Il Project Panama è arrivato in Germania
Diverse testate tedesche, fra le quali WDR e la Taz, hanno rilevato un’attività insolita, iniziata nelle librerie antiquarie di tutta la Germania all’inizio di aprile. I sistemi per gli ordini online, principalmente tramite la filiale di amazon AbeBooks, hanno iniziato a registrare ordini insoliti, automatizzati, in orari strani, spesso a notte fonda. Nello stesso ordine si acquistavano a dozzine, a volte centinaia di libri per rivenditore, rigorosamente un volume per ogni titolo. Si trattava sempre del tipo di libri che normalmente non vendono: vecchi saggi ormai fuori stampa da molti anni, libri di cucina, guide turistiche, biografie. Il prezzo delle spese di spedizione e dei dazi era spesso superiore a quello del libro stesso. L’acquirente era quasi sempre lo stesso: un’azienda canadese chiamata Zoom Books, che si definisce attiva nel riciclaggio dei libri. I libri venivano consegnati presso un magazzino a Kodersdorf, in Sassonia e poi, presumibilmente, spediti negli Stati Uniti. Le stime parlano di fino a 700.000 titoli solo dalla Germania, circa tre milioni in tutto il mondo.
Per molti rivenditori, questo rappresenta un dilemma. Da un lato, si è trattato, in molti casi, di vendite inaspettate e di un fatturato improvvisamente altissimo, per una categoria che non naviga precisamente nell’oro e proprio sulla categoria di prodotti che vende meno. Alcuni, tuttavia, sono combattuti, perché trovano l’operazione moralmente reprensibile, oltre che logisticamente ed economicamente complicata dai dazi. Anche perché l’obiettivo dichiarato di Anthropic, secondo un documento interno riportato dal Washington Post, sarebbe quello di sottoporre a scansione distruttiva tutti i libri del mondo, per potersi addestrare su tutto lo scibile umano legalmente e legittimamente.
Zoom Books ha dichiarato ufficialmente di non digitalizzare né distruggere libri, tuttavia, riporta WDR, un post sul blog dell’azienda, ora cancellato, avrebbe recato il titolo “Come procurarsi libri usati per l’addestramento dell’IA”. La stessa azienda, inoltre, su richiesta di diversi media, non ha confermato né smentito di rivendere i libri ad aziende dedite alla scansione distruttiva, affermando di non poter fornire alcuna informazione sugli acquirenti finali dei volumi.
Ci sono, a onor del vero, anche altre ipotesi: alcuni librai hanno supposto che Zoom Books volesse specializzarsi nei libri fuori stampa e introvabili, altri hanno pensato a una frode sui pagamenti. Segnalazioni simili sono arrivate anche dalla Bulgaria, dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda.
Che tipo di libri vengono acquistati per addestrare l’intelligenza artificiale?
Ci sono pochi dati per rispondere a questa domanda e si tratta per lo più di dati empirici. Sembra, stando alle testimonianze di alcuni librai citate, fra gli altri, dal Tagesschau, che le aziende di IA scelgano esclusivamente i libri dotati di codice ISBN, poiché possono selezionarne i titoli con sistemi automatizzati. I libri molto vecchi, che non hanno un ISBN, sono invece più difficili da categorizzare e quindi da valutare come possibili fonti di materiale. Un’altra ipotesi riguarda il fatto che a chi addestra l’IA serva soprattutto contenuto scritto con un linguaggio scientifico.
Sarebbero al riparo, invece, le edizioni rare, pregiate o autografate, poiché il loro prezzo eccederebbe il budget per singolo volume di questo tipo di acquisti di massa.




