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Berlino: 4 club del RAW-Gelände rischiano di chiudere

Nell’area RAW-Gelände di Berlino-Friedrichshain, quattro club storici rischiano di chiudere. Cassiopeia, Weißer Hase, Crack Bellmer e il bar Zum schmutzigen Hobby sono gli ultimi quattro nomi in una lunga lista di pilastri della vita notturna della capitale che potrebbero presto non esistere più. Dal 22 gennaio, infatti, il gruppo Kurth, che detiene la proprietà di gran parte del complesso sulla Warschauer Straße, ha loro vietato di proseguire l’attività, riaccendendo una tensione mai sopita tra il proprietario e l’amministrazione distrettuale.

I club del RAW-Gelände rischiano di rimanere schiacciati in un conflitto politico

I Verdi e Die Linke hanno preso le parti dei quattro locali in sede di consiglio di distretto (ricordiamo che Berlino è una città-stato e quindi i suoi quartieri hanno amministrazioni guidate da “sindaci” e relativi consigli) con una risoluzione intitolata “Salvate i club del RAW-Gelände”. Secondo i due gruppi parlamentari, il blocco delle attività imposto dal proprietario sarebbe uno strumento per fare pressione sul distretto stesso e sui consiglieri che da oltre dieci anni tengono in stallo le trattative sul piano di sviluppo dell’area. Il RAW-Gelände viene descritto come un polo di attrazione internazionale, le cui istituzioni culturali rappresentano una componente irrinunciabile dell’infrastruttura sociale del distretto. La risoluzione chiede che club e spazi culturali vengano tutelati attraverso contratti vincolanti.

Il progetto edilizio più contestato di Berlino

Al centro della disputa c’è il permesso di costruzione per una torre di uffici alta 100 metri che il gruppo Kurth vorrebbe erigere sull’area e al quale numerosi gruppi di operatori culturali e commerciali, nonché residenti del distretto si oppongono. Questo sito, infatti, è amatissimo da diverse fasce di pubblico, poiché qui si trovano diversi locali storici, spazi dedicati agli artisti, una struttura sportiva, una galleria d’arte e, nei fine settimana, si svolge un popolarissimo mercato all’aperto. Il distretto ha finora bloccato l’iter, anche in seguito ai nuovi piani aziendali che prevedono una quota residenziale di circa il 20% della superficie complessiva — una variazione che impone una riprogettazione integrale del progetto e nuove valutazioni in materia di protezione acustica.

Dall’inizio del 2025, secondo l’amministrazione distrettuale, il proprietario si rifiuta di stipulare nuovi contratti di locazione, rilasciando soltanto permessi temporanei. Senza un accordo complessivo sul cosiddetto Soziokulturelles L — il contratto quadro per l’intero complesso — diverse attività rischiano il fallimento. L’assemblea distrettuale ha messo in chiaro che, in assenza di garanzie per i club, nessun piano urbanistico verrà approvato.

Il proprietario attribuisce il blocco alle misure antincendio

Il gruppo Kurth respinge qualsiasi lettura politica della vicenda. Stando a quanto riferito dai portavoce al quotidiano Berliner Morgenpost, le chiusure sarebbero motivate da ragioni di sicurezza: l’ufficio distrettuale non avrebbe fornito la documentazione antincendio richiesta più volte. L’utilizzo dei locali, dichiarano, sarà nuovamente tollerato non appena questa documentazione risulterà disponibile e valida.

A far scattare l’ultima richiesta di documentazione sarebbe stato l’incendio che il 1° gennaio ha distrutto un bar nella località sciistica svizzera di Crans-Montana. L’8 gennaio il gruppo Kurth ha notificato all’ufficio distrettuale una nuova richiesta di adeguamento, e le strutture impossibilitate a presentare certificazioni antincendio aggiornate sono state sospese in via cautelativa.

Cosa succede adesso

Il proprietario si era impegnato a mantenere circa 70 progetti culturali e sociali con canoni ridotti, in parallelo all’avanzamento delle procedure di pianificazione. Quell’equilibrio appare ora incrinato. Da una parte il distretto, che condiziona ogni passo urbanistico alla tutela dei club. Dall’altra il gruppo Kurth, che subordina la riapertura alla ricezione di documentazione tecnica che ritiene dovuta. Nel mezzo, quattro locali chiusi e una zona che Berlino considera parte del proprio patrimonio culturale.

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