Archiviate le denunce contro Jens Spahn per le forniture di mascherine durante la pandemia
La Procura generale di Berlino ha chiuso il fascicolo aperto a carico di Jens Spahn (CDU), attuale capogruppo parlamentare dell’Unione, in relazione alla gestione degli appalti per mascherine protettive durante l’emergenza Covid-19, quando era ministro della sanità. Stando alla comunicazione ufficiale dell’autorità inquirente, le verifiche condotte non hanno fatto emergere elementi sufficienti a ipotizzare la commissione di un reato. Le indagini vere e proprie, precisa la stessa Procura, non sono state nemmeno formalmente avviate.
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A partire dall’inizio di giugno 2025, le denunce presentate contro l’ex ministro della Salute hanno superato quota 170. Le contestazioni ruotavano attorno a ipotesi di corruzione e appropriazione indebita, riferite al periodo in cui Spahn guidava il dicastero sanitario. Dato lo status di parlamentare del Bundestag, che comporta l’immunità, gli esposti erano stati inizialmente catalogati come procedimenti di verifica preliminare.
Per esaminare i documenti rilevanti per ipotizzare, la Procura generale si è avvalsa, tra l’altro, delle relazioni redatte dall’investigatrice speciale Margaretha Sudhof e dei rapporti della Corte dei conti. L’analisi ha riguardato specificamente tre ambiti: gli appalti diretti assegnati senza gara, il conferimento di un incarico a un operatore logistico e la cosiddetta procedura “open house” adottata dal Ministero federale della Salute. I documenti sono stati passati al vaglio sotto il profilo strettamente penale.
Lo scandalo delle mascherine: le accuse contro Jens Spahn
Nelle prime settimane della pandemia di coronavirus, il Ministero della Salute sotto la guida di Spahn avviò acquisti di mascherine protettive su scala straordinaria. Il governo federale giunse ad acquistare 5,7 miliardi di dispositivi per una spesa complessiva di 5,9 miliardi di euro. Di quella quantità, soltanto due miliardi di mascherine furono effettivamente distribuite alla popolazione. Ai costi di acquisto si aggiunsero poi quelli di stoccaggio, trasporto e smaltimento dell’enorme eccedenza.
Le critiche sull’intera operazione si trascinano da anni. In particolare, la relazione di Sudhof, nominata dal successore di Spahn, Karl Lauterbach (SPD), dipingeva un quadro severo della condotta dell’allora ministro: forniture aggiudicate a prezzi ritenuti gonfiati per commesse miliardarie, trattamento preferenziale verso soggetti personalmente vicini all’ex titolare del dicastero, mancato rispetto delle procedure di verifica del fabbisogno effettivo. Spahn ha respinto le accuse.
L’archiviazione giunge in un momento in cui Spahn ricopre un ruolo di primo piano all’interno del Parlamento tedesco come leader del gruppo parlamentare dell’Unione. La vicenda aveva alimentato il dibattito pubblico per anni, diventando uno dei dossier più controversi legati alla gestione della pandemia in Germania. La decisione della Procura non chiude necessariamente il dibattito politico, ma segna un punto fermo sul piano giudiziario: le condotte contestate non hanno trovato riscontro penale nelle carte esaminate dagli inquirenti.



