Il filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas è morto il 14 marzo all’età di 96 anni a Starnberg. La notizia è stata comunicata dalla casa editrice Suhrkamp, che ha contattato una delle principali agenzie di stampa tedesche. Con lui scompare uno dei riferimenti intellettuali più tenaci del pensiero occidentale contemporaneo, attivo nel dibattito pubblico fino agli ultimi anni di vita.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
Professore di filosofia all’Università di Francoforte sul Meno, Habermas era annoverato tra i filosofi e sociologi contemporanei più citati al mondo. I suoi studi sulla sfera pubblica e sulla democrazia lo avevano collocato in una posizione del tutto singolare nel panorama del pensiero del Novecento.
La Scuola di Francoforte e la teoria critica
Habermas appartiene alla seconda generazione della Scuola di Francoforte, la corrente di pensiero neomarxista che più di tutte ha influenzato il pensiero occidentale. La sua carriera accademica aveva preso avvio negli anni Cinquanta, presso l’Istituto di Ricerca Sociale fondato da Theodor W. Adorno a Francoforte sul Meno.
Nel 1961 ottenne l’abilitazione all’Università di Marburgo con l’opera “Storia e critica dell’opinione pubblica”. Dopo un periodo all’Università di Heidelberg, nel 1964 assunse la cattedra di filosofia e sociologia già appartenuta a Max Horkheimer all’Università di Francoforte. Da quella lezione inaugurale sarebbe nato, nel 1968, il volume “Conoscenza e interesse”.
Durante le agitazioni del 1968, Habermas fu percepito come un sostenitore delle istanze giovanili. Tuttavia prese le distanze dalla radicalizzazione del movimento, mantenendo una posizione che lo avrebbe contraddistinto per tutta la carriera: la disponibilità al confronto critico, lontana dall’adesione acritica alle correnti più estreme.
La “Teoria dell’agire comunicativo”
Nel 1971 Habermas si trasferì a Starnberg, nei pressi di Monaco di Baviera, dove diresse fino al 1981 l’Istituto Max Planck per la ricerca sulle condizioni di vita del mondo scientifico-tecnico. Proprio in quell’ultimo anno alla guida dell’istituto pubblicò la sua opera di riferimento: “Teoria dell’agire comunicativo”. Nel 1983 rientrò a Francoforte, dove rimase titolare di una cattedra di filosofia fino al pensionamento, avvenuto nel 1994.
Al centro dell’elaborazione teorica di Habermas vi è il concetto di una comunicazione sottratta ai condizionamenti del potere. Su questo terreno i critici gli hanno mosso un’obiezione ricorrente: aver trasformato la Teoria critica, nata come strumento di contestazione radicale dei rapporti di dominio, in un impianto concettuale di fatto funzionale alla legittimazione dello Stato.
La svolta linguistica e il paradigma intersoggettivo
Le questioni epistemologiche relative ai fondamenti delle scienze sociali occupano un posto centrale nella riflessione di Habermas, rilette attraverso la cosiddetta svolta linguistica della filosofia contemporanea. L’analisi delle società industriali nel capitalismo avanzato, il ruolo delle istituzioni e i meccanismi di formazione del consenso sono gli altri assi portanti del suo pensiero.
La sua filosofia si è sempre opposta al metodo della conoscenza oggettivante. Habermas ha sostenuto che soltanto il paradigma intersoggettivo, quello che colloca la razionalità nelle strutture della comunicazione interpersonale piuttosto che in un soggetto isolato, può fungere da fondamento per una ragione comunicativa capace di emanciparsi dal principio di autorità. In questo senso ha sollecitato l’abbandono di ogni astratto paradigma della soggettività.
Gli ultimi decenni: Habermas e la scena pubblica
Dopo il pensionamento, Habermas continuò a intervenire con regolarità su questioni politiche e sociali di rilievo internazionale. Dal lago di Starnberg, dove trascorse la vecchiaia, prese posizione su dossier come la guerra nel Kosovo, la ricerca neuroscientifica e i conflitti di matrice religiosa.
La sua influenza si era estesa ben oltre i confini accademici tedeschi. Tradotto in decine di lingue, Habermas era diventato un punto di riferimento obbligato per chiunque si occupasse di democrazia deliberativa, teoria della comunicazione o fondazione normativa delle scienze sociali. Nel 2007 figurava al settimo posto tra gli autori più citati nelle discipline umanistiche secondo il Times Higher Education Guide.
La notizia della sua morte giunge da Starnberg, la stessa città in cui aveva scelto di vivere dopo aver lasciato la cattedra di Francoforte, un ritorno, in qualche modo, al luogo in cui aveva scritto la sua opera più duratura.




