Meloni respinge le critiche di Merz sul movimento MAGA: “Europa e Stati Uniti devono integrarsi”
La conferenza sulla sicurezza di Monaco, che si è svolta dal 13 al 15 febbraio, ha confermato uno scenario che si va profilando ormai da molti mesi: l’alleanza atlantica traballa e cambia forma e, nella spaccatura che vi si sta creando, non tutte le destre europee sono d’accordo sulla parte da prendere. Un esempio evidente è proprio la posizione della premier italiana Giorgia Meloni, che ha espresso pubblicamente il proprio disaccordo con il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) riguardo a quelle che Merz ha definito le “guerre culturali del movimento MAGA” e al fatto che tale fenomeno non sia rilevante per l’Europa. Per Meloni, intervistata in merito dal Corriere della Sera mentre si trovava ad Addis Abeba, queste sono legittime valutazioni politiche, che non condivide e che considera di competenza dei singoli partiti, non dell’Unione Europea.
Meloni e Merz divisi sul movimento MAGA
Mentre Merz vede l’alleato USA ormai forse irrimediabilmente perduto e parla di un nuovo assetto delle relazioni transatlantiche, per Meloni la strada da seguire è un’altra: rafforzare l’integrazione tra le due sponde dell’Atlantico e concentrarsi sugli elementi di convergenza.

E d’altra parte, il fatto che a queste domande Meloni abbia risposto dall’Etiopia la dice già piuttosto lunga. La sua assenza dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, quando avrebbe dovuto parlare subito dopo Merz, è stata interpretata (fra gli altri, da Repubblica) proprio come una reazione imbarazzata alle dichiarazioni del cancelliere tedesco sulla spaccatura interna all’alleanza atlantica.
Le dichiarazioni di Merz a Monaco
Durante il suo intervento alla conferenza di Monaco di Baviera, Friedrich Merz ha identificato una “profonda frattura” tra Europa e Stati Uniti nell’era Trump. Il cancelliere tedesco ha fatto riferimento alle affermazioni del vicepresidente JD Vance pronunciate nella stessa sede un anno prima, quando aveva criticato gli europei su libertà di espressione e migrazione.
“La guerra culturale del movimento MAGA non ci appartiene”, ha dichiarato. Il leader tedesco ha inoltre definito ormai dissolto l’ordine internazionale che le grandi potenze hanno seguito fino a poco tempo fa, quello basato sulle regole. Al suo posto, il cancelliere vede aprirsi un’era pericolosa dove le libertà sono minacciate. Le minacce concrete che Merz ha citato sono l’aggressione russa all’Ucraina, le ambizioni espansionistiche cinesi e la risposta statunitense a questi fenomeni. Certamente non tutte le minacce al momento in essere sullo scacchiere internazionale, ma indubbiamente tre esempi significativi di un ordine mondiale che si va sgretolando.
La visione europea di Merz tra autonomia e alleanze
Nonostante le critiche alle “guerre culturali”, Merz ha sostenuto che l’appartenenza all’alleanza rappresenta un vantaggio competitivo tanto per l’Europa quanto per gli Stati Uniti. Ha invitato a riparare e rivitalizzare la fiducia transatlantica, argomentando che, se è vero che l’Europa non può procedere da sola, nell’epoca della rivalità tra grandi potenze nemmeno Washington può agire isolatamente.
Il cancelliere ha delineato la necessità per l’Europa di acquisire maggiore sovranità e avere un approccio proattivo. “Non siamo in balia di questo mondo. Possiamo plasmarlo”, ha affermato, invocando un continente capace di diventare attore politico globale con propria strategia di sicurezza. Ha comunque escluso azioni unilaterali tedesche: questa, sostiene, è una lezione della storia che la Germania ha imparato in via definitiva.
Le dichiarazioni di Merz vanno inquadrate nel contesto delle crescenti tensioni commerciali fra USA e Paesi europei. L’amministrazione Trump ha imposto dazi del 20% sui prodotti europei e a dicembre ha vietato l’ingresso con visto a cinque personalità europee accusate di censurare cittadini americani online. Anche le mire statunitensi sulla Groenlandia danese hanno pesato nel parziale riposizionamento di Berlino, che ha garantito, in questo ambito, solidarietà europea illimitata a Copenaghen.
Una spaccatura possibile, ma non probabile
Le dichiarazioni di Merz non devono però far pensare a un imminente cambio di posizione della Germania, che fino a questo momento ha mantenuto un profilo graniticamente atlantista.
Durante la prima giornata di conferenza, Merz e il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul (CDU) hanno incontrato il Segretario di Stato USA Marco Rubio e Wadephul ha sottolineato su X i forti legami transatlantici basati su interessi comuni e convergenze su questioni chiave, tra cui l’importanza di una NATO e di un’Europa forti. Rubio ha anche parzialmente fatto eco all’appello di Merz durante il proprio intervento sabato alla conferenza, enfatizzando come le radici degli USA siano europee (e quelle della classe dirigente, per la stragrande maggioranza, lo sono) e come i valori di base condivisi – un punto sul quale è possibile che altri attori politici esprimano opinioni differenti alla luce dei recenti sviluppi della politica USA. In generale, il suo discorso è stato percepito come contrappeso alle critiche di Vance all’unione.
Alla conferenza hanno partecipato anche alcuni democratici americani, fra i quali il governatore della California Gavin Newsom, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il senatore Ruben Gallago, potenzialmente orientati a incoraggiare posizioni europee più rigide verso l’amministrazione Trump.





