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I media in Germania, da sinistra a destra: come orientarsi

Quando ci si trasferisce in Germania, imparare la lingua è indubbiamente una delle sfide più complesse. Quando si inizia a familiarizzare con il tedesco, però, viene naturale iniziare a leggere i quotidiani o i settimanali, a seguire i telegiornali, a incappare in link di testate di ogni genere, che, inevitabilmente, contribuiscono a dare forma all’immagine che ci facciamo del Paese in cui abbiamo scelto di vivere. In moltissimi casi, questo vuol dire confrontarsi con l’orientamento politico delle testate, che inevitabilmente influenza il modo in cui queste riferiscono le singole notizie. Specialmente se vogliamo seguire il dibattito politico in Germania, quindi, può essere utile conoscere in linea di massima la collocazione dei diversi media sullo spettro politico che va dalla sinistra alla destra estrema, con tutto ciò che si trova nel mezzo.

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Una piccola premessa: questa non è una classificazione esaustiva di tutto il panorama dell’informazione tedesca. In ogni Land delle Germania e, spesso, in ogni nicchia culturale si trovano decine di media minori, dai quotidiani locali ai portali indipendenti, che possono essere collocati a destra, a sinistra o al centro e perfino cambiare periodicamente orientamento. Questo articolo può considerarsi uno schizzo a grandi linee, per aiutare chi si affaccia al panorama mediatico tedesco e illustrare i principali attori del dibattito pubblico.

Come si valuta l’orientamento dei media?

Va anche detto che classificare un giornale come “di destra” o “di sinistra” è un’operazione più complessa di quanto l’etichetta lasci intuire. Il problema non è solo di precisione terminologica: è strutturale. Lo spazio politico ha almeno due assi distinti. Il primo riguarda l’economia: un medium tende a favorire l’intervento statale o il libero mercato? Privilegia il welfare o l’alleggerimento della pressione fiscale? Il secondo attiene ai valori socioculturali: la testata privilegia l’ordine, la tradizione e l’autorità, oppure spinge verso l’emancipazione individuale e il cambiamento? Promuove una visione tradizionale della famiglia e della società o appoggia l’idea di una società nella quale coesistano stili di vita diversi? Predilige l’omogeneità culturale e religiosa o il multiculturalismo? C’è poi un altro elemento importantissimo: l’obiettività. In questo caso, è utile sapere a chi appartiene una testata (queste informazioni sono sempre pubbliche), se è legata a un partito e se è stata accusata o condannata in passato per aver manipolato informazioni o pubblicato notizie non vere da fonti non affidabili. Combinando queste tre variabili, emergono posizionamenti molto diversi tra loro, difficilmente riducibili a un’unica dimensione.

Infine, ricordiamo che, in un sistema democratico pluralista, la diversità editoriale svolge una funzione che va al di là della competizione di mercato. Sei quotidiani nazionali che scrivessero le stesse cose, darebbero un segnale preoccupante, dal momento che l’omogeneità delle posizioni nell’informazione è una caratteristica dei regimi autoritari, che non dovrebbe mai verificarsi in una democrazia matura.

Fatte queste premesse, possiamo individuare alcune macro-aree di riferimento per orientarci nel panorama della stampa tedesca.

La stampa nazionale: dove si collocano i grandi giornali

Il polo liberal-progressista

In questo polo convergono alcune delle principali testate del Paese e sicuramente ce ne sono molte altre più piccole che qui stiamo tralasciando. La Süddeutsche Zeitung (Monaco) è uno dei riferimenti principali dell’area della sinistra liberale. La sua reputazione è costruita in parte anche sul giornalismo di inchiesta (le rivelazioni sui Panama Papers ne sono l’esempio più noto) e la sua linea editoriale è descritta coerentemente come favorevole allo stato sociale e incline a posizioni progressiste. Nella stessa area gravitano Die Zeit (Amburgo), considerato fra i principali settimanali di qualità in Germania e posizionato ormai da diversi anni stabilmente nell’area di centro-sinistra, e il celebre Der Spiegel (Amburgo), magazine fondato nel 1947 e oggi catalogato come espressione del liberalismo progressista europeo. Più netta è la posizione della taz – die Tageszeitung (Berlino), fondata nel 1978 con esplicita vocazione di “controinformazione di sinistra” e oggi strutturata come cooperativa: è un giornale fermamente schierato a sinistra, con una forte vocazione ecologica e una grande attenzione per i temi sociali.

Il polo liberista-conservatore

La Frankfurter Allgemeine Zeitung (Francoforte) occupa una posizione di centro ed è considerato un punto di riferimento per i moderati tedeschi. Di orientamento storicamente borghese-conservatore, è stato criticato, negli anni, da fazioni opposte per motivi opposti – ovvero, i critici da destra lo accusano di spostarsi a sinistra e viceversa, il che, paradossalmente, potrebbe essere considerato una prova di “vero” centrismo. In linea di massima vi si può distinguere un orientamento tendente al liberismo economico, con aperture progressiste. Die Welt (Berlino), del gruppo Axel Springer, è considerata, come tutti i media del gruppo Springer, una testata neoconservatrice e con una forte vocazione transatlantica. L’Handelsblatt (Düsseldorf) è il quotidiano economico di riferimento (per gli italiani, un termine di paragone abbastanza azzeccato potrebbe essere il Sole24Ore): la sua linea è chiaramente orientata al mercato, con meno interesse per le questioni socioculturali che animano gli altri quotidiani. Focus (Monaco), nato nel 1993 come alternativa di mercato allo Spiegel, è oggi considerato un settimanale di stampo fortemente conservatore ed economicamente liberista, che non disdegna titoli apertamente schierati in tal senso.  A destra si colloca anche uno dei quotidiani più letti della Germania: Das Bild. Di proprietà del gruppo Springer, è decisamente conservatore, non disdegna l’approccio scandalistico e con una tendenza apertamente populista di destra. È anche noto per essere spesso, se non sempre, il primo a riportare scandali, fatti di cronaca importanti e, in qualche caso, perfino esclusive politiche, grazie a una rete di contatti, redattori e informatori che riesce a essere presente.

I quotidiani di Berlino

Il Tagesspiegel (Berlino) — quotidiano regionale con rilevanza nazionale — è considerato liberale-borghese, tendenzialmente centrista o leggermente progressista rispetto ai grandi quotidiani sovraregionali. La Berliner Zeitung, fondato nel 1945 e passato per numerosi cambi di proprietà, era considerato moderatamente liberale fino al 2019; dopo l’acquisizione da parte dei coniugi imprenditori Silke e Holger Friedrich, gli è stata più volte rimproverata una vicinanza alle posizioni del presidente russo Putin e un’evoluzione verso destra. Il Berliner Morgenpost è considerato un quotidiano borghese-centrista, tendenzialmente di orientamento moderato, forse storicamente più spostato verso il centro-destra che verso il centro sinistra e fa parte del gruppo Funke Mediengruppe. Chi arriva per la prima volta a Berlino, inoltre, resterà probabilmente confuso dall’esistenza di due quotidiani chiamati “Berliner Zeitung”. Il primo è quello di cui abbiamo già parlato, il secondo, il cui nome si accorcia in B.Z. e si distingue per il font in rosso (mentre quello della Berliner Zeitung è nero), ha un’impostazione completamente diversa. Si tratta infatti di un tabloid, dall’impronta piuttosto scandalistica e votata ai titoli-shock. Viene classificato nello spettro politico come orientato decisamente a destra.

Le voci di nicchia

Fuori dal circuito dei grandi media, in Germania ci sono moltissime testate che coprono aree più definite dello spettro, tanto a destra quanto a sinistra. A sinistra, una delle più note è Junge Welt (Berlino), con una posizione esplicitamente marxista-leninista e in passato accusata di essere perfino “fuori dal tempo” per l’ortodossia della sua linea; nd – Neues Deutschland (Berlino), ex organo della SED nella DDR, si è completamente rinnovato dopo la caduta del muro e oggi si attesta su posizioni socialdemocratiche e progressiste, fermamente nell’area della sinistra, ma non quanto la precedente. Der Freitag (Berlino) è un settimanale di sinistra di stampo classico, che si colloca più a sinistra dei grandi quotidiani dello stesso ambito politico, ma non è certamente il medium più estremo da questo lato dello spettro. Sul versante opposto: Junge Freiheit (Berlino) si definisce indipendente e conservatrice-borghese; Preußische Allgemeine Zeitung (Amburgo) è organo della Landsmannschaft Ostpreußen con linea nazionalista-conservatrice, decisamente vicina alle nuove destre, mentre Die Tagespost (Würzburg) è invece una testata di destra di orientamento cattolico-conservatore.

Emittenti pubbliche e televisione: la neutralità obbligatoria dei media in Germania è messa in discussione sia da destra che da sinistra

Le principali emittenti sulle quali vi capiterà di informarvi, se vivete in Germania e parlate almeno un po’ di tedesco, sono ARD, ZDF e Deutschlandfunk. Si tratta di emittenti pubbliche, che quindi operano in un regime giuridico ben preciso, che impone loro l’equilibrio nell’informazione. Non è una scelta editoriale, ma un obbligo derivante dal loro mandato pubblico. Nella pratica, però, questa neutralità è spesso contestata da fronti opposti. Le accuse che immancabilmente arrivano dai due estremi dello spettro politico riguardano una tendenza ad appiattirsi sulle posizioni e sui comunicati stampa del governo in carica. A periodi alterni, questi media vengono poi accusati, un po’ come avviene per alcuni giornali, di pendere troppo a destra o troppo a sinistra, solitamente dalla fazione opposta.

Il Tagesschau delle 20:00 rimane il programma di informazione televisiva più seguito in Germania, con milioni di telespettatori e uno share fra i più alti di tutti i palinsesti. Inoltre il relativo portale di notizie e la presenza dei contenuti su YouTube, TikTok e Instagram attirano ogni giorno milioni di utenti del web. Ma l’audience elevata non equivale a fiducia incondizionata: al Tagesschau vengono riservate le stesse critiche delle emittenti nazionali nel loro complesso.

La Deutschlandfunk (Colonia, fondata nel 1962) è fra i primi programmi radiofonici per ascolti in Germania e si considera una radio di informazione indipendente. Anche in questo caso, le critiche provengono da direzioni opposte. Una classificazione univoca risulta difficile; l’etichetta più ricorrente la posiziona in un generico centro-sinistra sui temi sociali, con tendenza liberale sui temi economici.

Portali online e disinformazione: le aree grigie del panorama

Non esiste un elenco ufficiale di media tedeschi che siano riconosciuti come regolarmente latori di informazioni false o manipolate, né a destra né a sinistra, ma diversi fact-checker in Germania si sono occupati di analizzare le testate più controverse.

Lipsia, un’ingrandimento della rivista Compact viene esibito durante un comizio dei “Sassoni liberi”, nel 2022.

Foto: Dirk Bindmann, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Compact è il caso più estremo: il mensile fondato nel 2010 da Jürgen Elsässer è stato classificato dall’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione come “certamente estremista di destra” e nel 2024 il Ministero dell’interno federale ne ha disposto il divieto, a seguito di documentate violazioni e contenuti revisionisti. Il divieto è stato in seguito parzialmente revocato e la circolazione della testata è ripresa. Anche PI-News è classificato come estremista: alcuni dei suoi contenuti sono stati identificati come sistematicamente islamofobi e accusati di incitamento attivo all’odio contro musulmani e migranti. Rubikon, Achgut.com e EpochTimes.de sono comparsi regolarmente nelle analisi di NewsGuard e dei principali factchecker tedeschi (Correctiv, ARD-Faktenfinder, dpa-Faktencheck), soprattutto durante la pandemia, per false affermazioni su temi come il Covid-19, la migrazione e il cambiamento climatico.

Un caso a parte è NIUS (nius.de). Lanciato nel luglio 2023 e spesso definito la “Fox News tedesca”, è stato fondato da Julian Reichelt, ex caporedattore del tabloid Bild, dopo il suo distacco dal gruppo Springer. Secondo politologi e ricercatori dei media come Markus Linden, il portale non rientra nella categoria del giornalismo tradizionale, ma in quella del “formato di agitazione populista di destra”. La sua intenzione è di presentarsi come contraltare a ARD e ZDF, con retorica anti-migrazione e anti-politiche climatiche. La MABB (autorità di controllo dei media di Berlino-Brandeburgo) ha esaminato alcuni suoi contenuti per presunti violazioni dei doveri di diligenza giornalistica. NIUS fornisce anche informazioni veritiere, ma secondo diverse perizie di esperti e autorità di vigilanza sui media, ricorre spesso a tagli fuorvianti, titoli estremamente provocatori e disinformazione.

BILD
Julian Reichelt, il direttore di BILD, rimosso da Alex Springer con effetto immediato. Foto: EPA-EFE/CLEMENS BILAN

Come leggere i media tedeschi senza perdersi

La mappa del giornalismo tedesco è affollata e non sempre coerente: testate che si autodefiniscono neutrali vengono percepite come di parte, giornali storicamente conservatori hanno virato nel tempo, e il confine tra “opinionismo di qualità” e “propaganda” è spesso contestato. Alcune coordinate restano comunque utili.

Sul versante della credibilità consolidata, i principali quotidiani nazionali mantengono standard giornalistici verificabili, anche quando esprimono linee editoriali distinte. Questo vuol dire che, indipendentemente dal posizionamento politico di chi scrive, è altamente improbabile che le notizie che vi si trovano siano false, perché i giornalisti che vi operano sono tenuti a seguire i criteri di base della deontologia professionale e a verificare le proprie fonti. Qualora un’informazione si rivelasse non corretta, queste testate non mancherebbero di pubblicare una smentita o un “errata corrige”.

Le emittenti pubbliche, pur con le loro contraddizioni interne, sottostanno a obblighi di equilibrio e a controlli istituzionali che garantiscono un livello minimo di qualità al di sotto del quale non è possibile scendere. I portali classificati dai servizi di intelligence o dai factchecker come estremisti o sistematicamente dediti alla disinformazione sono evidentemente l’espressione delle opinioni politiche di chi vi scrive e, per quanto sia legittimo volersi riferire a fonti di informazione che sposano la nostra stessa visione del mondo, è importante verificare, nei limiti delle nostre possibilità, le fonti dell’informazione e la correttezza, valutando le circostanze in cui chi informa può avere un interesse a fornirci una ricostruzione fuorviante o incompleta dei fatti. In linea di massima, è comunque sano imparare a conoscere e leggere fonti di orientamento diverso ed esercitare maggiore cautela quando si consultano le testate la cui correttezza deontologica non è provata o è regolarmente messa in dubbio. 

Un buon criterio generale per capire quali contenuti vanno verificati con più attenzione è quello dell’appello alle emozioni. Quando un titolo o un articolo, specialmente se non si presenta come un editoriale e quindi un parere personale di chi lo scrive, utilizza un linguaggio fortemente carico dal punto di vista emotivo, specialmente se l’emozione sulla quale cerca di far leva è la rabbia, è altamente probabile che il suo intento sia, almeno in parte, quello di manipolare chi legge. 

Per orientarsi, in Germania, si possono usare strumenti come Correctiv, dpa-Faktencheck, ARD-Faktenfinder o Mimikama offrono verifiche puntuali su singole notizie e affermazioni. La qualità di un fact-checker, a sua volta, può essere controllata: per smentire o confermare la notizia, chi fa questo lavoro fornisce sempre tutte le fonti che ha consultato e permette a chi legge di seguire il “controllo incrociato” dei fatti e delle informazioni. I siti di fact-checking, ovviamente, non eliminano il problema della parzialità strutturale di ogni testata, ma riducono il rischio di essere esposti a disinformazione e propaganda. Da ultimo, uno strumento utile, per quanto parziale e in corso di aggiornamento al momento in cui pubblichiamo, è questa analisi di Medienkompass Qui trovate la collocazione dei media in Germania orientati secondo due assi: da un lato la collocazione politica a destra o a sinistra, dall’altro la qualità, identificata dai due estremi opposti del “clickbait” (ovvero la semplificazione eccessiva dei temi e dei fatti) e della complessità, ovvero la capacità di problematizzare e presentare le diverse sfumature di una notizia. Un utile colpo d’occhio sul panorama complesso dell’informazione tedesca.

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