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Germania: il governo taglia i corsi di integrazione per stranieri

I corsi di integrazione per gli stranieri sono stati per anni un pilastro imprescindibile delle politiche della Germania sull’immigrazione e hanno permesso a milioni di persone di apprendere la lingua tedesca e conoscere la cultura del Paese, così da potersi integrare con successo nella vita lavorativa e sociale. Dallo scorso dicembre, però, l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati ha interrotto il rilascio di nuove ammissioni ai corsi di lingua e cultura tedesca destinati ai migranti. 

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Circa 130.000 domande a rischio nel 2026

Secondo le proiezioni del BAMF, quest’anno potrebbero pervenire circa 129.500 richieste di partecipazione volontaria ai percorsi formativi. La cifra rappresenta quasi la metà del totale degli aventi diritto stimati. Per l’altra metà, le autorizzazioni vengono rilasciate direttamente da enti come il Jobcenter o l’Ufficio stranieri, che mantengono anche la facoltà di imporre la frequenza obbligatoria.

Il blocco amministrativo colpisce principalmente richiedenti asilo, profughi ucraini giunti dopo l’invasione russa del 2022, persone con permessi di soggiorno temporanei e lavoratori provenienti da Stati membri dell’Unione Europea. Henning Zanetti, portavoce del ministero dell’Interno retto da Alexander Dobrindt della CSU, giustifica la scelta con l’esigenza di contenere la spesa pubblica: i percorsi formativi, spiega, vanno prioritariamente garantiti a chi può stabilirsi nel paese a lungo termine. 

La Germania risparmia sui corsi di integrazione, gli operatori del settore protestano 

Le motivazioni di questa misura sarebbero prevalentemente economiche. Il costo, infatti, ammonta a diverse migliaia di euro per ogni partecipante, considerando le 600 ore di lezione previste. Il bilancio complessivo destinato a questa voce per il 2026 ammonta a circa un miliardo di euro, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Negli ultimi tempi, tuttavia, il numero degli iscritti ha superato le previsioni, costringendo ripetutamente a stanziamenti supplementari. L’intenzione dichiarata dal governo guidato da Friedrich Merz consiste nell’evitare ulteriori integrazioni finanziarie.

Ripercussioni sui corsi già avviati

Gli organismi che erogano i corsi segnalano conseguenze concrete anche per chi aveva già ottenuto l’ammissione. Una docente della VHS (Volkshochschule) di Colonia riferisce che l’assenza di nuove autorizzazioni impedisce di raggiungere il numero minimo di partecipanti, causando rinvii e cancellazioni. Gerd Heymann, amministratore delegato dell’Istituto per le lingue e la comunicazione e firmatario di una lettera aperta, in cui diversi organismi che gestiscono percorsi formativi denunciano questo stato di cose, ma anche l’assenza di comunicazioni preventive da parte delle autorità, definisce la situazione “altamente problematica” dal punto di vista dell’integrazione. Gli interessati perdono tempo prezioso e occasioni di inserimento sociale e professionale proprio mentre il mercato del lavoro tedesco lamenta carenze di personale.

Deniz Kurku, responsabile per la migrazione in Bassa Sassonia, sottolinea che il diritto alla frequenza è sancito dalla legge sul soggiorno e che la sospensione di fatto delle autorizzazioni ne compromette l’applicazione. Heymann aggiunge che nessuna spiegazione ufficiale è stata fornita agli enti gestori riguardo ai motivi della decisione.

Critiche dall’interno della coalizione

Anche il ministero del Lavoro guidato da Bärbel Bas (SPD) esprime perplessità. Una portavoce ha chiarito che l’apprendimento della lingua costituisce il prerequisito essenziale per l’integrazione sociale e l’accesso al mercato occupazionale e che per questo sarebbe opportuno consentire a tutti di accedere ai percorsi formativi. Sulla stessa linea Natalie Pawlik, responsabile federale per l’integrazione, che considera la misura “fondamentalmente sbagliata” poiché i corsi forniscono non solo competenze linguistiche ma anche orientamento pratico sulla vita quotidiana nel paese.

Peter Hermanns, operatore dell’Internationaler Bund Berlin-Brandenburg, esprime sconcerto di fronte alla contraddizione tra le restrizioni imposte e la persistente domanda di manodopera, qualificata e non.

Conseguenze per le strutture educative

L’Associazione delle università popolari stima che quest’anno 130.000 persone desiderose di partecipare ai corsi di integrazione resteranno escluse. Sascha Rex avverte che il blocco non colpisce soltanto chi presenta richiesta spontanea, ma influisce anche su coloro che l’agenzia di collocamento obbliga alla frequenza. Rex calcola che solo metà dei percorsi programmati dalle università popolari potrà partire, data la mancanza di iscritti volontari sufficienti a completare le classi.

Le istituzioni formative si trovano quindi costrette a rivedere drasticamente la propria organizzazione. “Saremo costretti a licenziare personale. Saremo costretti a liberare gli spazi”, afferma Rex, che definisce la decisione un duro colpo per l’intero sistema di integrazione tedesco qualora venisse confermata in via definitiva.

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