Didattica inclusiva a Berlino: dalla visione alla pratica di una scuola aperta

Il Comites di Berlino e l’Associazione Artemisia, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, la Freie Universität Berlin e la Finow-Grundschule, hanno organizzato il 28 e 29 gennaio a Berlino due conferenze-seminario sulla didattica inclusiva, accompagnate da workshop pratici rivolti a insegnanti, educatori ed educatrici, genitori.
Didattica inclusiva: un progetto che nasce dall’ascolto della scuola
Dopo il successo dell’iniziativa dello scorso anno presso la Hermann-Nohl-Schule, che aveva suscitato un forte interesse e la richiesta di ulteriori approfondimenti da parte del personale docente, il Comites di Berlino e l’associazione Artemisia hanno deciso di rinnovare il progetto, ampliandone la struttura e dedicando maggiore spazio ai laboratori. L’obiettivo era offrire strumenti concreti per affrontare il tema dell’inclusione nella pratica quotidiana della scuola
Il quadro normativo e le sue contraddizioni
In Germania esistono ancora le scuole speciali (Sonderschulen). Questo limita, di fatto, il pieno esercizio di un diritto sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che impegna gli Stati firmatari a promuovere l’inclusione nella scuola, nel lavoro e nella società. I monitoraggi delle Nazioni Unite mostrano come questo obiettivo non sia ancora pienamente raggiunto, né in Germania né in Italia.
La Convenzione ONU, all’articolo 24, azione 5, afferma infatti: “Garantire agli alunni con disabilità l’accesso alle scuole italiane all’estero“.
L’obiettivo è quello di estendere la disciplina vigente nelle scuole presenti sul territorio nazionale anche alle scuole italiane all’estero, rendendo praticabile l’inclusione scolastica a prescindere dal territorio fisico di riferimento.

Le difficoltà delle famiglie italiane a Berlino
Molte famiglie italiane residenti a Berlino constatano però come questo principio venga spesso disatteso anche nelle scuole italo-tedesche. Si trovano di fronte al rifiuto di accogliere i propri figli e le proprie figlie con disabilità, con la giustificazione di dover “rispettare la legge locale”. Questo solleva una domanda centrale: di chi è la responsabilità di garantire davvero l’inclusione?
Le percentuali di iscrizione alle scuole speciali restano elevate e una parte significativa delle risorse continua a essere destinata a queste strutture, anziché al rafforzamento delle scuole ordinarie. Jürgen Dusel, Commissario del Governo Federale per le Persone con Disabilità, ha sottolineato come la chiusura delle scuole speciali rappresenti un passaggio fondamentale per garantire una reale inclusione.

Le voci dell’esperienza: Ianes e Zagni
In questo contesto, Artemisia e il Comites di Berlino hanno invitato Dario Ianes, pedagogista e tra i massimi esperti di didattica dell’inclusione, e Benedetta Zagni, psicologa dello sviluppo e dell’educazione, due figure di riferimento del sistema scolastico inclusivo italiano.
Attraverso conferenze e workshop, i relatori hanno proposto un approccio basato sull’ecologia dell’inclusione, che considera la scuola come un sistema di relazioni interconnesse tra alunni e alunne, insegnanti, famiglie e comunità educante.
Relazioni, motivazione e apprendimento
Il dibattito ha toccato temi centrali quali il valore delle relazioni educative, la cura delle dimensioni emotive, la costruzione della motivazione, la negoziazione di obiettivi significativi, lo sviluppo della metacognizione e l’organizzazione didattica orientata a un apprendimento realmente inclusivo. È emersa con forza l’idea che l’inclusione non rappresenti un ostacolo, ma una risorsa capace di arricchire l’intera comunità scolastica.

Partecipazione e risposta del pubblico
Nonostante le difficili condizioni climatiche, la partecipazione agli eventi è stata significativa. L’organizzatrice Amelia Massetti, vicepresidente del Comites di Berlino e presidente di Artemisia, insieme alla direttrice della Finow-Grundschule, Alberta Bonacci, e al direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Alessandro Turci, hanno sottolineato la qualità degli incontri e l’interesse dimostrato dal pubblico.
Oltre lo scetticismo sull’inclusione
Lo scetticismo che ancora accompagna le teorie dell’inclusione è spesso il risultato di una scarsa volontà di impegnarsi nella ricerca di soluzioni concrete. Ancora oggi, parlare di inclusione viene talvolta associato all’idea di disagio per la classe, come se la presenza di una persona con disabilità in una scuola “normale” fosse un problema da giustificare.
Eppure, è proprio la consapevolezza della pluralità delle esperienze umane a rendere la scuola un luogo autentico di apprendimento: non solo per chi possiede determinate basi cognitive, ma anche per chi vive fragilità evidenti e ha il diritto di partecipare pienamente al processo di crescita che chiamiamo conoscenza, cultura e partecipazione.
L’inclusione è un valore per l’intera società
L’inclusione non riguarda solo le persone con disabilità, ma rappresenta un valore fondamentale per l’intera società. L’obiettivo non è la performance, bensì la possibilità per tutte e tutti di condividere un’esperienza educativa comune.
Come sottolineano Dario Ianes e Benedetta Zagni:
«Gli obiettivi da raggiungere sono l’ascolto attivo ed empatico, attraverso il quale l’alunno si sente compreso, riconosciuto e valorizzato. L’incoraggiamento continuo, lo stimolo a raggiungere nuovi traguardi, l’innalzamento delle aspettative positive su di lui o lei. Attraverso queste strategie crescono autostima, identità e sicurezza, effetti fondamentali di una buona relazione.
La relazione ha un ruolo determinante nelle dinamiche di insegnamento-apprendimento, come evidenziato da Vygotskij: nella zona di sviluppo prossimale l’alunno raggiunge nuove abilità proprio attraverso la relazione, l’interazione e la comunicazione con il docente e con i pari. Un approccio ecologico si rivolge alla pluralità dei vertici del sistema educativo: più si investe su questi livelli, più si rafforza l’ecologia dell’apprendimento».
Sensibilizzare su questi temi, soprattutto nelle scuole e nelle istituzioni, è oggi un atto di responsabilità e di speranza: perché l’inclusione non è un’opzione, ma un diritto e una necessità per costruire una società più giusta, empatica e democratica.
Il livello di apprendimento raggiunto non è l’elemento centrale – spesso strumentalizzato dagli scettici – bensì la possibilità per tutte e tutti di condividere un’esperienza educativa comune. È questa apertura alle differenze che rende il mondo più democratico, più accogliente e più rispettoso.
Coltivare il rispetto e la cura dell’altro significa costruire comunità più giuste, solidali e democratiche. Gli alunni e le alunne sono le persone che costruiranno il nostro futuro, e dobbiamo augurarci che questo futuro sia più consapevole, rispettoso delle differenze e meno escludente rispetto a quanto osserviamo oggi.
(di Amelia Massetti)





