Rossmann e altri lasciano l’associazione degli imprenditori dopo l’apertura ad AfD
La catena di drogherie Rossmann, il produttore di elettrodomestici Vorwerk e la Fritz-Kola hanno rescisso la loro affiliazione all’Associazione delle imprese familiari tedesca, dopo che l’organizzazione ha manifestato l’intenzione di modificare la propria strategia nei confronti di AfD, aprendosi al dialogo e alla collaborazione con il partito di ultradestra tedesco. Una portavoce Rossmann ha comunicato che l’impresa non concorda con questo nuovo orientamento. Vorwerk aveva già sospeso da tempo la stessa adesione, ma l’ha ufficializzata più o meno all’unisono con la celebre catena di drogherie.
Crolla il “Brandmauer” degli imprenditori
L’Associazione delle imprese familiari ha detto addio al cosiddetto “Brandmauer”, il famoso “cordone sanitario” che l’Unione ha inteso innalzare contro AfD prima dell’ultima campagna elettorale e che, in seguito, è diventato sinonimo del rifiuto generalizzato degli attori politici e sociali di collaborare o anche solo dialogare con una forza che percepiscono come marcatamente antidemocratica. A ottobre, per la prima volta, deputati del partito sono stati invitati a una serata parlamentare presso una sede della Deutsche Bank a Berlino. Marie-Christine Ostermann, presidente dell’organizzazione, ha revocato il “divieto di contatto” fino a quel momento valido a livello federale.
Ostermann aveva dichiarato all’Handelsblatt che confrontarsi con chi ha idee diverse non equivale ad approvarne le posizioni. Secondo la presidente, dialogare non significa collaborare. AfD va interpellata sui contenuti, sostiene. Tuttavia, ha precisato che l’associazione non desidera un governo con partecipazione del partito di ultradestra, poiché la sua visione non corrisponde ai principi fondamentali di libertà ed economia di mercato dell’organizzazione.
Critiche dal mondo politico e industriale tedesco
Konstantin von Notz e Andreas Audretsch, vicepresidenti del gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag, hanno rilasciato dichiarazioni al Redaktionsnetzwerk Deutschland. Un partito di estrema destra contro cui le autorità di sicurezza mettono in guardia non può costituire interlocutore per i democratici, sostengono. Hanno anche dichiarato di ritenere che Ostermann persegua un’agenda politica personale, non rappresentativa della maggioranza delle imprese che aderiscono all’associazione.

Dennis Radtke, responsabile dell’ala sociale CDU, sostiene che l’avvicinamento ad AfD comprometta le basi del modello economico tedesco. Sulla rivista Focus ha affermato che il partito è sinonimo di isolamento, protezionismo e un di programma anti-europeo che farebbe malissimo a un’economia orientata all’export, come dovrebbe essere quella tedesca, ma anche alle piccole e medie imprese che necessitano di lavoratori qualificati (e che, cosa ormai chiara all’industria tedesca, non li può reperire in patria, dove la manodopera qualificata è estremamente carente).
Gitta Connemann, presidente federale dell’Unione delle piccole e medie imprese (CDU), condivide questa visione: non considera AfD un partner appropriato e non vede affatto di buon occhio la prospettiva di una politica economica nazionalista, che danneggerebbe le esportazioni, distruggendo posti di lavoro. Anche l’associazione industriale BDI ha preso distanze e ha dichiarato di non volere alcun dialogo con un partito che, attraverso posizioni populiste, tenta di minare quelle che oggi sono condizioni quadro stabili nel mondo del lavoro.
Non solo Rossmann: anche altre aziende si dissociano dall’apertura ad AfD
La Deutsche Bank ha rescisso il contratto per futuri eventi dell’associazione nella sua sede di rappresentanza berlinese. Un portavoce ha confermato che l’istituto aveva messo a disposizione i locali per l’evento di ottobre, ma non era informato sulla lista degli invitati né aveva esercitato influenza su di essa. Al momento, la banca continua a comparire come partner sul sito web dell’associazione.
Alice Weidel, leader dell’AfD, ha criticato la decisione della banca sul portale The Pioneer. Secondo lei, un istituto finanziario che si comporta come agenzia di influenza politica compromette serietà e credibilità. Ha definito deplorevole l’atteggiamento dei vertici della Deutsche Bank e li ha accusati di opporsi alla libertà di espressione e alla concorrenza democratica.
Anche il gruppo Melitta, che opera nel settore della torrefazione, ha comunicato di essere disposto a rivalutare la propria appartenenza all’associazione. L’azienda fa sapere di essere favorevole al dialogo con la politica in linea di principio, ma non quando questo si apre a formazioni classificate, anche solo parzialmente, come estremiste. Il riferimento è alla classificazione dell’intero partito come sicuramente estremista di destra, decisa dall’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione e attualmente sospesa, mentre viene esaminato il ricorso presentato da AfD.
La scelta dell’associazione, intanto, sta generando una catena di abbandoni: anche il celebre marchio Fritz-Kola ha dichiarato l’intenzione di uscirne, come diretta conseguenza dell’apertura all’ultradestra. “Una società aperta e democratica costituisce per noi la base dell’azione economica e sociale”, ha comunicato l’azienda all’agenzia di stampa dpa.
Dall’altra parte di questa “barricata” virtuale si trova la catena di drogherie DM, il cui CEO Christian Werner si era dichiarato in linea di principio favorevole a un dialogo con tutte le forze politiche, AfD compresa, e aveva espresso una posizione di favore rispetto all’invito che ha fatto scattare la polemica. Naturalmente, questo suo posizionarsi in modo possibilista, a ridosso delle dichiarazioni perentorie di altre aziende come Rossmann, ha scatenato aspre critiche e anche appelli al boicottaggio.
Werner ha risposto invocando “un confronto oggettivo e approfondito” e specificando, in una dichiarazione rilasciata giovedì scorso al settimanale Der Spiegel, che “dm rifiuta con la stessa fermezza sia un dibattito polarizzante che le posizioni del partito AfD, che mettono in discussione l’ordine liberale e democratico”. Nella dichiarazione di DM si afferma che l’azienda è convinta che i dibattiti politici debbano essere condotti “con cautela”. “Il fatto che veniamo criticati per questo ci conferma che un confronto differenziato è importante. Banalizzare, polarizzare e strumentalizzare non ci porta da nessuna parte”. Va anche detto che Werner ha poi specificato di non essere già più membro dell’associazione da molti mesi e di non potere, di conseguenza, influire sulle decisioni della medesima. Questo non ha impedito a diversi gruppi di utenti critici e alla ONG Campact di lanciare un boicottaggio, invitando i detrattori di AfD a preferire Rossmann a DM.
Che cosa rappresenta l’Associazione delle imprese familiari in Germania
L’Associazione delle imprese familiari, ovvero Familienunternehmer e.V., precedentemente denominata Arbeitsgemeinschaft Selbständiger Unternehmer (ASU), non va confusa con quello che è, per noi, il concetto di “impresa a conduzione familiare” – che farebbe pensare a un’associazione di piccole attività commerciali o artigianali. Si tratta invece di un’organizzazione di lobbying tedesca che dichiara circa 6500 membri e 180.000 aziende di tutti i settori e dimensioni.
Lo statuto definisce come azienda familiare un’impresa la cui struttura proprietaria comprende almeno il 25% di persone imparentate che esercitano influenza sulla gestione e che abbiano almeno dieci dipendenti e un fatturato annuo dal milione di euro in su. Tendenzialmente, a questa organizzazione si possono ascrivere posizioni conservatrici e liberiste, per esempio, si oppone ai contratti collettivi nazionali di lavoro, alla tassa di successione e alla patrimoniale. Sostiene inoltre l’allentamento delle misure di politica climatica, con l’unica eccezione dello scambio di quote di emissione, sia in Germania che a livello europeo. Non esistono informazioni pubbliche sulle aziende affiliate. Sono note solo alcune adesioni: Deichmann, Henkel, Melitta. E fino a poco fa, Rossmann e Vorwerk.
Attualmente l’associazione è suddivisa in 47 circoscrizioni regionali e 16 aree regionali. È membro dell’organizzazione ombrello europea European Family Businesses (EFB) ed è registrata nel registro delle lobby secondo la legge apposita. Ne fanno parte anche imprese di grande rilevanza internazionale.
Fino al 2001, la rivista Unternehmermagazin era l’organo ufficiale. Oggi pubblica la rivista Wir Familienunternehmer.



